Gli effetti dell’agricoltura sulla robustezza delle ossa

Le abitudini più sedentarie legate alla diffusione dell’agricoltura, avvenuta tra 7000 e 2000 anni fa, hanno lasciato un segno nello scheletro degli esseri umani, rendendo le ossa meno resistenti. Lo afferma uno studio comparativo condotto sui resti di 1800 individui provenienti da tutta Europa e risalenti a un periodo compreso tra 33.000 anni fa e il XX secolo. Non sembra aver avuto effetti, invece, la meccanizzazione del lavoro che si è diffusa negli ultimi 2000 anni

Tra 7000 e 2000 anni fa, in Europa la resistenza delle ossa umane diminuì a causa della sedentarietà legata all’espansione dell’agricoltura: lo afferma uno studio apparso sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” a firma di Christopher Ruff della Johns Hopkins University School of Medicine a Baltimore e colleghi di una collaborazione internazionale. Non ha avuto invece effetti di rilevo sullo scheletro umano il diffondersi della meccanizzazione del lavoro da 2000 anni a questa parte.

Rappresentazione artistica dello scheletro umano: la resistenza delle ossa è diminuita con l'espandersi dell'agricoltura, tra 7000 e 2000 anni fa (© Hank Grebe/Purestock/SuperStock/Corbis)

Rappresentazione artistica dello scheletro umano: la resistenza delle ossa è diminuita con l’espandersi dell’agricoltura, tra 7000 e 2000 anni fa (© Hank Grebe/Purestock/SuperStock/Corbis)

La fine del Pleistocene, l’epoca preistorica che si estende tra 2,58 milioni di anni fa e 11.700 anni fa, è caratterizzata da una diminuzione della mobilità delle popolazioni umane, dovuta al diffondersi dell’agricoltura. La maggiore sedentarietà a sua volta produsse drastici cambiamenti nella demografia, per effetto della maggiore fertilità, dell’organizzazione sociale – con la definizione di nuove gerarchie e la divisione sessuale del lavoro – e infine delle condizioni di salute, grazie al minore dispendio energetico e al minor carico delle attività quotidiane sullo scheletro.

Quest’ultimo elemento in particolare ha portato molto studiosi a concludere che la resistenza delle ossa umane è diminuita nel corso dei millenni; alcuni fanno addirittura risalire l’origine dell’osteoporosi alla maggiore sedentarietà iniziata allora. Nel quadro complessivo mancano tuttavia i particolari: non è chiara per esempio l’esatta cronologia di questi mutamenti.

Ruff e colleghi hanno misurato la resistenza di tibie, femori e omeri di 1842 individui ritrovati in tutta Europa e risalenti a un ampio periodo che va da 33.000 anni fa per arrivare fino al Ventesimo secolo.

Gli autori hanno scoperto un limitato cambiamento nella resistenza alla flessione di tibia e femore in senso laterale e una significativa diminuzione invece in quella anteroposteriore, cioè nella direzione avanti-indietro, a partire dal periodo Neolitico, cioè da 7000 anni fa, fino all’età del ferro e romana, cioè fino a circa 2000 anni fa. Non ci sono invece variazioni di rilievo per quanto riguarda gli ultimi 2000 anni.

Questi risultati secondo gli autori indicano che in effetti la maggiore sedentarietà ha determinato una diminuzione della resistenza delle ossa umane, ma solo a causa dell’intensificazione delle attività agricole avvenuta tra 7000 e 2000 anni fa, mentre la graduale meccanizzazione del lavoro degli ultimi 2000 anni non ha avuto un impatto apprezzabile.

Nel complesso, i risultati offrono un’indicazione precisa dei cambiamenti nelle condizioni di salute degli esseri umani negli ultimi millenni, sia pure in un ambito specifico come la resistenza delle ossa.

Articolo originale

Taggato , , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.