La Sculdascia di Montagnana

Quanti di voi avranno visto mille foto o visitato la tanto rinomata Carcassonne, in Francia.
E quanti invece conoscono l’esistenza delle città fortificate italiane? Tra queste è Montagnana, nella provincia di Padova, famosa per la splendida cerchia muraria medioevale perfettamente conservata. Andiamo a conoscerla.

Una splendida vista della cinta muraria difensiva di Montagnana (Pd)

Una splendida vista della cinta muraria difensiva di Montagnana (Pd)

A cavallo di tre provincie, Verona, Vicenza e Padova, nella fertile campagna alluvionale che fu l’antico alveo del fiume Adige si trova Montagnana e il suo territorio: la Sculdascia di Montagnana, con i suoi dieci comuni.
Fin dal tardo neolitico, circa 3000 a.C., quella fertile pianura bagnata dal grande fiume, è stata abitata dall’uomo. Le testimonianze archeologiche più consistenti risalgono all’Età del bronzo, X – VIII secolo a.C.
In quella zona, come in altre del territorio italiano, su leggere alture dovute alla vitalità del fiume, emergenti tra le sabbie alluvionali, l’uomo ha nel tempo creato villaggi fortificati noti come Motte.

Il fiume Adige

In quella che era la più ampia tra le Motte si insediarono gli antichi Veneti, allevatori di cavalli, e si sviluppò un abitato donatosi all’alleanza romana con il toponimo di Motta AEniana, ai quali i Romani concessero lo jus latinum nell’89 a.C.
La cittadina, presumibilmente già fortificata e interamente circondata dal fiume che all’epoca correva in un differente alveo, fu probabilmente anche un vero e proprio castrum, divenne snodo importante e passaggio sull’Adige lungo la via Emilia Altinate che da Modena andava a Padova, Altino e verso il Norico.

In età imperiale l’intero territorio tra Este e Cologna Veneta venne centuriato e assegnato ai veterani.
Insidiata dalle piene del fiume in varie epoche, ne parla anche Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, Montagnana subì una vera e propria devastazione nell’Alto Medioevo.
Il 17 ottobre 589 vi fu una piena eccezionale dell’Adige denominata rotta della Cucca, antico nome dell’attuale Veronella, punto in cui il fiume esondò drammaticamente. Paolo Diacono ne parla così nell’Historia Langobardorum:

aquae diluvium […] quale post Noe tempore creditur non fuisse. Factae sunt lavinae possessionum seu villarum, hominumque pariter et animantium magnus interitus. Destructa sunt itinera, dissipatae viae, tantumtuncque Atesis fluvius excrevit, ut circa basilicam Beati Zenonis martyris, quae extra Veronensis urbis muros sita est, usque ad superiores fenestras aqua pertingeret […] Urbis quoque eiusdem Veronensis muri ex parte aliqua eadem sunt inundatione subruti
un diluvio d’acqua […] che si ritiene non ci fosse stato dal tempo di Noè. Furono ridotti in rovina campagne e borghi, ci furono grosse perdite di vite umane e animali. Furono spazzati via i sentieri e distrutte le strade; il livello dell’Adige salì fino a raggiungere le finestre superiori della basilica di San Zeno martire, che si trova fuori le mura della città di Verona […] Anche una parte delle mura della stessa città di Verona fu distrutta dall’inondazione
(Historia Langobardorum Liber III, 23)

Per la sua cronaca Paolo Diacono prese spunto anche dal resoconto di papa Gregorio I riguardante uno dei miracoli attribuiti a San Zeno: nonostante l’incredibile portata della piena, poca acqua entrò nella basilica a lui dedicata.

Questo evento, secondo la tradizione storiografica veneta, sarebbe stata la causa dello sconvolgimento idrografico che tra il VI e l’VIII secolo modificò sostanzialmente il panorama fluviale del basso Veneto.
Il corso del fiume Adige, nel tratto a sud di Verona, si sarebbe allontanato dal suo alveo impaludando le grandi valli veronesi con stagni e marcite per secoli. L’evento, accompagnato dai cambiamenti climatici e dall’abbandono delle cure agrarie e fluviali a seguito della caduta dell’Impero romano d’occidente, avrebbe reso la zona incolta e spopolata, in uno stato più desolato di quanto lo fosse stato nei millenni precedenti.

