Il tour virtuale della cappella Sistina

La Cappella Sistina prende il nome da Papa Sisto IV della Rovere (pontefice dal 1471 al 1484) che fece ristrutturare l’antica Cappella Magna tra il 1477 e il 1480.

L’edificio, menzionato già nel 1368 come cappella papale venne originariamente decorato da Giottino e Giovanni da Milano. A seguito dell’abbandono e dell’incuria durante il periodo avignonese, i papi del XV secolo a partire da  Martino V si dedicarono al ripristino e alla ricostruzione di molti edifici, inclusa la cappella papale.

Cappella Sistina vista dall'alto ("Sixtijnse kapel" di Stinkzwam at nl.wikipedia)

Cappella Sistina vista dall’alto (“Sixtijnse kapel” di Stinkzwam at nl.wikipedia)

Sisto IV, professore di teologia nelle maggiori università italiane e generale dei francescani, raccolse questo impegno e già poco dopo la sua elezione (agosto 1471), iniziò un’opera di interventi di recupero e monumentalizzazione del tessuto urbano di Roma, che culminò nella ricostruzione e nella decorazione della cappella palatina del Palazzo Apostolico, che in seguito prese il suo nome. Nel 1477 venivano abbattuti i resti ormai fatiscenti della costruzione precedente, sfruttandone le fondazioni e la base dei muri sani per la nuova cappella. Pare che le pareti medievali venissero conservate fino all’altezza della prima cornice, giustificando le irregolarità in pianta:  i lati maggiori infatti convergono verso quello di fondo, il quale a sua volta non è perfettamente parallelo a quello dell’altare.

Le funzioni della cappella non mutarono rispetto alla precedente e a quella analoga nel Palazzo dei Papi di Avignone, come sede delle più solenni cerimonie del calendario liturgico svolte dalla corte papale. Tale necessità richiedeva una cornice particolarmente fastosa, che mostrasse inequivocabilmente la Maiestas papalis ai partecipanti ammessi al cerimoniale, che erano essenzialmente il collegio dei cardinali, i generali degli ordini monastici, i diplomatici accreditati, i membri di grado più alto nella compagine statale pontificia, il senatore e i conservatori della città di Roma, i patriarchi, i vescovi e i principi o le personalità eminenti in visita. A costoro si aggiungeva una folla di altri personaggi ammessa ad assistere alle funzioni oltre la transenna marmorea che separa tutt’oggi la cappella papale vera e propria.

Interno della Cappella Sistina predisposto per un conclave

Interno della Cappella Sistina predisposto per un conclave

La decorazione quattrocentesca delle pareti comprende: i finti tendaggi, le Storie di Mosè (pareti sudingresso) e di Cristo (pareti nordingresso) e i ritratti dei Pontefici (pareti nordsudingresso).

Essa fu eseguita da un’équipe di pittori costituita inizialmente da Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, coadiuvati dalle rispettive botteghe e da alcuni più stretti collaboratori tra i quali spiccano Biagio di Antonio, Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli.
Sulla volta Pier Matteo d’Amelia dipinse un cielo stellato. L’esecuzione degli affreschi ebbe inizio nel 1481 e fu portata a termine nel 1482.
A quest’epoca risalgono anche le seguenti opere in marmo: la transenna, la cantoria (ove prendevano posto i cantori), e lo stemma pontificio sopra la porta d’ingresso.
Il 15 agosto del 1483 Sisto IV consacrò la nuova cappella dedicandola all’Assunta.

Nella primavera del 1504 la particolare natura del terreno su cui sorge la cappella determinò probabilmente un inclinamento della parete meridionale che, in seguito ad assestamenti, lasciò una vasta e minacciosa crepa sul soffitto, che necessitò una sospensione di tutte le funzioni nella cappella in via precauzionale.

Giulio II, anch’egli della famiglia della Rovere e nipote di Sisto IV, fece restaurare la volta con catene, sia sopra la volta principale sia negli ambienti inferiori, rendendola di nuovo agibile solo dopo la metà di ottobre. La lunga crepa, che si è scoperto partire dall’angolo nord-est, venne tamponata con l’inserimento di nuovi mattoni, forse nell’estate del 1504. La decorazione della volta di Piermatteo d’Amelia risultò così danneggiata irreparabilmente.

Ricostruzione dell'aspetto della Sistina prima degli interventi di Michelangelo, stampa del XIX secolo

Ricostruzione dell’aspetto della Sistina prima degli interventi di Michelangelo, stampa del XIX secolo

L’idea di far rifare la decorazione della volta a Michelangelo Buonarroti dovette venire a papa Giulio nell’aprile del 1506, come testimonia una lettera inviata allo stesso Michelangelo dal capomastro fiorentino Piero Rosselli, il quale aveva ascoltato la notizia dalla voce del papa stesso. La precipitosa fuga da Roma di Michelangelo, per via degli intrighi che avevano bloccato il suo grandioso progetto della“Sepoltura” del papa, sospese il progetto fino alla riappacificazione col papa, che avvenne nel 1507.

