Hierapolis e la Porta dell’Inferno di Strabone

Hierapolis (anche Ierapoli o Gerapoli) è una città ellenistico-romana della Frigia. Dominava la valle del fiume Lykos sulla strada che collegava l’Anatolia al mar Mediterraneo. Le rovine si trovano nella odierna località di Pamukkale (“castello di cotone”), situata nella provincia di Denizli, in Turchia, e famosa per le sue sorgenti calde, che formano concrezioni calcaree. Hierapolis di Frigia non è da confondersi con Hierapolis in Siria o con Hierapolis Castabala, in Cilicia.
Hierapolis di Frigia è uno dei siti archeologici e naturalistici del Mediterraneo. Le maggiori attrazioni turistiche sono rappresentate dalle concrezioni calcaree, dalle calde acque termali che sgorgano in mezzo alle rovine, e il patrimonio architettonico della città antica: un teatro romano molto ben conservato, una vasta necropoli e il martyrion dell’apostolo Filippo, il cui complesso occupa per intero la collina che sovrasta la città.
Nel sito archeologico opera dal 1957 la missione archeologica italiana di Hierapolis di Frigia.

Inquadramento geografico
L’antico centro di Hierapolis è situato su un altopiano calcareo a circa 350 metri dal livello del mare, soprastante la valle del fiume Lykos (odierno Ҫürüksu) interessato dalla vistosa presenza di fenomeni termali, nell’attuale località di Pamukkale nella provincia della moderna città di Denizli.
La piana del Lykos è dominata da due imponenti montagne che la separano dall’altopiano di Tavas e dalla pianura di Afrodisia, con a sud-est la cima vulcanica dell’antico Kadmos (odierno Honaz Dağ) che si innalza per 2751 metri e a sud l’antico monte Salbakos (odierno Baba Dağ).

Carta della Turchia con i principali centri

Carta della Turchia con i principali centri

L’area è posta alla confluenza di vie antiche e moderne che attraverso le vallate fluviali si collega alle altre vicine regioni. Verso sud corre la via principale verso l’importante città costiera di Antalya (antica Attaleia); a nord si trova la strada che, oltrepassata Tripolis, supera un passaggio montagnoso verso la Lidia, attraversando l’antica Philadelphia (odierna Alaşehir) e Sardi, nella valle del Hermos fino a raggiungere la costa occidentale di Izmir (Smyrna). Ad ovest attraverso il fiume Lykos, affluente del più grande Meandro, e la città di Aydin si collega all’altopiano anatolico con la costa egea, in origine fino a Seljuk (Efeso), e attualmente a Kuşadası. Verso est la valle del Lykos è collegata alla fertile regione dei laghi di Eğridir e alla città di Konya.

In antico questa regione era attraversata da una via di collegamento alla Strada Reale che univa la Persia al Mediterraneo e perciò era considerata una delle principali zone di transito tra l’altopiano anatolico e il Mare Egeo. È fu proprio questa la via di collegamento principale che permise a persiani, arabi e selgiuchidi di invadere e conquistare queste aree.
Questa posizione favorevole alle attività agricole ed ai commerci fece della valle del Lykos un bacino di intenso sviluppo demografico in cui sorsero e fiorirono numerose città e molti villaggi. Ai piedi del Kadmos sorge Colosse, la città dal più antico impianto, citata già da Erodoto; di fronte a Hierapolis si estendeva la fondazione seleucide di Laodicea che mantenne il primato amministrativo ed economico dell’intera area. Altrettanto importanti per i loro cospicui resti monumentali visibili sono le vicine città di Tripoli e Trapezopolis a sud.
Come si è potuto intuire quella del Lykos doveva essere una regione di confine, e per questo motivo i geografi antichi non sono concordi nel collocare Hierapolis in Lidia, Frigia o Caria. Tra le citazioni prevale comunque l’attribuzione alla Frigia in un territorio contiguo alla Caria.

