La maschera di Tutankhamon era di Nefertiti?

L’ipotesi di Nicholas Reeves sulla presenza di una camera segreta nella tomba di Tuankhamon è quasi del tutto confermata.

La famosissima maschera funeraria di Tutankhamon

La famosissima maschera funeraria di Tutankhamon

Dopo mesi di lavori, sopralluoghi e numerose polemiche, i risultati preliminari degli esami effettuati con l’uso di georadar nella camera sepolcrale del giovane faraone Tutankhamon hanno dimostrato che dietro i muri nord e ovest si cela al 90% di possibilità una camera o un’altra tomba.  Lo ha confermato a Luxor il Ministro delle Antichità Mahmoud el Damaty durante una conferenza a fine novembre. El Damaty ha aggiunto che tutti i dati verranno analizzati nei prossimi mesi e che si procederà a indagini endoscopiche con una telecamera inserita in un piccolo foro. Nicholas Reeves, l’autore della geniale intuizione, definisce i primi dati “incoraggianti e intriganti”. Sono ora in corso le analisi dei dati raccolti, ma se queste scoperte venissero confermate, avvalorerebbero la tesi dell’egittologo britannico: la stanza del sarcofago del faraone conterrebbe passaggi che conducono a camere nascoste, tra cui quella che si ritiene essere la tomba della regina Nefertiti.

Reeves sostiene che Re Tut – morto improvvisamente all’età di 19 anni – sia stato sepolto in tutta fretta in una tomba non costruita apposta per lui. Il luogo prescelto sarebbe stato una camera mortuaria nella Valle dei Re, proprio accanto alla tomba di Nefertiti, che ad oggi non è stata trovata. Si ritiene che la regina, ricordata per aver compiuto insieme al marito Akhenaton la rivoluzione monoteista in Egitto, fosse la madre di Tutankhamon. Le intuizioni di Reeves sulla tomba del celebre Faraone, esplorata insieme a numerosi altri esperti nei mesi scorsi, sono state scatenate dalla scoperta di alcune crepe quasi invisibili sugli intonaci dipinti della stanza. Secondo lo studioso, queste crepe potevano essere la prova che dietro i muri nord e ovest si nascondessero due stanze e che una di queste potesse essere la tomba di Nefertiti.

Ma Reeves non si limita ad attendere le conferme oggettive dei rilievi effettuati, ha di recente infatti pubblicato due articoli uno su Academia  e uno successivo sul Journal of Ancient Egyptian Interconnections dell’Università dell’Arizona in cui si aggiungono ulteriori elementi alla sua teoria. La tesi dell’egittologo britannico è che la famosissima maschera aurea del sarcofago di Tutankhamon sia stata originariamente prodotta per una sepoltura femminile.
L’utilizzo della maschera, così come il sarcofago aureo più interno e come la tomba stessa, da parte del ragazzo-faraone, sarebbe dovuto alla morte improvvisa che ha costretto a deporre il corpo in una tomba preesistente, senza avere il tempo materiale di predisporne una appositamente eretta. Le considerazioni di Reeves nei documenti citati fanno riferimento ad elementi come la diversa composizione dell’oro del copricapo (22,5 carati) rispetto a quella del volto (18,4 carati), suggerendo un’ipotesi di sostituzione del volto in fase di adattamento, oppure alla presenza di buchi ai lobi delle orecchie, caratteristica appartenente a individui femminili o a individui maschili in età subadulta, ma assente nelle rappresentazioni dei sovrani maschi adulti.

Reeves però aggiunge una nota alla revisione di uno dei documenti:

Alla fine di settembre 2015 sono stato in grado di riesaminare la maschera d’oro in condizioni di illuminazione diversa nella sua teca diversamente orientata al museo del Cairo. Contrariamente all’interpretazione precedente, è ormai evidente che il cartiglio contenente il prenome di Tutankhamon era stato alterato in antichità. Sotto gli attuali segni possono essere individuate tracce evidenti di un nome precedente, “[Ankh] kheperure – amato di Nefer [kheperure],” in origine conteneva all’interno un cartiglio significativamente più lungo. Le mie conclusioni relative alla proprietà iniziale della maschera trovano così conferma definitiva.

Nella successiva pubblicazione compaiono anche la foto di dettaglio del cartiglio in questione e l’interpretazione che Reeves ne dà, con l’aiuto di Marc Gabolde dell’Université Paul Valéry – Montpellier III e  W. Raymond Johnson dell’ Oriental Institute, University of Chicago.

