“300” ,2007, di Zack Snyder

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E’ un film del 2007 diretto da Zack Snyder con il supporto di Frank Miller, adattamento cinematografico del graphic novel 300; quest’ultimo è a sua volta ispirato a un altro film, The 300 Spartans, un racconto semi-storico della battaglia delle Termopili svoltasi nel 480 a.C. È uscito nelle sale negli USA il 9 marzo 2007,  in Italia il 23 marzo
2007. Presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino 2007 fuori concorso. Dal film è stato tratto anche un videogioco disponibile per la console PlayStation Portable dal titolo 300 in marcia per la gloria. Il cast è composto da Gerard Butler (Re Leonida), una splendida Lena Headey (Regina Gorgo moglie di Leonida), Dominic West (il subdolo Terone), David Wenham (il superstite Delios), Rodrigo Santoro (Re Serse).

 

Trama

L'emissario di re Serse

L’emissario di re Serse

Delios, un soldato spartano, costituisce la voce narrante della vita di Leonida, dalla sua dura gioventù all’ascesa al trono di Sparta. Il momento cruciale della storia è l’arrivo di un messaggero persiano a Sparta, che si presenta a Leonida chiedendo la sottomissione per conto del re Serse. Come risposta alla richiesta, Leonida e gli spartani uccidono il messaggero e le sue guardie gettandoli in un pozzo. Consapevole di avere innescato una nuova guerra contro i persiani, Leonida si reca dagli efori, rappresentati come vecchi lebbrosi corrotti con ruolo divinatorio. Il re espone loro il suo piano di opposizione all’avanzata persiana che consiste nel creare un blocco di soldati in una stretta gola alle Termopili. Gli Efori sono riluttanti, e decidono di consultare l’Oracolo, il quale dichiara la sospensione delle attività militari durante la festività religiosa delle Carnee. In realtà gli Efori sono stati corrotti dall’oro persiano e interpretano le profezie in modo da ostacolare Leonida.

I 300

I 300

Nonostante quanto stabilito Leonida raggruppa 300 dei migliori guerrieri e si avvia a combattere contro i Persiani; formalmente i 300 sono la sua “guardia personale” e quindi il re non viola le richieste dell’Oracolo. Durante il viaggio un gruppo di Arcadi si unisce alla spedizione. Arrivati alle Termopili, gli spartani rimettono in sesto i muri focesi con i cadaveri degli esploratori persiani costringendo l’esercito nemico a infilarsi in una stretta gola. La battaglia da affrontare sarà durissima: i persiani infatti possiedono un esercito enorme. Leonida incontra Efialte, uno spartano deforme salvato da una morte certa in tenera età. La società di Sparta, infatti, è molto rigida: solo i bambini sani possono vivere, quelli deformi sono gettati in un dirupo. Efialte informa il re dell’esistenza di un sentiero segreto tramite il quale è possibile aggirare le Termopili, quindi gli chiede di poter combattere con i 300 spartani per riscattare l’onore del padre. Nonostante Leonida apprezzi lo spirito guerriero di Efialte, lo rifiuta, poiché egli non è fisicamente in grado di sollevare il proprio scudo: la sua presenza pertanto comprometterebbe l’integrità della falange spartana.

Immortale: la maschera è un'invenzione del film

Immortale: la maschera è un’invenzione del film

Nel primo giorno di combattimento l’imponente esercito di persiani, seppur numerosissimo, soccombe alla falange degli spartani che vincono la battaglia provocando perdite enormi al nemico, compiendo un massacro dei soldati di Serse. Serse, impressionato dalla tenacia dei soldati di Leonida, si reca a colloquio personalmente con questo e gli offre, in cambio della resa, il titolo di generale di tutta la Grecia, ma Leonida rifiuta l’offerta. Serse invia allora contro i tenaci spartani il corpo scelto degli Immortali, pericolosi guerrieri vestiti di nero con spaventose maschere di metallo sul volto. Questi impegnano a lungo l’esercito di Leonida causando molte perdite ma il re spartano aggira i nemici grazie agli Arcadi e riesce a sterminarli provocando altrettante perdite.

