Abracadabra!

La cultura moderna è dominata dalla scienza e dalla tecnologia, che, per la maggior parte, offre una spiegazione al comportamento umano e alle forze della natura.

Ma non è sempre stato così. Parole come “incantesimo” e “magia” non hanno oggi su di noi lo stesso effetto che avevano in passato; vengono accolte con risate e derisione, e sono associate a trucchi illusionistici o, più spesso, a vere e proprie truffe. In passato, al contrario, i maghi e gli sciamani sono stati molto rispettati in svariate culture, poiché erano considerate persone in grado di controllare le forze invisibili e di interpretare la volontà di Dio. Inoltre, erano ritenuti in grado di proteggere il potere del re o della dinastia e di dare stabilità a un impero.

La prima menzione della parola Abracadabra si ha nel Liber Medicinalis di Quinto Sereno Sammonico,tra II eil III secolo.

La prima menzione della parola Abracadabra si ha nel Liber Medicinalis di Quinto Sereno Sammonico,tra II eil III secolo.

La magia, proprio come l’alchimia, la divinazione e la complessa astronomia, fu storicamente utilizzata non per intrattenimento o puro divertimento, ma come parte delle discipline esoteriche, per le quali la conoscenza non era accessibile a tutti, ma tramandata attraverso generazioni di praticanti.
E  qual è l’incantesimo più comune di tutti i tempi? Abracadabra, naturalmente!

È probabilmente la parola magica più comune, ma in realtà non ha alcun significato definito: è stata usata come parola magica e suggestiva per il valore esoterico che la tradizione popolare le attribuisce.
In passato, fu considerata un incantesimo potente da usare in caso di febbre o infezione. La più antica fonte che menziona la parola abracadabra è il Liber Medicinalis, noto anche come De Medicina Praecepta Saluberrima, da Quinto Sereno Sammonico, medico alla corte dell’imperatore romano Caracalla nel III secolo d.C.
Sappiamo che Sammonicus ha prescritto all’imperatore di portare sempre con sé un amuleto contenente la parola scritta come un triangolo capovolto. Si credeva che una volta indossato l’amuleto il paziente avrebbe sentito una riduzione della malattia. Ricordiamo che anche nell’antica medicina mesopotamica esistevano riti di esorcismo nei confronti dei demoni della malattia, e pratiche rituali e astronomiche risalgono ai tempi preistorici.

Caracalla non fu l’unico a praticare la magia per prevenire le forze del male. Anche gli imperatori Geta e Severo Alessandro seguirono le raccomandazioni di Sereno Sammonico, usando l’incantesimo per lo stesso scopo.

De Medicina Praecepta Saluberrima o Liber Medicalis di Quinto Sereno Sammonico in un'edizione del 1662. (Foto: Deutsche Digitale Bibliothek)

De Medicina Praecepta Saluberrima o Liber Medicinalis di Quinto Sereno Sammonico in un’edizione del 1662. (Foto: Deutsche Digitale Bibliothek)

Alcuni ricercatori ritengono che sia possibile comprendere l’etimologia della parola “abracadabra” sulla quale vi sono diverse teorie.
La prima prende in considerazione l’espressione aramaica Avrah KeDabra, che significa “Io creerò mentre parlerò” o “La parola del mago diventerà realtà”. Altri studi riportano la parola che viene dall’arabo Abra Kadabra, che significa “Lasciare che le cose siano distrutte”. Anche se può apparire come una maledizione  i ricercatori ritengono che la frase sia stata usata come metodo curativo e che quella da distruggere fosse la malattia.
La seconda teoria sostiene che abracadabra potrebbe indicare le parole ebraiche “ab” (padre), “ben” (figlio) e ruach hacadosch “(lo spirito santo) con evidente riferimento alla Trinità.

Verso e recto di un talismano d'epoca ellenistica con la scritta "Iao Abrasax Sabaoth" (Immagine da Nordisk familjebok)

Verso e recto di un talismano d’epoca ellenistica con la scritta “Iao Abrasax Sabaoth” (Immagine da Nordisk familjebok)

Un’ultima teoria è che la parola derivi da Abraxas, un termine trovato su pietre e gemme che sono stati usati come talismani e legata al “megas archon”, il “Grande Arconte”, principe delle 365 sfere. Nella cosmologia del culto di Basilide, una setta gnostica e movimento filosofico-religioso nato tra il secondo e il terzo secolo d.C., le sette lettere che costituiscono la parola rappresentano ciascuno dei sette pianeti: il Sole, la Luna, Mercurio, Venere , Marte, Giove e Saturno.
Le 365 sfere, o cieli, corrispondono a tutto l’esistente, visibile e invisibile, e a ciascun mondo sovrintende un dio. L’ultimo cielo è governato dal Demiurgo, corrispondente al Dio veterotestamentario, mentre il reggitore del primo cielo sarebbe Abraxas. Nei talismani, Abraxas è spesso raffigurato con la testa di un gallo o di un leone e il corpo di un uomo con parte inferiore composta da due serpenti, regge nella mano destra un bastone e nella sinistra uno scudo tondo o ovale.

L’importanza del legame tra abracadabra e i poteri curativi del Sole è presente in alcuni amuleti e gemme dove la parola è stata scritta con scopi apotropaici. Gli archeologi hanno trovato molti amuleti a forma di triangolo con la parola abracadabra usata come “incantamento” che doveva essere cantato dalla sommità del triangolo fino all’ultima “A” sul fondo. Si credeva che la malattia diminuisse durante l’incantesimo, e alla fine scomparisse.

Una strada di Londra durante la peste del 1665-1666. (Immagine: Wellcome Images)

Una strada di Londra durante la peste del 1665-1666. (Immagine: Wellcome Images)

La parola è stata trovata anche in un altro documento di ambito gnostico “Il Libro Sacro degli Egiziani sullo Spirito Invisibile” e appare in alcuni papiri greci che trattano di magia.

In sintesi, alla parola “abracadabra” si attribuiva in antico un forte potere curativo e il suo potente ricordo persistette a lungo nella tradizione popolare. Infatti, ci sono esempi di amuleti inscritti con questo incantesimo provenienti da epoche recenti e soprattutto dai periodi delle grandi epidemie, come la peste che decimò Londra tra il 1665 e il 1666. Daniel Defoe, considerato il padre del moderno romanzo inglese, ha scritto, in “La storia della peste a Londra”, che alcuni cittadini disperati cominciarono ad applicare alle porte un cartello con” abracadabra “scritto sopra.

di Massimo Bonasorte per Ancient Origins

 

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