Karl Gimbel pioniere delle ricostruzioni storiche

Agli appassionati sarà già capitato di imbattersi di tanto in tanto nelle immagini in bianco e nero tratte da un singolare testo  Die Reconstructionen der Gimbel’schen Waffensammlung, di Karl Gimbel, edito a Berlino nel 1902.

 Die Reconstructionen der Gimbel’schen Waffensammlung von Karl Gimbel, Berlin, 1902

Die Reconstructionen der Gimbel’schen Waffensammlung von Karl Gimbel, Berlin, 1902

Karl Georg Gimbel è nato il 25 maggio 1862 a Baden-Baden, nel Württemberg. Destinato agli studi giuridici, ben presto si rivolse alla carriera militare prestando servizio per molti anni nel 123º Reggimento granatieri “König Karl” (5. Württembergisches). Viene citato in Rudolph Lepke’s Kunst-Auctions-Haus : ein Beitrag zur Geschichte des Berliner come “uno dei più importanti collezionisti di armi in Germania, noto per le sue ricostruzioni basate su un metodo scientifico”.

Nella prefazione al catalogo della mostra tenutasi postuma dal 27 al 29 maggio 1904 e seguita dall’asta dal 30 maggio al 3 giugno dello stesso anno, si legge che Gimbel, deceduto due anni prima, il 23 maggio 1902, “era ispirato da un genuino spirito di ricerca” anche se spesso il valore della sua ricostruzione “non veniva preso abbastanza in considerazione”.
A quanto pare in più di un secolo i problemi tra ricostruttori e mondo accademico sono rimasti pressoché invariati.

Frontespizio del catalogo della mostra-asta tenutasi nel 1904

Frontespizio del catalogo della mostra-asta tenutasi nel 1904

Date e orari di mostra e asta postume del 1904

Date e orari di mostra e asta postume del 1904

La sua collezione comprendeva moltissimi pezzi autentici e molti ne fece ricostruire basandosi su descrizioni letterarie e iconografie.

Dopo un saggio del 1898 su una spada del XIV secolo appartenuta al Margravio Rudolf VI di Baden, nel 1902, anno della sua morte, venne dato alle stampe  il catalogo della collezione privata. Armi da offesa e da difesa non erano soltanto descritte, ma fotografate, rigorosamente indossate e impugnate da un manichino.

L’intento dello studio e delle riproduzione di Gimbel era quello di definire l’evoluzione della tecnica guerresca con esempi concreti e utili al confronto.

Ogni manichino, armato secondo le conoscenze relative a uno specifico periodo, venne fotografato in una o più visuali, e per ciascuna panoplia fu stesa una scheda dove venivano riportate le fonti.

Probabilmente alcuni di voi potranno riconoscere delle ingenuità, se non dei veri e propri errori, ma il lavoro di ricerca e di ricostruzione è veramente notevole. Abbiamo provato a seguire il metodo di Gimbel e cercato i testi da lui utilizzati per ricostruire le panoplie dei diversi periodi. Come sempre di grandissimo aiuto l’opera di digitalizzazione dei testi di biblioteche pubbliche e di Google, che ci ha consentito un viaggio nel mondo della ricerca archeologica del XIX e XX secolo. Forse la scelta di quale reperto utilizzare per riprodurre alcune parti dell’armamento o la scelta di alcuni testi di riferimento possono apparire discutibili, ma certamente il tenente Gimbel può annoverarsi tra i pionieri della ricostruzione e ci piace darvi qualche assaggio del suo lavoro.

Oplita greco di VI secolo a.C.

La raccolta di immagini procede in ordine cronologico ed esordisce con la ricostruzione di un oplita greco. La descrizione riporta che la ricostruzione è basata su iconografie da pitture vascolari e contiene pezzi originali appartenenti alla sua collezione: l’elmo, la spada, la cintura e la punta di lancia.
Ciascuno di questi oggetti viene confrontato con esempi iconografici riportati nel testo “Denkmäler des klassischen Altertums zur Erläuterung des Lebens der Griechen und Römer in Religion, Kunst, und Sitte” di Baumeister, 1885, lo stesso testo da cui vengono desunti gli esempi per le restanti parti della panoplia.

 

Guerriero gallico IV – II secolo a.C.

Per il guerriero gallico Gimbel espone spada e fodero originali della propria collezione, l’impugnatura della spada confrontata con un bassorilievo presente sull’altare di Pergamo, lo stesso da cui ha ricostruito lo scudo. Per l’elmo fa riferimento a un reperto conservato al museo di Salisburgo, rinvenuto al Passo di Lueg, in Austria. Per l’armatura a un reperto riportato da Ludwig Lindenschmit nel suo “Die Alterthümer unserer heidnischen Vorzeit” e per la cintura e relativa sospensione della spada al testo di Emile Vouga Les helvètes à la Tène”.

 

Legionario romano

I riferimenti di Gimbel per la ricostruzione del legionario sono i rilievi della Colonna Traiana (inizio II sec. ) e alcuni reperti riportati nel già citato testo di Baumeister. Anche in questo caso alcune parti, da cui la panoplia è stata ricostruita, appartengono alla collezione privata del tenente, in particolare frammenti di lorica segmentata e di calzature, il pugio e il gladio.

Guerriero merovingio circa VI secolo

Nella ricostruzione del suo guerriero merovingio Gimbel prende a riferimento l’elmo, in realtà sassone e datato ca. 500 d.C., rinvenuto a Leckhampton Hill,  nei pressi di Cheltenham nel Regno Unito, nel 1844, e riportato dal Baumeister. L’elmo in questione è particolare: ne sono giunte a noi soltanto le fasce in bronzo sottile, completate nella ricostruzione da una pelliccia. Il corpetto in pelliccia è decorato con due placche bronzee, secondo “il costume tradizionale franco” riferito da Lindenschmit e riportato, sebbene per un’epoca successiva, anche nella descrizione dell’abbigliamento di Carlo Magno dal suo biografo Eginardo. Il pugnale, lo scramasax (spada corta a un solo taglio), l’ascia da lancio (nota come Franziska perché caratteristica della panoplia franca), umbone e impugnatura dello scudo appartenevano alla collezione di Gimbel. Le decorazioni della cintura e della sospensione della spada sono ispirati a vari ritrovamenti riportati da Lindenschmit.

continua…

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