Il secondo giorno, Serse scaglia contro i soldati la fanteria persiana e un enorme rinoceronte da guerra, che viene abbattuto da Astinos, il figlio del capitano spartano. Serse allora invia prima i genieri dotati di esplosivi e in seguito gli elefanti da guerra. Entrambi gli attacchi falliscono miseramente. La seconda giornata di battaglia si chiude ancora a favore dei greci. Nel frattempo Efialte, furioso per essere stato rifiutato, si reca al campo persiano e, in cambio di una posizione di prestigio all’interno dell’esercito di Serse, rivela il percorso segreto per attraversare le Termopili. Quando si scopre il tradimento di Efialte, gli Arcadi si ritirano e Leonida ordina a Delios di partire con loro e tornare a Sparta, per raccontare a tutta la Grecia le loro gesta.

Il saluto di Leonida a Gorgo e suo figlio

Il saluto di Leonida a Gorgo e suo figlio

Intanto a Sparta Terone concupisce la regina Gorgo, moglie di Leonida, promettendole sostegno a favore di Leonida davanti al consiglio di Sparta perché questo accondiscendesse ad inviare l’esercito e le chiede in cambio favori sessuali. Durante il pubblico consiglio però, inaspettatamente, Terone non soltanto non sostiene la regina ma l’accusa di adulterio davanti all’intero consesso. La regina furente per gli insulti uccide Terone con un pugnale. Questi cade a terra morto e alcune monete persiane con il volto di Serse rotolano sul pavimento rendendo palese il suo tradimento. Alle Termopili i persiani circondano gli spartani da tutti i lati e i messaggeri di Serse chiedono la resa di Leonida. Il Grande Re offre nuovamente il governo della Grecia a Leonida in cambio della sua sottomissione ma Leonida, con un attacco a sorpresa, uccide il messaggero che gli stava di fronte e Serse ordina all’esercito l’uccisione di Leonida. Intanto gli Spartani attaccano e si difendono, facendo da diversivo a Leonida, il quale scaglia la lancia e ferisce la guancia di Serse, mantenendo la promessa fatta al Re dei Re prima della battaglia
Il mondo saprà che degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti e, prima che questa battaglia sia finita, che persino un dio-re può sanguinare”. Quindi lui e i suoi 300 soccombono sotto le frecce dei persiani.

Nel finale, Delios termina il racconto delle gesta dei 300 davanti all’esercito di Spartani e Greci di tutto il paese, pronti ad affrontare l’esercito persiano. Egli ricorda che quell’esercito che riuscì con estrema difficoltà a vincere 300 spartani ora dovrà tremare davanti a 10.000 spartani e a 30.000 greci provenienti dalle altre città stato. Ha così inizio la battaglia di Platea, che vedrà vittoriosa la Grecia e segnerà la fine dell’invasione.

Critica

300_31Sin dalla sua prima mondiale al Festival di Berlino il 14 febbraio 2007, di fronte ad una platea di 1,700 persone, 300 ha ricevuto in genere delle recensioni di tipo diverso. Se da un lato ha ricevuto una standing ovation dal pubblico della prima, non è stato gradito a una visione per la stampa di alcune ore prima, dove molti partecipanti se ne sono andati durante la proiezione e quelli che sono rimasti hanno fischiato il film alla fine. Nell’America del Nord, le recensioni dei critici su 300 sono divise.

Le due maggiori riviste del settore hanno pubblicato recensioni generalmente positive. Todd McCarthy di Variety descrive il film come «visivamente coinvolgente», mentre Kirk Honeycutt, per The Hollywood Reporter, loda la «bellezza della sua topografia, i colori e le forme». Scrivendo nel Chicago Sun Times, Richard Roeper acclama 300 come “il Citizen Kane dei fumetti cinematografici.” 300 è stato anche caldamente accolto da siti internet focalizzati su fumetti e video game. Todd Gilchrist (IGN) acclama Zack Snyder come un visionario cinematografico e come il “possibile redentore della moderna moviemaking.”