Storia della città
I testi antichi relativi a Hierapolis sono piuttosto pochi, ma considerevoli se si associano ad essi le abbondanti testimonianze archeologiche, e ci permettono di delineare un quadro approfondito della storia della città e del territorio circostante.
Fondata probabilmente da uno dei successori di Alessandro Magno, per passare poi nelle mani dei re di Pergamo nel 188 a.C. con la pace di Apamea, Hierapolis divenne una delle più ricche città dell’Asia Minore di età romana, come d’altronde dimostrano i suoi monumentali resti.

Foto aerea dei resti monumentali della città

Foto aerea dei resti monumentali della città

Prima della fondazione il pianoro fu interessato da rare tracce di frequentazione preistorica testimoniate dal rinvenimento di frammenti di ossidiana; e dal probabile sviluppo di un luogo di culto intorno alla grotta del Plutonio. Proprio il nome della città, Hierapolis, significa “la città santa” per via delle tradizioni religiose sorte intorno a questa grotta sacra.
Nel 133 a.C. il re di Pergamo Attalo III lascia in eredità ai Romani tutto il suo regno compresa Hierapolis, che venne assegnata alla circoscrizione giuridica con capoluogo a Cibyra.
Dal secondo II sec. a.C. fino al I sec. d.C. si assiste ad un intenso sviluppo delle attività industriali in particolar modo di quelle legate alla produzione della lana ed alla tintura dei tessuti. Lo stesso Strabone riferisce che le acque calde avevano il potere di fissare il colore ai filati di lana.

Le recenti attività di scavo hanno permesso di riconoscere l´impianto urbano di Hierapolis, riferibile probabilmente ad età ellenistica, con un asse principale nord-sud, la grande plateia (strada principale), lungo la quale si sviluppa un reticolo stradale ortogonale che divide la città in isolati regolari, piuttosto allungati. All´interno di questo impianto si disponevano gli edifici pubblici e le case. Nella parte nord della città, lungo la strada che portava verso Tripolis, cominciarono a formarsi, tra il II e il I secolo a.C., i primi nuclei della necropoli, che si svilupperà in età imperiale, con tombe a fossa ed edifici funerari.Nei primi due secoli dell’era cristiana Hierapolis venne trasformandosi da una città di pietra in una di marmo (per lo più di provenienza locale). Questo periodo è caratterizzato da un incremento dell’attività edilizia, voluto principalmente dagli imperatori della dinastia flavia, con la costruzione delle porte, della via di Frontino, del teatro e del ginnasio.

L’importanza di Hierapolis può essere certamente letta anche dalle tombe, come la cosiddetta “Tomba Bella” e quella notevole di Flavius Zeuxis della fine del I sec. d.C. la cui iscrizione ricorda di come questo mercante abbia circumnavigato il capo Malea, la punta meridionale del Peloponneso, per ben 72 volte, viaggiando certamente verso l’Italia per motivi commerciali; dimostrazione di come la città non fosse chiusa su se stessa ma aperta verso l’esterno e costituita da un corpo civico cosmopolita, i cui cittadini dovevano provenire da un ampia area e sicuramente tra loro erano rappresentate molte delle principali zone dell’impero, tanto è vero che Hierapolis, come la vicina Laodicea, ospitava influenti comunità sia di Giudei, sia di Cristiani già dall’inizio del I secolo d.C.

Tomba di Flavius Zeuxis

Tomba di Flavius Zeuxis

L’assetto monumentale della città meglio riconoscibile è quello che si creò dopo il rovinoso terremoto del 60 d.C., tra la fine del I ed il III secolo. È a questo periodo, infatti, che si può far risalire la costruzione o la trasformazione di molti monumenti quali l’agora commerciale, la porta di Frontino, due grandi ninfei pubblici, e il grandioso teatro. Probabilmente Hierapolis riceve la visita dell’imperatore Adriano che, in segno di benevolenza, aveva restituito l’aurum coronarium, una cospicua somma di denaro offerta dalle città per festeggiare il suo avvento al trono.

