1 marzo: Capodanno “more veneto”

Forse non tutti sanno che anche dopo l’adozione del Calendario Gregoriano del 1582, nella Serenissima Repubblica Veneta si continuò a festeggiare l’inizio dell’anno nel giorno 1 marzo. Questa antichissima notazione, comune anche al primo calendario romano, associa il risveglio naturale primaverile con l’esordio dell’anno nuovo, secondo una pratica arcaica molto diffusa e riscontrabile anche in altri calendari.
La traccia del conteggio dell’anno a partire da marzo rimane ancora nei nomi dei mesi da settembre (settimo mese) fino a dicembre (decimo mese). Non è chiaro quale fu il momento in cui il capodanno romano slittò a gennaio. Forse addirittura prima dell’adozione del Calendario Giuliano voluto da Giulio Cesare nel 46 a.C.
Ma né il calendario giuliano né quello gregoriano modificarono la consuetudine veneta.
Per non ingenerare confusione, nei documenti stilati a Venezia si aggiungeva alle date dei mesi di gennaio e febbraio la scritta “m.v” ovvero “more veneto” (“secondo la consuetudine veneta”). Succedeva così che, per esempio, indicando il “16 gennaio 1590 m.v.” si intendesse di fatto il 16 gennaio 1591 gregoriano.
Il capodanno veneto, fissato il 1º marzo, era quindi una festività ufficiale della Serenissima Repubblica.
La tradizione del capodanno veneto tuttora sopravvive in alcune zone della pedemontana berica, dell’altopiano di Asiago e in varie feste locali del Trevigiano, del Padovano e del Bassanese, che la ricordano con l’usanza del Bruza Marzo (o Bati Martho o Bati Marzo o ciamàr Marzo), che significa risvegliare l’anno nuovo. In certe zone si offre tutt’oggi lo spettacolo di grandi falò propiziatori di un fecondo nuovo anno.

Nell'immagine si può notare un documento che cita la già trascorsa data del 17 novembre 1608 e, in fondo, il "Primo Febraro prossimo venturo 1608".

Nell’immagine si può notare un documento che cita la già trascorsa data del 17 novembre 1608 e, in fondo, il “Primo Febraro prossimo venturo 1608”.

 

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