Ci sono state comunque alcune critiche al film apparse sulle maggiori riviste Americane. A.O. Scott del New York Times descrive 300 come “un film violento come Apocalypto e due volte più stupido”, criticando inoltre lo schema dei colori usato e affermando che la trama include sfumature razziste. Kenneth Turan scrive nel Los Angeles Times che “sempre che non si ami la violenza come uno Spartano, come Quentin Tarantino o come un teenager che gioca ai video-games, non si resterà di sicuro affascinati”. Alcuni giornali greci sono stati in particolare molto critici, come il critico cinematografico Robby Eksiel il quale afferma che un appassionato di cinema non rimarrebbe stupefatto dalle “azioni digitali” bensì sarebbe irritato dalle “pompose interpretazioni e dai personaggi unidimensionali”

La nostra opinione

300-movie-screenshots24Ci sembra piuttosto evidente fin dalla locandina e in base a un minimo di informazione sul fatto che il film sia ispirato all’omonimo fumetto, che non ci si debba aspettare veridicità storica. Andando al cinema con l’intento di assistere a questa proiezione o guardandolo comodamente da casa nei frequentissimi passaggi televisivi ci si aspetta di guardare un fumettone. E come è ovvio in questi casi il valore grafico e simbolico è il centro dell’attenzione.
Abbiamo trovato il film graficamente fantastico. Al giorno d’oggi siamo abituati al 3D e alla grafica da videogames, ma nel 2007 questo film fu un’opera all’avanguardia e dall’effetto sicuro. La luce e il colore delle fotografie, i corpi scolpiti degli spartani e le “mostruosità” rappresentate dalle schiere persiani non lasciano dubbi sull’epicità della pellicola. Basterebbe dire che si tratta di epica in immagini e si sarebbero risolta tutta la critica. Non ci si trova una perfetta veridicità storica, ma questo è dichiarato fin dalle premesse: si voleva rendere in motion le immagini di un fumetto!
A onor del vero alla prima visione una certezza di intento politico contemporaneo ci è balenata, ma riconsiderando ci si rende conto che se i persiani sono resi con grottesche figure mostruose e a tratti comiche, anche dal lato spartano (i buoni della situazione) l’eccesso eroico è decisamente sopra le righe: un’esaltazione di questo tipo non può passare inosservata e come tale non rende credibile e “politica” alcuna interpretazione.

Riguardo alla bidimensionalità dei personaggi: non c’è spazio per dubbi o sfumature nell’epica!

E’ senz’altro un film da guardare e anche da ri-guardare.

Contesto storico

Mappa dei luoghi di battaglia

Mappa dei luoghi di battaglia

Dal 499 a.C. – Iniziano gli eventi che porteranno la Grecia alle Guerre Persiane: Creso, re di Lidia, che aveva sottomesso le città greche della costa ionica, nel 546 a.C. è rovesciato da Ciro il Grande, re di Persia, che annette anche le città greche dell’Asia Minore.

Nel 499 a.C. prima ribellione fomentata dalla città di Mileto, a cui Atene si allea e che fornisce navi.
Nel 494 il re di Persia Dario saccheggia Mileto e ristabilisce il controllo sulla Ionia.
Nel 491, a capo di una grande flotta si dirige su Atene, ma la flotta è distrutta da una tempesta.
Nel 490 a.C. intraprende la seconda spedizione (prima guerra persiana). E’ sconfitto dagli Ateniesi guidati da Milziade a Maratona.
Nel 481 a.C. Serse I, figlio di Dario, attraversa l’Ellesponto (Dardanelli). Sopraffatte le poche centinaia di Spartani del re Leonida alle Termopili, raggiunge Atene e la saccheggia. Ma all’isola di Salamina la flotta greca, comandata da Temistocle sconfigge la più imponente flotta persiana. Serse deve fuggire ripassando l’Ellesponto.

Nel 479 a.C. le residue forze persiane sono annientate a Platea.
Atene diviene la città-stato più influente di tutta l’Ellade, sotto la guida politica di Aristide. Ma impone uno stato di sudditanza alle altre città.

Sparta

Squatting_warrior_Staatliche_Antikensammlungen_8966Secondo la tradizione greca, la città di Lacedemone, (Λακεδαίμων, Lakedaimon) esisteva già all’epoca della guerra di Troia, nel XIII secolo a.C., quando apparteneva al regno di Menelao, marito di Elena e fratello di Agamennone, che governava il Peloponneso nord-orientale dalla sua reggia di Micene. Il regno di Menelao passò al nipote Oreste e da questi al nipote Tisameno che ancora regnava quando l’invasione delle tribù doriche, originarie dall’estremo nord della Grecia, pose fine per sempre alla civiltà micenea e all’esistenza della stessa Lacedemone. La campagna di scavi condotta nella zona di Xirocambi, in prossimità del Taigeto, a pochi chilometri dall’attuale centro di Sparta, a partire dal 2010 dall’archeologo Aghios Vassilios, ha portato alla scoperta del vero e proprio centro palaziale e del suo archivio confermando l’esistenza di una Sparta di età micenea.