Dettaglio dell'iscrizione sulla maschera di tutankhamon con il prenome del faraone (Foto:Ahmed Amin, Cairo Museum)

Dettaglio dell’iscrizione sulla maschera di Tutankhamon con il prenome del faraone                (Foto: Ahmed Amin, Cairo Museum)

Tra i geroglifici del praenomen di Tutankhamon, Neb-Kheperu-Ra (“Ra è signore delle manifestazioni”), si intravedono tenui tracce riconducibili a una precedente iscrizione mantenuta solo in minima parte.

nebkepherura
Nel disegno realizzato da Gabolde, si vedono le tracce precedenti in rosso, l’attuale cartiglio in verde e quello originario in arancio. Leggiamo cosa dice Reeves:

Gli elementi più facili da riconoscere all’interno del testo cancellato  sono tre gambe “galleggianti” di un geroglifico xprw posizionato alquanto a sinistra del xpr sovrapposto, appartenente al Prenome di Tutankhamon nb-xprw-ra (Neb-kheperu-ra); dello spazio era stato originariamente riservato a destra per ospitare un segno separato con la parte superiore arrotondata e una base evidentemente verticale, un ank. In combinazione con i resti di tre brevi verticali sotto i segni xprw successivi, di Tutankhamon, e un pesantemente reenfatizzato ra, quello che  queste tracce chiaramente precisano,  da destra a sinistra, è il prenome ank-xprw-ra “Ankh-kheperu-ra.
Esistono, ovviamente, due versioni del Prenome Ankh-kheperu-ra: il primo incorpora un epiteto che associa il proprietario ad Akhenaton, era una forma impiegata esclusivamente dalla donna coreggente: Neferneferuaten; l’uso del secondo, senza appellativo, sembra essere stato riservato al faraone Smenkhkare. Come suggerisce il posizionamento delle sue tracce iniziali, la versione originale incisa sulla maschera era quella con epiteto – un’impressione confermata dalla sagoma di un lungo segno rettangolare coerente con il geroglifico mr , “amato (da)”, che fisicamente si colloca alla base dell’nb di nb-xprw-ra.
Quello che mi aveva inizialmente perplesso su questo precedente cartiglio era lo spazio apparentemente limitato a sinistra per la scrittura di questo epiteto: era insufficiente per una qualsiasi delle forme attualmente attestate per Neferneferuaten. La spiegazione potrebbe essere stata fornita da Raymond Johnson: lui ha riconosciuto che il cartiglio utilizzato per Tutankhamon è una versione sensibilmente ridotta dell’ovale di  Neferneferuaten che aveva precedentemente occupato questa posizione, dove la zona liberata da tale riduzione di dimensioni del precedente cartiglio, è riempita da due segni verticali mAa xrw, “Giusto di voce.”
Quale, allora, era la forma precisa dell’epiteto di Ankh-kheperu-ra in questo precedente e più lungo cartiglio? Tenui tracce di una verticale lunga e una più breve a sinistra del mr già identificato possono fornire la risposta.
Sebbene si potrebbero sostenere altre identificazioni di queste incisioni  (per esempio, come elementi di una foglia di canna, ovvero i, che implicherebbe l’impiego di un raro epiteto itn  mr, “Prediletto di Aten (Aton)”), la più probabile ricostruzione delle tracce superstiti  è sicuramente nfr. Ciò punta verso la designazione molto più comunemente incontrata  mr nfr xprwra,”Amata di Nefer-kheperu-ra“.

N.B. il blog di Mattia Mancini corregge la scrittura in anx-xprw-ra mr(.t) nfr-xprw-ra, con l’aggiunta del femminile .t visibile nell’ipotesi disegnata da Gabolde (la “forma di pane” sottostante il rettangolo mr)

Nefer-kheperu-ra è uno dei nomi di Amenofi IV, ovvero di Akhenaton, il che identifica la sua “amata” con la regina Nefertiti.

Se tutte queste considerazioni si dimostrassero vere avremmo la conferma che tomba, sarcofago, maschera e tesoro di Tut furono preparati per la misteriosa Nefertiti, forse madre del faraone-ragazzo, ma non ci darebbero ancora certezza che le stanze, molto probabilmente presenti oltre i muri nord e ovest della camera mortuaria di Tutankhamon, ne contengano la sepoltura.

Disegno dell'attuale cartiglio (in verde in alto) con le tracce residue della precedente iscrizione; in giallo in basso la ricostruzione della scrittura originale. Disegno di Mark Gabolde

Disegno dell’attuale cartiglio (in verde in alto) con le tracce residue della precedente iscrizione; in giallo in basso la ricostruzione della scrittura originale. Disegno di Mark Gabolde

La maschera restaurata verrà nuovamente esposta domani 16 dicembre 2015 al Cairo dopo una conferenza stampa del ministro El-Damaty.

Articolo originale 
Sulla maschera di Tutankhamon
Nuove considerazioni sulla maschera di Tutankhamon

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2 risposte a La maschera di Tutankhamon era di Nefertiti?

  1. articolo interessante. l’ipotesi potrebbe essere vera. vorrei solo precisare che i fori alle orecchie, a partire dai Tutmosidi, li avevano, nelle statue, anche gli uomini