Eventi – “Al traditor s’uccida”

Venerdì 5 giugno 2015 alle ore 19.00
presso Ancora Store in Via Lodovico Pavoni, 12 a Milano
nell’ambito della rassegna”‘400: UOMINI, GUERRE E CULTURA NELL’ITALIA DEL RINASCIMENTO”
organizzata dall’Associazione Culturale Italia Medievale  
presentazione del libro di Niccolò Capponi “Al traditor s’uccida. La congiura de’ Pazzi, un dramma italiano” (Il Saggiatore).

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Interviene l’autore. Ingresso libero.

La mattina del 26 aprile 1478, nel palazzo Medici a Firenze, famigli e inservienti sono impegnati nei preparativi per il sontuoso banchetto in onore del giovane cardinale Raffaele Sansoni Riario, pronipote del pontefice Sisto iv. Nel frattempo, a poca distanza, nel palazzo Pazzi si svolgono traffici ben più loschi: i congiurati definiscono gli ultimi dettagli dell’attentato ai danni dei fratelli Lorenzo e Giuliano de’ Medici, temuti e spesso odiati dominatori della scena politica fiorentina. Poche ore dopo, al termine della messa nel duomo, al grido di «ahi, traditore!» Franceschino de’ Pazzi e Bernardo Bandini aggrediscono Giuliano e lo pugnalano a morte vicino all’altare maggiore. Ferito al collo da due preti sicari, Lorenzo si rifugia coi suoi nella sagrestia serrando la porta. La città piomba nel caos. Le radici della cospirazione si spingono oltre le mura di Firenze. Mani invisibili a Roma, Napoli e Urbino tessevano da tempo una trama sinistra, con l’obiettivo di provocare un drammatico e radicale mutamento di regime nella Repubblica fiorentina. I nomi implicati nella congiura sono molti e di prima grandezza, da Federico da Montefeltro al re di Napoli Ferrante d’Aragona. In cima alla lista, papa Sisto iv. Nel suo “Al traditor s’uccida”, lo storico Niccolò Capponi ripercorre i cinque lustri di storia italiana culminati nella celebre congiura de’ Pazzi, un affresco in cui figurano i principali protagonisti della scena politica italiana ed europea del secondo Quattrocento. Un dramma rinascimentale, del quale per la prima volta conosciamo compiutamente la trama fatta di intrighi, omicidi, guerre e colpi di scena. Sullo sfondo la storia di Cecco d’Andrea, detto il Veggia, un contadino toscano suo malgrado comprimario in un gioco di potere più grande di lui.

Niccolò Capponi, fiorentino fin dal XIII secolo, divide il suo tempo tra la scrittura di storia rinascimentale e della sua patria, non trascurando di tormentare i suoi studenti, tanto malaccorti da seguire i corsi che tiene presso istituti americani nella sua città natale. Per ilSaggiatore ha pubblicato Lepanto 1571 (2008), La battaglia di Anghiari (2011), Il Principe inesistente (2012).

 

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