Il corso attuale del fiume Adige

Il corso attuale del fiume Adige

Il fiume, via importante di comunicazione e allo stesso tempo protezione dell’insediamento, era divenuto il nemico devastatore dell’intera area. Quella motta, sulla quale insistono poveri manufatti murari, è luogo ambito e strategico per successivi insediamenti, particolarmente militari, nell’alto medioevo.

E’ in questo momento infatti, a partire dal 602, che i Longobardi stabiliscono nell’area la sculdascia mettendone a capo l’abitato di Montagnana.

I comuni facenti parti della <i>sculdascia</i>. Si noti tratteggiato il percorso dell'Adige precedente alla Rotta della Cucca del 589.

I comuni facenti parti della sculdascia. Si noti tratteggiato il percorso dell’Adige precedente alla Rotta della Cucca del 589.

La Sculdascia longobarda

Lo sculdascio (in longobardo skuldheis “comandante ai debiti” che ha dato origine anche allo scoltetto) era un funzionario del regno o di un ducato longobardo. Il termine deriva dall’antico germanico Skuld (“debito”) e heyssen (“imporre”).
Sembrerebbe che almeno inizialmente si trattasse quindi di un magistrato (Iudex aut sculdahis è una formula molto frequente) che si occupava di cause civili, soprattutto relative alla stipula e ai contenziosi sui debiti. Le Leges langobardorum lo citano in questa capacità:

de pignorationibus et debitis: Si homo liber, qui debitor est, alias res non habuerit, nisi caballos domitos, aut boves iunctorios seu vaccas, tunc ille, qui debitum requirit, vadat ad Sculdahis, et intimet causam suam.
Se un uomo libero, che sia debitore di qualcuno, non abbia beni di alcun genere, né un cavallo addestrato, né bovi da aggiogare o mucche da mungere, allora colui che vuole riscuotere il suo debito vada dallo sculdascio e intenti la sua causa.
Leges Langobardorum, tit.100

Più tardi, nelle Leges Liutprandi Regis tit. 20, la funzione sembra in certo qual modo più ampia:

Si quis causam habuerit, et Sculdahis iustitiam intra quatuer dies, facere neglexerit, etc
Se qualcuno avrà intentato causa, e lo sculdascio non avrà provveduto a fare giustizia nello spazio di quattro giorni, etc.
Leges Liutprandi Regis tit. 20

Liutprando, quindi, nella sua opera di riordino amministrativo del regno, affidò allo sculdascio l’amministrazione della giustizia nei villaggi, sorta di magistrato itinerante comunque sottoposto agli iudices, i funzionari di grado superiore: duchi e gastaldi. Le funzioni dello sculdascio non sembrano essere state limitate all’ambito giudiziario; a giudicare dalla spiegazione che Paolo Diacono offre per il termine, centenarius, termine che identifica un funzionario militare nella gerarchia bizantina, si può inferire che oltre alle funzioni di giudice civile lo sculdascio avesse anche un rango militare, con una contiguità frequente all’epoca, e operasse da una sede fissa in ambito locale.

Montagnana fu quindi sede dello sculdascio che esercitava i suoi poteri sulla Sculdascia ( o Scodescia o Scodessia o Scodosia), che comprendeva Casale di Scodosia, Urbana, Altaura, Tricontai, Merlara, Saletto, Megliadino S. Fidenzio, Megliadino S. Vitale, Ponso Vighizzolo, S. Margherita d’Adige, Castelbaldo con Masi.

Gli abitanti del distretto erano tenuti a concorrere all’efficenza militare del castrum provvedendo alla manutenzione delle mura, delle torri, dei ponti, e delle porte, nonchè alla guaita, ovvero al servizio di sentinella. In cambio dei doveri essi avevano il fondamentale diritto di incanipare, ovvero  mettere al riparo all’interno del recinto delle mura, nelle cosiddette canipe, capanne adibite appositamente, i prodotti agricoli. Il castrum di Montagnana funzionava quindi da ricetto per il territorio e fino al 1291, anno di costruzione della fortezza di Castelbaldo, fu l’unico a svolgere tale compito.