Con Antonino Pio si sviluppa il Cristianesimo e Hierapolis diviene sede vescovile con i primi vescovi Papia ed Apollinario. Sotto l’imperatore Settimio Severo la città continua a svilupparsi ed a prosperare: grande prestigio assumono i giochi “ecumenici” in onore di Apollo Pizio ai quali partecipavano molte città dell’Asia Minore. Il sofista Antipatro, membro di una famiglia aristocratica di Hierapolis, acquista grande influenza presso la corte imperiale come istruttore del principi e segretario della cancelleria di corte per le città di lingua greca.
All’inizio del IV sec. d.C., l’imperatore Costantino il Grande prese due iniziative cruciali che modificarono il corso della storia. Ponendo termine alle persecuzioni, permise al Cristianesimo di diffondersi attraverso il mondo classico e al di là di esso; egli creò, inoltre, ciò che sarebbe divenuto il futuro Impero Bizantino, cambiando nel 324 il nome dell’antica città greca di Bisanzio in Costantinopoli, la sua nuova capitale dell’Oriente: Hierapolis si trasformò definitivamente in una città cristiana.
Con la costruzione delle mura di fortificazione bizantine, alla fine del IV secolo, la parte nord della città, compresa l’agorà commerciale, fu esclusa dal perimetro urbano ed utilizzata come cava dimateriale da costruzione da utilizzare nel reimpiego.
Agli inizi del V secolo vengono redatti gli Atti apocrifi di Filippo in cui la città è chiamata Ophiorhyme, “città dei serpenti”, in relazione al culto della Vipera che l’apostolo aveva sconfitto convertendo gli abitanti al Vangelo. In questa fase vengono abbandonati edifici come il teatro in favore della costruzione di nuove chiese come la cattedrale e il Martyrion di San Filippo sulla collina orientale. Questo monumento conferisce alla città enorme prestigio nel mondo cristiano poiché l’Apostolo Filippo viene venerato in tutta l’Asia Minore ed è meta di pellegrinaggio per tutta la cristianità. Lungo l´asse viario principale furono costruite una chiesa extraurbana (Terme-chiesa), la cattedrale con il battistero, la basilica a pilastri e, sulla collina orientale, il martyrion di San Filippo apostolo.
Alla fine del VI secolo, un altro terremoto provocò il crollo della maggior parte degli edifici ierapolitani, comprese le mura bizantine.

Immagine del Martyrion di San Filippo

Immagine del Martyrion di San Filippo

Non molto dopo l’invasione del 616 la Frigia fu colpita da un violento terremoto; le impressionanti scoperte archeologiche a Hierapolis mostrano il crollo di molti imponenti monumenti come il ninfeo dei Tritoni, che sembrano concordare assai meglio con forti movimenti del terreno piuttosto che con eventi bellici. La maggior parte di questi monumenti non verrà più ricostruita segno che la città non fu più in grado di riprendersi.

Per tutto l’ VIII fino ad oltre il X secolo si assiste alla ruralizzazione della città con la costruzione di case sulle rovine e piccole cappelle nei luoghi delle antiche chiese. Va comunque detto che i dati storici che riguardano Hierapolis attraverso questo intero periodo presentano un vuoto che l’archeologia sta gradualmente colmando.
La città continua ad essere attestata nei documenti come una diocesi (presenza dei vescovi citati negli Atti dei Concili), e l’archeologia sembra dimostrare, dopo la massima depressione di questi secoli, una graduale ripresa economica del sito testimoniata dall’importazione di ceramica e dall’aumento del numero di monete. Nonostante ciò, una nuova minaccia all’Asia Minore ed a gran parte del Vicino Oriente era rappresentata dall’arrivo dei turchi selgiuchidi.