La Sparta dorica, che era chiamata preferibilmente Lacedemone e più raramente con il nome prevalso in epoca moderna, ebbe origine nel X secolo a.C. per sinecismo, ossia riunendo almeno quattro villaggi distinti: Cinosura, Limne, Mesoa e Pitane. Questo fatto può spiegare in parte perché la città fosse governata da due re, di due diverse dinastie, la più antica, quella degli Agiadi, forse proveniente da Pitane, e quella degli Euripontidi, originaria di Limne o di Cinosura. Come è tipico delle comunità primitive, quella spartana era formata da diverse tribù, gli Illei, i Panfili e i Dimani, ciascuna delle quali riuniva più fratrie, le quali, a loro volta, erano costituite ciascuna da un insieme di famiglie.

La struttura originaria, di uno stato formato da villaggi sparsi, non solo giustifica il nome Σπάρτη (che significa dispersa) dato alla città, ma si mantenne anche quando la città divenne una grande potenza. Scrive Tucidide che “se Sparta restasse deserta e rimanessero solo i templi e le fondazioni degli edifici, le generazioni future non crederebbero che la potenza spartana fosse pari alla sua fama […] non raccogliendosi la città intorno ad un unico nucleo di templi e costruzioni sontuose, con la sua struttura in villaggi sparsi, secondo l’antico costume greco, parrebbe una mediocre potenza”.

Spartan_hoplite-1_from_VinkhuijzenSparta, come tutte le poleis greche, sin dal principio fu una monarchia, con la particolarità di avere due re (diarchia), appartenenti a due distinte dinastie. Secondo la leggenda, il legislatore Licurgo, conservando l’istituto monarchico, introdusse le altre forme caratteristiche della costituzione spartana. Per Aristotele, Sparta era la più democratica delle città greche, in quanto quella che spesso viene definita l’oligarchia che governava la città, era formata in realtà da tutti i cittadini, ossia gli Spartiati, cioè i discendenti dei Dori che occuparono la Laconia e sottomisero i Messeni.

L’Apella era l’assemblea di tutti gli spartiati che avevano compiuto trent’anni. Si riuniva una volta al mese, eleggeva gli efori e i membri della gherusia, approvandone o respingendone le proposte. La Gherusia, che era composta dai due re ed altri 28 componenti, eletti a vita tra gli spartiati di almeno sessanta anni, curava i rapporti con gli altri Stati, stipulava i trattati e faceva le leggi. Gli Efori erano cinque e controllavano l’applicazione delle leggi, il comportamento dei cittadini, l’amministrazione della giustizia e l’operato dei Re-sacerdoti.

Plutarco scrive:

« Bisogna sapere che a Sparta regnava un’abominevole disparità di condizioni sociali tra i cittadini e vi si aggirava un gran numero di diseredati, che non possedevano un palmo di terra, perché tutta la ricchezza era concentrata nelle mani di poche persone »… « Licurgo ripartì il territorio della Laconia in 30.000 lotti, dati in assegnazione agli abitanti del contado, i Perieci, e quello dipendente dalla città in 9.000, quanti erano gli Spartani veri e propri. »
(Plutarco, Vita di Licurgo, 8)

Le terre furono divise in parti eguali (kléroi); ogni lotto veniva assegnato alla nascita a ogni spartiate e coltivato dagli iloti, gli stessi ex coltivatori laconi e poi messeni resi schiavi, di proprietà dello Stato. Tali primitivi appezzamenti erano inalienabili, perché rimanevano di proprietà dello Stato, e ogni cittadino spartano aveva così la garanzia di indipendenza economica, equivalente al godimento dei diritti politici e al riconoscimento di «uguaglianza» con gli altri concittadini: gli Spartani liberi – gli Spartiati – si definivano infatti gli homòioi, gli eguali (anche se ciò si basava solo sull’uguaglianza politica e non su quella economica). Tuttavia le nuove terre conquistate potevano essere oggetto di commercio e negli Spartiati sussistevano differenze anche notevoli di condizione economica.