Vista aereadi Montagnana

Vista aerea di Montagnana

Durante le emergenze belliche, anche le popolazioni minacciate potevano rifugiarsi entro la cerchia fortificata sulla Motta di Montagnana. Era consuetudine infatti che, in caso di guerra, bande nemiche compissero le cosiddette cavalcate nelle campagne del territorio avversario devastandole, razziando, incendiando le messi, tagliando viti e alberi da frutto, bruciando case e fienili, scannando gli animali d’allevamento e uccidendo gli inermi abitanti.
La fortificazione di Montagnana, l’istituzione della sede giuridico-militare del distretto e l’insediamento di arimanni da parte dei re longobardi sono dovuti al ruolo strategico sul confine, ancora instabile, con i possedimenti di Bisanzio.

La mappa di Montagnana dal Retratto del Gorzon

La mappa di Montagnana dal Retratto del Gorzon. La mappa voluta dai Veneziani nel momento in cui la Serenissima si insediò nell’entroterra, realizzata poco prima del 1500 e aggiornata nel 1633 – rappresenta il territorio della Bassa Padovana con particolare attenzione ai campi coltivati a grano – con indicato il nome dei proprietari che pagavano il “campatico” – ai terreni adibiti a “vignà” – l’antico vigneto – alle zone acquitrinose, ai paesi e alle strade. Museo Etnografico di Stanghella (PD)

Da Carlo Magno a Ezzelino da Romano

Nel 774 i Franchi di Carlo Magno occuparono la regione senza introdurre sostanziali cambiamenti organizzativi fino all’818 quando Ludovico il Pio istituì contee e marche, rispettivamente sottoposti a conti e marchesi. La contea di Monselice comprese la sculdascia di Montagnana.
Nel IX e X secolo le incursioni degli Ungari costrinsero gli abitanti a ripristinare le opere difensive e potenziarle, probabilmente in corrispondenza del successivo Castello di San Zeno. Dal 1000 Montagnana fu corte domenicale e residenza del casato degli Obertenghi di Toscana da cui prese origine la casata dei potenti Estensi.
Dell’XI secolo risulta un recinto murario rafforzato da torri bertesche (torri di legno) circondato da ampio fossato. Nel corso del XII secolo Montagnana fiorisce e cresce di popolosità passando sotto il controllo dei Carraresi di Padova.

Ritratto xilografico di Ezzelino III da Romano

Ritratto xilografico di Ezzelino III da Romano

Nel XIII secolo spadroneggia dalla Lombardia al Veneto Ezzelino III da Romano, vicario imperiale di Federico II , che Dante cita nella sua Commedia. Insediatosi nel 1225 come podestà della città di Verona, il paladino degli interessi ghibellini Ezzelino conquistò e sottomise per conto dell’Imperatore anche Vicenza e , nel 1236, anche Padova , dove rase al suolo le case degli oppositori e incarcerò o trucidò pubblicamente in Prato della Valle gli esponenti della parte avversa. Successivamente si impadronì di Este con grandi distruzioni, ma in Montagnana , “opulento e fortissimo municipio” come lo descrive Albertino Mussato,  trovava una incredibile resistenza, tanto che nell’assalto del 1239 poté salvarsi a stento con la fuga.
Nel 1242 Ezzelino diede alle fiamme la città riuscendo poi a impadronirsene e ne riavviò la ricostruzione a partire dall’imponente Mastio di Castel San Zeno con funzioni esclusivamente militari. Tornata in mano al Comune di Padova, nel 1275 si provvide a insediare un importante presidio militare, venne ampliato il castello di San Zeno ed eretta una cortina muraria che parzialmente cingeva il borgo.

Castello di San Zeno o Porta Padova, eretto da Ezzelino da Romano.

Castello di San Zeno o Porta Padova, eretto da Ezzelino da Romano.

Le Signorie

Nel periodo delle Signorie nel XIV secolo, fu avamposto di Padova verso Verona che, con gli Scaligeri, dominava anche Vicenza . Montagnana, sottomessa alla Signoria Scaligera dal 1319 al 1337, ridivenne padovana con la Signoria dei Carraresi, i quali ne rinnovarono in buona parte la cinta muraria, ultimata nel 1362 con la costruzione della Rocca degli Alberi, eretta sotto Francesco I da Carrara  detto il Vecchio, rivolta al belligerante castello di Bevilacqua, tenuto dagli Scaligeri e distante pochi chilometri.