Questi ultimi, attirati dalle ricche terre dell’Anatolia bizantina, nel 1071, sotto il comando del loro capo Alp Arslan, i Selgiucchi sconfissero le forse bizantine a Mantzikert e catturarono l’imperatore Romano IV Diogene (1068-1071) dando inizio all’invasione e alla devastazione di gran parte dell’Asia Minore che non lasciò indenne la città di Hierapolis, dove l’archeologia ha individuato le chiare tracce del passaggio di questo popolo.
Nonostante ciò non è ancora del tutto chiaro cosa sia accaduto a Hierapolis in questo periodo, benché nel 1190, durante la terza crociata, Federico Barbarossa attraversa con i suoi crociati la città in rovina “cum cruce in litania majori” in memoria dell’Apostolo Filippo.
È difficile infatti stabilire con esattezza quando Hierapolis fu definitivamente perduta da Bisanzio dal momento che, come accadde per altre città della Frigia e della Lidia, può essere sopravvissuta per qualche tempo come una isola bizantina all’interno del mare turcomanno.
Certo è che gradualmente nella prima metà del XIII secolo, Hierapolis e l’area circostante divennero una parte stabile dei domini selgiuchidi con capitale a Konya, e la città si trasformò in una vera e propria fortezza con la costruzione di torri, caravanserragli e di un castello sul margine occidentale del pianoro.
Hierapolis venne gradualmente abbandonata, e già nel quindicesimo secolo al tempo dell’espansione ottomana, era una città del passato, non più menzionata nei documenti, e unicamente dimora di occasionali coltivatori, pastori e banditi, fino a che essa non fu riscoperta da viaggiatori occidentali durante il diciassettesimo secolo, primo fra tutto Raymond Chandler che visitò le rovine nel 1765.

Primi scavi del Martyrion

Primi scavi del Martyrion

1957 Inizio dei lavori sistematici di ricerca e di restauro ad opera della Missione Archeologica Italiana fondata da Paolo Verzone, con l’incoraggiamento di un grande archeologo turco, Arif Müfid Mansel. Grazie al Prof. Verzone, che si era temporaneamente trasferito in Turchia come professore di Storia dell’Architettura alla Teknik Universitesi di Istambul, ripresero le ricerche ufficiali italiane in Anatolia, interrotte nel 1939 ad Afrodisia.

1957 – 1969 Studio da parte della Missione Archeologica Italiana dell’impianto urbano e dei monumenti cristiani. Scavo del Martyrion di San Filippo, del tempio di Apollo. Restauri della Porta di Frontino e di alcuni monumenti della necropoli. Inizio dei lavori al teatro con un contributo, nel 1960 e 1961, della Direzione Generale delle Antichità e dei Musei di Turchia.

I tre archi della porta di Frontino, l’ingresso monumentale alla città, dalla quale parte la lunga plateia, la principale via di Hierapolis, nell’odierna Turchia. La porta reca un’iscrizione dell’84 -86 d.C. con dedica all’imperatore Domiziano.

I tre archi della porta di Frontino, l’ingresso monumentale alla città, dalla quale parte la lunga plateia, la principale via di Hierapolis, nell’odierna Turchia. La porta reca un’iscrizione dell’84 -86 d.C. con dedica all’imperatore Domiziano.