Nel 1508 quindi l’artista tornò a Roma e sottoscrisse il contratto; il lavoro venne completato entro il 31 ottobre 1512. La decorazione della volta incontrò numerose difficoltà, tutte brillantemente superate dall’artista e dai suoi collaboratori. Per essere in grado di raggiungere il soffitto, Michelangelo necessitava di una struttura di supporto; la prima idea fu del Bramante, che volle costruire per lui una speciale impalcatura, sospesa in aria per mezzo di funi. Ma Michelangelo temeva che questa soluzione avrebbe lasciato dei buchi nel soffitto, una volta completato il lavoro, così costruì un’impalcatura da sé, una semplice piattaforma in legno su sostegni ricavati da fori nei muri posti nella parte alta vicino alle finestre. Questa impalcatura era organizzata in gradoni in modo da permettere un lavoro agevole in ogni parte della volta. Il primo strato di intonaco steso sulla volta cominciò ad ammuffire perché era troppo bagnato. Michelangelo dovette rimuoverlo e ricominciare da capo, ma provò una nuova miscela creata da uno dei suoi assistenti, Jacopo l’Indaco. Questa non solo resistette alla muffa, ma entrò anche nella tradizione costruttiva italiana.

Schema della Volta della Cappella Sistina (numerata)

Schema della Volta della Cappella Sistina (numerata)

Inizialmente Michelangelo era stato incaricato di dipingere solo dodici figure, gli Apostoli, ma quando il lavoro fu finito ve ne erano presenti più di trecento. Dell’impresa restano numerosi disegni, che rappresentano un documento molto prezioso.

Nell’ottobre 1512 il lavoro era compiuto e il giorno di Ognissanti (1° novembre) Giulio II inaugurò la Sistina con una messa solenne.
Nei nove riquadri centrali sono raffigurate le Storie della Genesi, dalla Creazione alla Caduta dell’uomo, al Diluvio e al successivo rinascere dell’umanità con la famiglia di Noè.
Negli spazi tra le vele compaiono, seduti su monumentali troni, cinque Sibille e sette Profeti.
Nei quattro pennacchi angolari sono le Salvazioni miracolose di Israele mentre nelle vele e nelle lunette (pareti nordsudingresso) figurano gli Antenati di Cristo.

In seguito anche Leone X desiderò legare il proprio nome all’ineguagliabile prestigio della Sistina, fino ad allora patrocinata da pontefici della famiglia Della Rovere. Decise allora di donare una serie di preziosi arazzi intessuti a Bruxelles su disegno di Raffaello Sanzio alla fine del 1514. Gli arazzi, intessuti nella bottega di Pieter van Aelst, mostrano le Storie dei santi Pietro e Paolo, i cui soggetti avevano precise corrispondenze con i riquadri affrescati nel registro mediano.

Guarigione dello storpio, uno dei cartoni di Raffaello per gli arazzi della Sistina, V&AM, Londra

Guarigione dello storpio, uno dei cartoni di Raffaello per gli arazzi della Sistina, V&AM, Londra

Negli anni successivi altri assestamenti del terreno causarono, per la scarsa stabilità delle fondazioni, nuovi danni, come il crollo, nel giorno di Natale del 1522 dell’architrave del portale, che uccise una guardia svizzera accanto ad Adriano VI che proprio in quel momento stava entrando in cappella.

Durante il conclave del 1523 si aprirono nuove, preoccupanti crepe, che richiesero un intervento urgente di Antonio da Sangallo il quale, chiamato dai cardinali preoccupati, verificò la stabilità dell’edificio. Più tardi furono necessari nuovi interventi sulle fondazioni della parete orientale, che danneggiarono irreparabilmente i due affreschi che concludevano le Storie di Cristo e di Mosè. In seguito, nella seconda metà del XVI secolo, le due scene dovettero essere ridipinte da Hendrick van de Broeck e Matteo da Lecce, sicuramente gli interventi pittorici più deboli dell’intera decorazione.

Infine l’ultima grande decorazione della cappella fu voluta da Clemente VII, che commissionò, ancora a Michelangelo, l’enorme affresco del Giudizio universale (15351541), in gran parte dipinto al tempo di Paolo III Farnese, che rappresentò anche il primo intervento “distruttivo” nella storia della Cappella, stravolgendo l’originale impostazione spaziale e iconografica, che si era delineata nei precedenti apporti fino ad allora sostanzialmente coordinati.