Suggestiva immagine della Rocca degli Alberi o Porta di Legnago eretta dai Carraresi nel XIV secolo.

Suggestiva immagine della Rocca degli Alberi o Porta di Legnago eretta dai Carraresi nel XIV secolo.

Con la drammatica fine dei Carraresi, nel 1405 Montagnana entrò a far parte dei domini della Repubblica di Venezia, che vi sviluppò soprattutto la coltura della canapa, materia essenziale per i cordami e le vele della sua flotta.

Pur essendo le fortificazioni trecentesche ormai inadeguate alla potenza bellica delle artiglierie da fuoco, Montagnana fu oggetto di convulse contese militari durante la guerra della Lega di Cambray (1508-1516) a motivo della sua funzione di centro viario e logistico di primaria importanza strategica, funzione che mantenne continuativamente anche nei secoli successivi.

La mappa di Montagnana con l'indicazione delle porte e dei monumenti più importanti.

La mappa di Montagnana con l’indicazione delle porte e dei monumenti più importanti.

Sotto Venezia, nel periodo rinascimentale, la città godette di notevole splendore culturale per la presenza in loco di importanti famiglie della nobiltà lagunare, che vi fecero erigere prestigiose residenze ed il grande Duomo, chiamando artisti quali Lorenzo da Bologna, il Palladio, il Sansovino, il Buonconsiglio, il Vittoria, i Bonazza, Giorgione, ed altri.

Con la caduta della Repubblica di Venezia, nel 1797, Montagnana seguì le sorti del Veneto, passando all’ Impero Austro-Ungarico fino al 1866, quando entrò a far parte del Regno d’ Italia.

Le mura attuali

Le mura incredibilmente ben conservate che cingono attualmente la cittadina sono dunque frutto di una lunga storia di contese territoriali in una zona di confine tra signorie e fazioni.

Si sviluppano attualmente in un poligono irregolare lungo quasi 2 chilometri, l’altezza varia dai 6,5 agli 8 metri, lo spessore è di 1 metro ma rafforzato internamente da poderosi archivolti che sostengono l’ampio camminamento di ronda.
Ventiquattro le torri, a esagono irregolare, che svettano per oltre 8 metri dalla linea delle merlature arrivando ai 19 metri delle torri angolari. La cinta è in blocchi di calcare e trachite alla base, intervallati da mattoni e la parte superiore con le merlature guelfe esclusivamente in mattoni. Tutto l’esterno doveva essere intonacato, infatti rimangono ampie tracce d’intonaco bianco.

Tratto di cinta con il quattrocentesco campanile della chiesa di San Francesco

Tratto di cinta con il quattrocentesco campanile della chiesa di San Francesco

Il Palio dei 10 comuni della Sculdascia

Il “Palio” era una tra le più tipiche feste italiane in epoca medioevale: si trattava della più diffusa manifestazione popolare con cui si festeggiava un avvenimento particolarmente significativo per tutta la Comunità e consisteva, per la maggior parte, in corse di cavalli.
Fu stabilito con statuto del 1366 per festeggiare la sconfitta nel 3 agosto 1337 delle truppe Scaligere di Mastino della Scala, al comando di Guidoriccio da Fogliano, proprio sotto le Mura di Montagnana.

L'Incendio della Rocca riproposto nel corso del Palio dei 10 Comuni in memoria dellincendio appiccato alla città nel 1242 da Ezzelino da Romano

L’Incendio della Rocca riproposto nel corso del Palio dei 10 Comuni in memoria dellincendio appiccato alla città nel 1242 da Ezzelino da Romano

Ripreso a partire dal 1981, la trama attuale del “Palio dei 10 Comuni” ha uno svolgimento assai complesso che segue la tortuosità e l’aggrovigliarsi delle vicende storiche del territorio. Include la Promessa solenne dei Capitani, la tenzone di musici, arcieri e sbandieratori, la competizione a cavallo, la cena e il mercato medievali, la sfilata storica, per concludersi con l’Incendio della Rocca a memoria dell’incendio appiccato alla città da Ezzelino.
La memoria del Palio risale, inoltre, alla originaria Sculdascia longobarda, i cui dieci comuni sono rappresentati a competere tra loro.
Un evento che mira a rammentare in una sola manifestazione, quanto più possibile della storia della città.

 


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