Sollevati dal lavoro produttivo, erano tenuti a dedicare il proprio tempo e il proprio denaro solo alle armi e ai sissizi, i banchetti comunitari: chi non fosse stato in grado di sostenere quest’onere avrebbe perduto i diritti di cittadinanza. Il significato letterale di syssytia è “comunità dei pasti”: si trattava di pasti comuni ai quali era severamente vietato mancare, tuttavia non erano semplici banchetti, il valore dei sissizi era di natura quasi sacrale, poiché rinsaldava i legami tra gli spartiati.

Per essere spartani occorreva soddisfare un insieme di condizioni. In primo luogo occorreva che entrambi i genitori appartenessero a famiglie spartiati. Coloro che erano nati da un padre spartiate e una madre di condizione ilotica erano detti motaci: essi godevano di alcuni privilegi, come la possibilità di ricevere la stessa educazione dei cittadini di pieno diritto e il poter essere ammessi occasionalmente ai sissizi, ma erano privi dei diritti politici. Secondo il mito greco, tramandatoci dallo storico Plutarco, i bambini nati da entrambi genitori spartiati venivano esaminati dagli anziani e, se non giudicati idonei fisicamente, abbandonati a morire sul monte Taigeto. Tuttavia questa teoria non è supportata da scavi archeologici ed è stata smentita dallo studio dell’antropologo Tehodoro Pitsios della Facoltà di Medicina di Atene, il quale ha appurato che tutti i resti umani ritrovati nell’area del monte appartenevano a individui di sesso maschile di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Per divenire effettivamente cittadini bisognava percorrere con successo l’iter educativo previsto. Infine, come abbiamo visto, per rimanere nella condizione di cittadino di pieno diritto occorreva avere un livello di reddito che consentisse di adempiere i propri obblighi: chi non riusciva a soddisfare questa condizione veniva retrocesso tra gli hypomeiones (inferiori), cittadini di seconda classe che, come i motaci, avevano alcuni diritti ma non quelli politici.

Gli Spartiati, fin dai sei anni, si dedicavano esclusivamente agli esercizi militari, compiuti in un regime di vita comunitario; a diciannove anni erano ammessi nell’esercito, divenendo opliti e a trenta potevano costituirsi una famiglia, continuando l’addestramento militare fino a sessant’anni. In questo modo riuscirono a costituire un esercito professionale, il più forte e disciplinato di tutta la Grecia, fino alla perdita della Messenia, il lavoro dei cui schiavi aveva reso possibile a ogni Spartano un regime di addestramento a tempo pieno.

Pietra tombale di Filosseno e Filomene, Collezione di Villa Getty

Pietra tombale di Filosseno e Filomene, Collezione di Villa Getty

Un ruolo importante nella classe degli spartiati era esercitato dalle donne; spettava infatti a loro la conduzione dell’economia familiare, per la quale agli uomini mancava il tempo e probabilmente la competenza: spettava in particolare alle donne sorvegliare e dirigere il lavoro degli iloti, dal quale dipendeva lo stato economico della famiglia.

Gli opliti

Gli Spartiati consideravano se stessi gli unici veri opliti. Infatti i bambini venivano educati alla guerra e all’uso delle armi da una apposita struttura voluta da Licurgo e definita agoghé.

Tale sistema venne introdotto a Lacedemone intorno al 669 a.C. dopo aver subito una durissima sconfitta ad opera di Argo, precursore dell’utilizzo della falange e la conseguente rivolta messenica. L’ordinamento che ne seguì, l’eunomia, permise l’affermazione, sul piano militare prima e su quello sociale poi, dell’oplita spartano. Gli uguali, “homoioi”, vivevano solo per la guerra e la politica, i lavori umili erano affidati agli iloti.
Agli spartiati era vietata qualsiasi forma di attività commerciale a cui si dedicavano i perieci, i quali partecipavano alla guerra al fianco degli opliti spartiati in qualità di opliti leggeri o di membri di altri contingenti, mentre gli iloti, lavoravano la terra degli spartiati, ed erano obbligati a servire i “signori” spartani in guerra accompagnandoli portando loro la panoplia e le vettovaglie.

Gli opliti spartani non erano famosi solo per l’addestramento e la disciplina, ma anche per il modo di combattere; soltanto loro, ad esempio, aprivano le ostilità marciando cadenzati al passo della musica dei flauti (i suonatori di flauti, all’interno della società spartana godevano di particolare rispetto) in luogo di una carica spesso disordinata.