Giudizio universale di Michelangelo (Foto: http://www.huffingtonpost.it/)

Giudizio universale di Michelangelo (Foto: http://www.huffingtonpost.it/)

La prima menzione dell’intenzione del pontefice si ha in una lettera di Sebastiano del Piombo a Michelangelo, datata 17 luglio 1533, che lo invitata a tornare a Roma. Nonostante le iniziali resistenze di Michelangelo, nel 1533 esse furono vinte, e nel 1534 lasciò definitivamente Firenze, anche per l’insofferenza verso il nuovo duca Alessandro.

Il Giudizio Universale fu oggetto di una pesante disputa tra il cardinale Carafa e Michelangelo: l’artista venne accusato di immoralità e intollerabile oscenità, poiché aveva dipinto delle figure nude, con i genitali in evidenza, all’interno della più importante chiesa della cristianità, perciò una campagna di censura (nota come “campagna delle foglie di fico”) venne organizzata dal Carafa e monsignor Sernini (ambasciatore di Mantova) per rimuovere gli affreschi. Giorgio Vasari racconta che, quando il Maestro di Cerimonie del Papa, Biagio da Cesena, accusò il lavoro di Michelangelo apostrofandolo come più adatto a un bagno termale che a una cappella, Michelangelo raffigurò i suoi tratti nella figura di Minosse, giudice degli inferi; quando Biagio da Cesena si lamentò di questo con il Papa, il pontefice rispose che la sua giurisdizione non si applicava all’inferno, e così il ritratto rimase. Secondo altri studiosi, invece, il personaggio raffigurato in forme caricaturali nel Minosse sarebbe Pierluigi Farnese, figlio di papa Paolo III, noto a Roma per essere un sodomita violento e per aver abusato sessualmente di un giovane ecclesiastico causandone la morte.

In coincidenza con la morte di Michelangelo, venne emessa una legge per coprire i genitali (“Pictura in Cappella Ap.ca coopriantur“). Così Daniele da Volterra, un apprendista di Michelangelo, dipinse tutta una serie di panneggi e perizomi detti “braghe”, che gli valsero il soprannome di “Braghettone”.

Gli affreschi della Cappella Sistina hanno subito un completo restauro tra il 1979 e il 1999. L’intervento ha riguardato anche le parti marmoree e cioè la cantoria, la transenna e lo stemma di Sisto IV.
Particolarmente controversa fu la scelta da adottare per la rimozione o meno delle “braghe” di Daniele da Volterra. Si scelse di rimuovere la maggior parte dei perizomi tranne quelli nelle figure principali, ormai entrati nell’immaginario collettivo, come quello della figura di Daniele; comunque, una copia fedele e senza censure dell’originale, di Marcello Venusti, è oggi a Napoli al Museo di Capodimonte.

Nella Cappella viene ancor oggi tenuto il Conclave per l’elezione del Sommo Pontefice.

Ora è possibile visitare il capolavoro anche in modo virtuale sul sito dei Musei Vaticani.

Per accedere alla visita virtuale <b> cliccare sull'immagine</b>

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Se volete approfondire vi consigliamo anche il seguente video e l’intramontabile cult “Il tormento e l’estasi” con Rex Harrison e Charlton Heston 😉

https://www.youtube.com/watch?v=13docWBCzQc

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Una risposta a Il tour virtuale della cappella Sistina

  1. Entrando nella Cappella Sistina di Michelangelo, sopra il Giudizio, speculare all’Innalzamento del serpente di rame, da parte di Mosè, vi è dipinta la crocifissione di Aman, primo ministro persiano che voleva uccidere gli ebrei e poi a morire sarà lui. (cfr. Libro di Ester). Unica croce presente negli affreschi. Fa si che abbiamo una promessa (la croce di Cristo), sotto forma di minaccia. Aman protagonista negativo del carnevale ebraico, negli affreschi di Michelangelo assomiglia al Gesù giudice del Giudizio Universale. Ma in questo caso la somiglianza a cui si alluderebbe non sarebbe fisica, (come invece avrebbero avuto Gesù, Leonardo da Vinci e Michelangelo verso il termine della loro vita), ma funzionale. Il genio di Michelangelo, gli ha permesso un fantastico viaggio nel tempo: avrebbe visto la morte di Gesù in croce, mentre assumeva anche il ruolo di Aman, (anticipando di 4 secoli l’ipotesi simile dell’antropologo Frazer di inizio 900). In un carnevale si perde la cognizione di quello che si fa. Tanto che Gesù sulla croce esclamò: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù amando tutti sarebbe sceso il più in basso possibile per non tralasciare nessuno. Cfr. ebook. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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