1970 – 1971 Indagini sistematiche sul tracciato viario e riconoscimento dell’impianto ortogonale della città, ad insulaeallungate.
1972 – 1979 Riprendono gli scavi al teatro. Restauro del proscenio. Dal 1978, direzione di Daria De Bernardi Ferrero, Politecnico di Torino, con la responsabilità scientifica di Paolo Verzone, nei confronti del Governo di Turchia.
1980 – 1983 Allestimento del Museo negli ambienti delle Terme. Restauri del teatro, in particolare nel podio della frontescena. Inizio dei lavori nella vasta area settentrionale ad est della Via di Frontino. Identificazione dell’Agorà circondata da portici ionici in marmo.
1984– 1987 Restauri in vari edifici della necropoli. Scavo integrale della Via di Frontino con l’asportazione degli spessi depositi di calcare. Sviluppo tumultuoso del turismo di massa che include Hierapolis tra le principali mete, anche per l’attrazione costituita dalle cascate di travertino. Nel 1987 si costituisce l’Associazione Amici di Hierapolis.
1988 Hierapolis-Pamukkale è inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (n.485).
1989 Inizio dello scavo sistematico di un isolato a nord del teatro e dello studio delle abitazioni di Hierapolis.
1990 – 1991 Interventi di sistemazione della zona dell’Agorà, della Porta e della Via di Frontino; restauri delle tombe nella necropoli nord, anche per l’intervento di sponsor (Signora Helga Winkler-Fowa Torino).
1992 – 1994 Importanti lavori di restauro nel teatro e nelle necropoli con contributi della Fiat di Istanbul e della Fondazione KoÇ. La Direzione Generale delle Antichità e dei Musei di Turchia dà inizio, oltre che ad importanti lavori di restauro delle Terme e della zona sud, ad un programma di protezione dell’ambiente naturale e delle formazioni di travertino. Si costruiscono due ingressi all’area archeologica nella zona a nord e a sud con tutti i servizi necessari per le intense attività turistiche. Nel 1994 inizio del programma di studio e scavi nel Castello medievale.

È visibile una tomba a sacello del I secolo d.C., oggi restaurata. A destra, le colonne della latrina che si estendono lungo la via di Frontino - la strada principale della città romana - e, a terra, i frammenti di una tomba a sacello in fase di rimontaggio.

È visibile una tomba a sacello del I secolo d.C., oggi restaurata. A destra, le colonne della latrina che si estendono lungo la via di Frontino – la strada principale della città romana – e, a terra, i frammenti di una tomba a sacello in fase di rimontaggio.

2000 Viene nominato direttore della MAIER il Prof. Francesco D’Andria, docente di Archeologia presso l’Università di Lecce.
2000 – 2003 Messa a punto del sistema informatico (ODOS) per la gestione dei dati di scavo che ha trovato grande successo nel progetto “Santuario di Apollo”, e che ha gettato le basi per la modellazione e ricostruzione 3D dei principali monumenti della città. Avvio delle prime ricerche topografiche, telerilevamento, rilievo metrico, cartografia numerica e GIS. Ricerche archeologiche condotte in varie aree della città: Santuario di Apollo, Insula 104, Grande Edificio, Ninfeo dei Tritoni e Necropoli Nord. Ripresa delle ricerche intorno all’area del Martyrion di San Filippo. Nel 2003 viene pubblicata la prima Guida Archeologica di Hierapolis, in quattro diverse edizioni in lingua italiana, turca, inglese e tedesca.
2004 – 2006 Vasto programma di ricognizioni archeologiche nel territorio di Hierapolis. Ricerche archeologiche condotte in varie aree della città: Santuario di Apollo, Stoà di Marmo, Insula 104, Necropoli Nord, Porta di Frontino, Stoà-Basilica, Ninfeo dei Tritoni, Cattedrale, Collina e Ponte di San Filippo e Martyrion di San Filippo. Continuano la ricerca epigrafica e numismatica sulla grande mole di reperti presenti.
2006 – 2008 Prende avvio il progetto Atlante di Hierapolis di Frigia, condotto dall’équipe di topografi leccesi dell’Università e del CNR-IBAM coordinati dal Dott. Giuseppe Scardozzi, che ha preso pieno compimento nel 2008 con la pubblicazione del suddetto Atlante con all’interno ben 53 fogli in scala 1:1000 che raccolgono tutte le informazioni presenti sul territorio e rappresenta ormai uno strumento indispensabile per tutti i gruppi di lavori e per chiunque in futuro voglia condurre ricerca a Hierapolis.
2011 Inizio dei lavori di restauro del teatro con la ricostruzione del primo ordine della scana, finanziati dal Ministero della Cultura e del Turismo Turco.
2011 Scoperta della Tomba dell’Apostolo Filippo all’interno della Chiesa ad est del Martyrion.
2012 Identificazione certa del Plutonio. Ricerche archeologiche in varie aree della città: Chiesa di San Filippo, Insula 104, Ninfeo dei Tritoni e Plutonio.