« “A questo punto le armate avanzarono i primi passi; gli Argivi e gli alleati si spingevano avanti con il cuore in tumulto, fremendo: gli Spartani con fredda disciplina, al suono regolato di molti flautisti, come usa tra loro, non per devozione al dio, ma perché la marcia di avvicinamento proceda misurata e composta, ad evitare lo scompiglio che suole nascere tra le file dei grandi eserciti nella fase di attacco.” »
(Tucidide. La guerra del Peloponneso, Libro 5 paragrafo 60)

Demarato, rispondendo a Serse I, disse:

« “E così i Lacedemoni, che ad uno ad uno non sono inferiori in combattimento ad alcun popolo, uniti insieme sono i più valorosi uomini del mondo” »
(Erodoto, Storie VII 104 4,5)
« La vista dei mantelli scarlatti e dei lunghi capelli degli uomini di una falange spartana instillava la paura nell’animo di quasi tutti i nemici »
(Senofonte, Repubblica Lacedemone 10.3.8)

gli stessi ateniesi, soldati di grandissimo valore, non erano esenti da ciò: poiché Cleonte, comandante degli ateniesi ad Anfipoli nel 422:

« “si diede alla fuga non appena vide la “Lambda” scarlatta che brillava sugli scudi degli spartani dall’altra parte della piana” »
((Eupoli, F. 359:99))

Infine, per citare Plutarco:

« “era uno spettacolo grandioso ed insieme terrificante vederli avanzare, al passo cadenzato dei flauti, senza aprire la minima frattura nello schieramento o provare turbamento nell’animo, calmi e allegri, guidati al pericolo dalla musica.” »
((Plutarco, Vita di Licurgo 22.2.3))

Non deve sorprendere, dunque, che Sparta sia stata, per secoli, l’esempio da seguire e da imitare per ciò che riguardava ogni aspetto della marzialità e della capacità militare.

Inesattezze storiche del film

Segue un elenco delle maggiori inesattezze storiche del film 300, molte delle quali erano già presenti nel fumetto di Frank Miller:

