Il bagno diurno decò: riapertura nel 2016

Ai milanesi farà piacere questa notizia: è in corso di ristrutturazione il famosissimo e splendido Albergo Diurno di Piazza Oberdan, in Porta Venezia, gemello di quello di piazza Duomo e aperto nel ’25 sul modello dei bagni pubblici di Victoria Station a Londra. Un esempio di decò e liberty trascurato e abbandonato negli ultimi anni.

 

Mosaico con la data di inaugurazione del Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano: 1925

Mosaico con la data di inaugurazione del Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano: 1925

Il Fai, al quale sarà affidato lo spazio di milleduecento metri quadrati, lancerà presto una sottoscrizione per il restauro conservativo dello spazio destinato a bagni e servizi termali, l’unico tra quelli realizzati negli anni Venti dal Cobianchi in tutta Italia rimasto tale e quale. Intanto, il Comune ha riaperto i lucernari riportando nelle Terme la luce diretta dopo quasi novant’anni. Sono oggetto di restauro anche le due colonne “finte” che svettano sopra al Diurno e nascevano come camuffamento dei tubi d’aerazione.

Il primo albergo diurno milanese fu aperto nel 1924 da un imprenditore bolognese, Cleopatro Cobianchi, con arredi e finiture di lusso: marmi pregiati, mobili di grande manifattura, vetri e ceramiche, rubinetterie in ottone nello stile dell’epoca, tra liberty e dèco.

L’idea di unire in unico luogo servizi per la cura e il benessere della persona, come stanze da bagno, docce, parrucchieri, barbieri, manicure, lavanderie a vapore, noleggio di ombrelli o manutenzione di cappelli – ma anche vendita di biglietti per i treni e per i teatri e telefoni – ebbe un grande successo.

Interno del Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano:

Interno del Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano

L’Albergo Diurno Metropolitano era aperto tutti i giorni dalle 7 alle 23. Venne progettato e realizzato tra il 1923 ed il 1925 e inaugurato il 18 gennaio 1926.

Sopra il Diurno era prevista nella convenzione la erezione di un monumento a Guglielmo Oberdan, mai realizzato. La piazza, precedentemente chiamata Piazzale Venezia, era stata intitolata a Guglielmo Oberdan il 19 luglio 1923.

Alcune botteghe del Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano:

Alcune botteghe del Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano

L’aspetto degli apparati decorativi, degli arredi e di una parte della concezione architettonica generale è da attribuire all’architetto Piero Portaluppi. L’Albergo Diurno aveva una lunghezza di 88 metri ed una larghezza di 14 metri circa ed occupava una superficie di circa 1200 mq. Era diviso in due parti, le terme verso via Tadino e il salone degli artigiani verso corso Buenos Aires. Le terme, con accesso dal lato di via Tadino, occupano due terzi della lunghezza e ospitano sei bagni di lusso con vasca e i bagni semplici con doccia accessibili da due corridoi paralleli.

Dall’ingresso principale verso corso Buenos Aires si accedeva all’atrio, occupato negli ultimi anni da un’agenzia viaggi e da un fotografo e al salone con due navate laterali che ospitavano barbieri per uomo e donna, manicure e pedicure. Dalla porta in fondo al salone si accedeva al reparto terme, il cui corridoio centrale ha come fondale una fontana con statua in bronzo di Igea, dea della salute. La statua è dello scultore Luigi Fabris (Bassano del Grappa 1883-1952), come documentato dalla firma.

Pensilina sopra l'accesso al Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano:

Pensilina sopra l’accesso al Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano

Il corridoio centrale è collegato ai due corridoi delle terme, al locale delle caldaie e ad una uscita di sicurezza.

Nella piazza si conservano due colonne di cemento che contengono i condotti di scarico dei fumi della caldaia e dell’aria viziata. Sopra le scale di accesso vi erano due pensiline, di cui solo quella su via Tadino si è conservata, ma senza vetri di copertura. La pensilina verso corso Buenos Aires è stata rimossa quando è stata costruita la Linea 1 della Metropolitana. L’accesso al Diurno è stato ricavato dalla scala di accesso alla metropolitana. Una parte dell’atrio e i gabinetti sono stati demoliti.

Nel 1985 la parte Terme fu chiusa. Nel 1990 la struttura fu data in concessione al Consorzio Oberdan Servizi, costituito dagli artigiani che vi lavoravano. Gran parte degli artigiani lasciarono il Diurno alla metà degli anni novanta, vendendo una parte degli arredi che consideravano di loro proprietà. L’ultimo barbiere per uomini, Carmine Aiello, fu allontanato dal Comune di Milano il 16 giugno 2006 a causa di un contenzioso legale. Successivamente, in seguito alla rottura di un lucernaio di vetrocemento provocata dalla ruota di un mezzo di spazzatura dell’AMSA, i lucernai vennero coperti di asfalto all’esterno e rinforzati con tubi innocenti dall’interno.

Nel 1995 la società GTS di Bergamo propose al Comune di trasformarlo in beauty farm. Il progetto fu fermato dall’architetto Italo Rota, che divenne nel 1996 assessore alla qualità urbana della Giunta Formentini e che progettò la sua trasformazione in negozio, pur conservando il salone, all’interno di un progetto di riqualificazione di Piazza Oberdan e di modifica del mezzanino della stazione di Porta Venezia della Linea 1 della Metropolitana di Milano.

La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia ha sottoposto a vincolo monumentale il Diurno il 25 ottobre 2005.

La statua di Igea (Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano)

La statua di Igea (Bagno Diurno Metropolitano di Piazza Oberdan a Milano)

La Provincia di Milano, a partire dagli anni 2000, lo richiese al Comune per collegarlo alla Spazio Oberdan e ospitarvi gli uffici e gli archivi della Cineteca Italiana. Il progetto avrebbe dovuto essere finanziato con gli utili della partecipazione nella Autostrada Serenissima, vincolati ad usi culturali.

La Giunta comunale approvò il 3 febbraio 2006 il testo di una convenzione della durata di 25 anni con la Provincia che questa non sottoscrisse mai in quanto i fondi furono utilizzati per il restauro delle guglie del Duomo. Un tentativo della Provincia di avviare nel 2010 un Programma Integrato di Intervento con la Regione, le Ferrovie dello Stato e l’Atm fu abbandonato per mancanza di interesse da parte delle varie istituzioni. Gli uffici della Cineteca Italiana si sono poi trasferiti alla ex Manifattura Tabacchi in viale Fulvio Testi.

La proprietà della struttura è pertanto rimasta al Comune di Milano il quale ha ipotizzato un suo restauro con fondi propri, almeno per il salone degli artigiani o in alternativa l’emissione di una bando per l’utilizzo da parte dei privati.

In seguito allo studio di Masi e Sacerdoti sull’attribuzione a Portaluppi del progetto di arredo, il FAI e la Fondazione Portaluppi hanno organizzato un convegno sul Diurno a Villa Necchi il 4 febbraio 2013.

In seguito a tale convegno il FAI, d’accordo con il Comune, ha aperto il Diurno sabato e domenica 22 e 23 marzo 2014 dalle 10 alle 17 nell’ambito delle Giornate di Primavera del FAI.

Speriamo di poter rivedere aperto e valorizzato finalmente nel 2016 questo gioiello che ci riporta a un periodo in cui Milano era davvero bella.

Un video girato nel 1994, quando l’ultimo barbiere ancora esercitava all’interno della struttura.

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