L’ultima scoperta: il Cerbero
(Di Francesco Cerri) Restano ormai pochi dubbi sul fatto che la grotta scoperta dal team di archeologici italiani guidato da Francesco D’Adria a Hierapolis, l’antica citta’ sacra della Frigia, oggi Pamukkale, nella Turchia nord-occidentale, sia la mitica ‘Porta degli Inferi’, meta di pellegrinaggio, anche di Vip di allora come Cicerone o il grande geografo greco Strabone, nell’Antichita’ greco-romana.

Lo stesso D’Adria ha annunciato oggi all’Ansa il ritrovamento all’ingresso della grotta del ‘Ploutoniom’ di Hierapolis di una statua in marmo di Cerbero, il cane a tre teste che la mitologia greca aveva posto a guardia dell’ingresso dell’Ade, il Regno dei Morti. Accanto a quella di Cerbero – il mostro che solo Ercole era riuscito a sottomettere, facendogli mangiare una pagnotta con semi di papavero che lo aveva addormentato – e’ stata scoperta anche la statua in marmo di un enorme serpente, altro animale guardiano per gli antichi greci dell’Oltretomba. L’annuncio durante un convegno in marzo a Istanbul sulle missioni archeologiche italiane in Turchia della scoperta della Porta degli Inferi aveva suscitato enorme interesse in tutto il mondo. Il team di archeologi dell’Universita’ del Salento guidato da D’Adria aveva individuato l’antica Porta dell’Ade grazie ai cadaveri di alcuni uccellini, ritrovati morti davanti a una sorta di grotta da dove uscivano fumi mefitici di anidride carbonica. Nei racconti dei suoi viaggi in Asia Minore nel I secolo AC, Strabone aveva descritto la Porta degli Inferi come una apertura ”di dimensioni sufficienti” per fare passare un uomo ”riempita di un vapore fitto e scuro, cosi’ denso che il fondo difficilmente puo’ essere individuato”.

Gli animali che entrano ”muoiono all’istante. Anche i tori, quando sono portati al suo interno, cadono a terra, morti”.
”Noi stessi gettammo dentro dei passeri – racconta Strabone – che immediatamente caddero a terra senza vita”.

Gli scavi a Hierapolis procedono con meticolosa prudenza. La grotta, larga non piu’ di due metri, non e’ stata ancora investigata e potrebbe riservare altre sorprese. D’Adria ha definito la scoperta della statua di Cerbero un ”unicum”, di straordinaria importanza storica e archeologica. L’equipe archeologica italiana continua intanto il lavoro di restauro dell’eccezionale sito di Hierapolis. Nella chiesa accanto alla tomba dell’apostolo San Filippo, scoperta due anni fa da D’Adria, sono state rimontate 8 grandi colonne di marmo, ed e’ quasi completato il lavoro di restauro del teatro, uno degli edifici piu’ spettacolari dei siti greco-romani in Turchia.
(fonte ANSAMED)

http://www.hierapolis.unisalento.it
http://www.nationalgeographic.it/viaggi-avventure/2010/08/19/foto/hierapolis_la_citt_risorta-91410/
http://www.hierapolis.unisalento.it/c/document_library/get_file?uuid=f834d1b7-3c5c-4b38-a46d-aa6ef02756ec&groupId=32464352

Taggato , , , , , , , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.