  • Nell’antica Sparta vi erano due re, non uno solo. Questa forma di governo è chiamata diarchia.
  • Leonida cadde durante l’ultimo dei tre giorni di battaglia, ma non fu l’ultimo spartano a morire: il suo corpo venne a lungo conteso dalle due armate nemiche, ma di questo non vi è traccia nel film.
  • Il re spartano morì all’età di 60 anni, molti di più di quanti ne dimostri Gerard Butler, interprete di Leonida. Nel film, inoltre, è esplicitamente riportato che l’età di Leonida all’epoca dello scontro è 40 anni.
  • Nel film Leonida si riferisce all’esercito di Serse come ad un’armata di schiavi. In realtà nell’impero persiano la schiavitù non esisteva più al tempo di Leonida e Serse; fu abolita infatti nel VI secolo a.C. da Ciro il Grande. Al contrario era Sparta stessa una società basata sulla schiavitù degli iloti. L’opinione che il film e il fumetto attribuiscono agli Spartani, quindi, si riferisce piuttosto all’indipendenza delle città-stato greche da influenze straniere, e al modello politico spartano, basato sulla polis, contrapposto a quello dispotico e imperialista persiano. D’altro canto, si tratta di idee politiche molto simili a quelle che lo storico Erodoto nelle sue Storie fa esprimere a diversi personaggi, tra cui Demarato di Sparta, un ex-re spartano esule alla corte di re Serse, al cap. VII, par. 102.
  • Quanto agli schiavi, nel film i guerrieri spartani si avviano da soli verso le Termopili. In realtà erano sempre accompagnati da uno o più iloti che provvedevano al loro equipaggiamento e al trasporto delle salmerie, che peraltro non si vedono nella battaglia, né tantomento vengono mai rappresentati nel film.
  • Il film narra del viaggio di Leonida che, contro il volere dell’oracolo, si muove in guerra. In realtà gli efori non erano apertamente contrari alla difesa di Sparta, tuttavia gli stessi, esercitando un potere di indirizzo politico consuetudinario sulle assemblee cittadine, determinarono una strategia militare diversa da quella voluta da Leonida di presidiare il passo delle Termopili, che consisteva nel concentrare il grosso dell’esercito nell’Istmo di Corinto, la lingua di terra che dava accesso al Peloponneso, fatto che mise Leonida nelle condizioni di poter disporre solo di una piccola parte dell’esercito cittadino.
  • Gli Efori erano persone di rilievo nell’antica Sparta, sorta di sacerdoti-magistrati regolarmente eletti dall’assemblea popolare che si riunivano in luoghi pubblici, e non, come vengono descritti nel film, in cima a una ripida montagna. È vero però che, con la diminuzione del potere dell’apella e il conseguente aumento dell’influenza della gherusia nelle scelte politiche della città, essi esercitarono poteri di controllo crescenti sui re e sulle loro decisioni, anche in materia militare, la battaglia delle Termopili ne è appunto un esempio. Inoltre, la ricostruzione del film, che vuole i sacerdoti segretamente convinti dell’ineluttabilità della vittoria persiana e restii ad appoggiare la resistenza militare greca, ricorda piuttosto nitidamente altri episodi narrati con chiarezza da Erodoto, tra cui si segnalano quelli del cap. VII, parr. 6, 134, 140 e 143, a proposito della battaglia delle Termopili: quello di Omacrito, interprete di oracoli proveniente da Atene, il quale, riparato per disavventure personali alla corte di re Serse, gli riferiva oracoli benigni sulle sorti della guerra contro i Greci, incoraggiandolo a sottomettere l’Ellesponto; quello del santuario di Taltibio, dal quale gli Spartani non riuscivano a ottenere auspici favorevoli, da quando, con un atto ritenuto inviso agli dei, avevano ucciso i messaggeri persiani mandati a Sparta, anni prima, dal padre di Serse, Dario; e infine quello dell’oracolo di Delfi che, interrogato dagli Ateniesi, che parteciparono alla guerra contro i Persiani pur non avendo il comando militare della Lega, consigliò agli stessi di non provare a difendersi ma, piuttosto, di abbandonare la loro città, secondo una lettura unanimemente condivisa da tutti i sacerdoti ateniesi chiamati a interpretarlo.
  • L’abbigliamento dei soldati di re Serse, così come di molte figure presenti nel film, poco rispecchia la realtà. In particolare si nota la mancanza delle tipiche armature portate dagli opliti spartani, le panoplie, dal peso di circa 30 kg. Inoltre, le creste erano applicate su tutti gli elmi spartani, al contrario di quello che si vede nel film.
  • Il film narra che, dopo il tradimento di Efialte, rimasero solo gli Spartani a difendere il passo, mentre le fonti dimostrano che rimasero anche 700 tespiesi e 400 tebani; secondo Erodoto soltanto i Tespiesi restarono volontariamente, mentre i Tebani furono costretti da Leonida).
  • Non ci sono dati certi che a tradire l’armata greca fu proprio Efialte: lo stesso Erodoto, il cronista che più si prodigò per tramandare i fatti delle Termopili, si mostra poco convinto al riguardo. È altamente improbabile, inoltre, che i 10.000 Immortali abbiano potuto percorrere impervie stradine di montagna per quasi 15 chilometri, salendo ad oltre mille metri di dislivello, in una sola notte. È ben noto come operazioni notturne assai meno complesse si siano risolte in un disastro, nel corso della storia.
  • Efialte (che in greco significa incubo) non era uno spartano, bensì un pastore della città di Trachis. Non è inoltre da confondere con l’omonima figura politica dell’antica Atene, d’impronta democratica, successore di Temistocle. Non è specificato nulla, inoltre, riguardo al suo aspetto, quindi non sappiamo se fosse deforme o no, anche se è risaputo che negli scritti greci i malvagi erano rappresentati come degli uomini dall’aspetto sgradevole proprio perché esteriormente rispecchiavano il loro animo crudele (kalokagathia, principio del καλὸς καὶ ἀγαθός – pron .kalòs kaì agathòs -, letteralmente “bello e buono”; vale a dire ciò che è buono è anche esteticamente bello, mentre ciò che è internamente cattivo sarà anche brutto fuori).
  • I genieri dotati di esplosivi e le strane creature mezzo uomini e mezzo bestie al servizio di Serse sono un’invenzione scenica, non essendo citati in nessuna fonte storica a noi giunta.
  • Erodoto ci racconta di quanto fosse prodigiosamente rapida l’armata di Serse negli spostamenti: è parecchio improbabile che, oltre ai cavalli, all’esercito fossero aggregati animali come gli elefanti . È del tutto impossibile, inoltre, che l’armata persiana avesse con sé un Diceros bicornis come quello che compare nel film (facilmente riconoscibile dalle due corna), dal momento che tali animali si trovavano – e si trovano tuttora – nell’Africa centro-meridionale, zona quasi completamente inesplorata a quell’epoca.
  • La celebre frase Μολὼν λαβέ (molòn labé, approssimativamente traducibile con “Venite a prenderle”) pare sia stata detta da Leonida a un diplomatico persiano mandato a trattare la resa dei greci già molto prima che lo schieramento di Serse si avvicinasse a quello spartano.
  • Lo spartano che pronuncia la frase “Allora combatteremo nell’ombra” nel film è chiamato Stilios, mentre Erodoto afferma che fosse Dienece (citato anche durante la Battaglia di Platea).
  • Il personaggio di Delios, nel film, in realtà si chiamava Aristodemo. Tornato a Sparta fu odiato e deriso da tutta la città poiché sospetto di diserzione e condannato all’esilio dal quale scampò, riscattandosi nella battaglia di Platea nella quale morì. Erodoto ci ricorda che il suo valore venne giudicato disperazione e non coraggio; va aggiunto anche che gli Spartani non apprezzavano chi si distaccava dalla falange per combattere da solo. Inoltre Aristodemo non fu il solo superstite dei 300: un altro, Pantite, si tolse la vita per vergogna e per questioni di onore; la cultura spartana non accettava la ritirata, né tanto meno la diserzione, tanto che i familiari abbandonavano i guerrieri che riportavano ferite sulla schiena poiché quelle erano un chiaro segnale di un tentativo di fuga davanti al nemico.
  • Secondo le fonti storiche il comandante degli Spartani durante la Battaglia di Platea fu re Pausania, nipote di Leonida, e non Delios (ovvero Aristodemo).
  • Secondo Erodoto, Serse non inviò nessun messo a Sparta né ad Atene, memore dei precedenti messaggeri inviati da Dario I malamente uccisi: stando a quanto è riportato, i messi inviati a Sparta vennero veramente gettati in un pozzo.
  • Il film presenta lo schieramento persiano secondo il modello di Erodoto, che sosteneva fosse formato da più di un milione di uomini (tanto da prosciugare interi fiumi): in realtà l’esercito di Serse non era più grande di 300.000 uomini al massimo (includendo molti civili e personale di seconda linea), cifra comunque grandiosa, pari alla popolazione di una città come Atene nel V secolo a.C.
  • Gli Immortali erano soldati scelti come guardie personali del re: non erano né deformi né provvisti di maschere. Gli Immortali erano un corpo scelto di circa 10.000 uomini, un numero che restava invariato – fatto da cui deriva il nome – composto per lo più da aristocratici persiani (raramente venivano radunati in un solo contingente). Quando un Immortale era ucciso in battaglia veniva reclutato un suo sostituto, che probabilmente ne assumeva anche il nome. Nella maggior parte delle battaglie dell’antichità persiana gli Immortali combatterono con spada, scudo, arco, giavellotto, pugnale e un’armatura leggera.
  • I Focesi nel film usano armature uguali tra loro. In realtà i soldati delle falangi greche, ad eccezione degli Spartani, non avevano tutti armature identiche a quelle dei compagni, poiché ognuno era libero di “personalizzare” l’armatura a suo piacimento. Spesso però gli opliti, per riconoscersi in battaglia, utilizzavano uno scudo con il medesimo simbolo oppure una stessa parola d’ordine.
  • Non viene in alcun modo citato il decisivo viaggio che Leonida dovette compiere, distaccandosi per breve tempo dall’armata in marcia, per poter andare a consultare l’Oracolo di Delfi.
  • Nel film, il grido di guerra dei Greci è rappresentato da un “aú-aú” scandito, mentre nel fumetto esso non è mai rappresentato. In realtà, prima di gettarsi all’attacco, gli Ellenici lanciavano un grido che doveva suonare più o meno come “Alalalài” (il verbo ἀλαλάζω, alalàzo, significa appunto “lanciare il grido di battaglia”).

 

 

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