La seconda volta che i Longobardi discesero in Italia

Il Regno Longobardo in Italia è un periodo trascurato e mal spiegato nei testi scolastici, ma no… non vi siete dimenticati un pezzo di storia. Non stiamo parlando, in effetti, di una vera e propria “seconda migrazione” del popolo germanico in epoche passate, ma piuttosto di rievocazione, sotto vari aspetti.

La migrazione dei Longobardi secondo la saga dalla Scania all'Italia, I sec. a.C..VI secolo d.C. Da Lidia Capo (a cura di), Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Mondadori 1992, cartina 1.

La migrazione dei Longobardi dalla Scania all’Italia, I sec. a.C. – VI secolo d.C. Da Lidia Capo (a cura di), Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Mondadori 1992, cartina 1.

Come i lettori più assidui sapranno, per chi scrive, l’Alto Medioevo è una passione speciale all’interno della più ampia passione per la Storia e la nostra attenzione spesso si rivolge a progetti rievocativi e gruppi storici relativi al periodo della presenza longobarda in Italia. Basta verificare il numero di ricorrenze dei tag Longobardi e Alto Medioevo sul nostro sito per rendersene conto.

Con nostro estremo piacere, interesse e sostegno abbiamo visto nascere e prosperare i gruppi che rievocano questo periodo negli ultimi anni, su tutto il territorio nazionale. Ne abbiamo seguito le evoluzioni, le sinergie e anche qualche polemica da parte di qualcuno. Fenomeno del tutto normale e fisiologico, come quando gli adolescenti contestano qualunque cosa nell’inevitabile crisi di crescita e ricerca di identità.

Se parliamo di crisi adolescenziale è perché la Rievocazione Longobarda è ancora giovane in Italia.
Il primo gruppo di cui si abbia conoscenza è quello dei Winniler, sorto nei primissimi anni 2000, ma che per propria natura risulta schivo e poco propenso alla presenza in pubblico, tranne rare e centellinate occasioni. Il secondo gruppo a comparire in “vesti longobarde” è stata la Compagnia d’arme Fortebraccio Veregrense, il cui fondatore Diego Giulietti fu ispirato da una mostra visitata ad Ascoli nel 2000. Le pubblicazioni a livello divulgativo all’epoca non erano molte, quasi solo i cataloghi delle singole mostre e tutto doveva essere auto costruito. E’ un faticoso inizio.

Uno scatto durante dimostrazioni di combattimento del gruppo Fortebraccio Veregrense

Uno scatto durante dimostrazioni di combattimento del gruppo Fortebraccio Veregrense

E’ a partire dal 2008, col rinnovato interesse determinato dalla nascita del progetto Longobardi in Italia e il successivo riconoscimento nel 2011 del sito seriale da parte dell’UNESCO, che fiorisce appieno l’interesse per le rievocazioni altomedievali incentrate sui Longobardi.

E’ una rievocazione difficile, dove le fonti iconografiche e letterarie sono scarse e molto si basa sul reperto.
Si fa fondamentale la collaborazione con storiciarcheologi e istituzioni da parte dei neonati gruppi, tutti comunque già esperti rievocatori di altri periodi.
Molti rievocatori/ricostruttori sono essi stessi archeologi o laureati in discipline storiche. Internet nel frattempo consente un reperimento di fonti più facile: bibliografie ed estratti di saggi, se non saggi interi, sono resi accessibili dalla rete; così come i contatti tra studiosi, appassionati e rievocatori sono a portata di tastiera. Le foto dei reperti e le notizie su mostre e convegni circolano con maggior facilità e favoriscono il confronto.

Il gruppo Presenze Longobarde nella sua ricostruzione di un banchetto aristocratico longobardo, con la partecipazione di alcuni ospiti del gruppo Bandum Freae (Foto: Camillo Balossini)

Membri dei gruppi Presenze Longobarde e Bandum Freae nella ricostruzione di un banchetto aristocratico longobardo                      (Foto: Camillo Balossini)

In sostanza, per quello strano fenomeno culturale che spesso accade, a partire dal 2008 la storia dei Longobardi torna ad affiorare su più fronti diversi e riceve un interesse del tutto nuovo. Riscattandosi da trascorsi storiografici sfavorevoli, da interpretazioni e strumentalizzazioni passate, esce dai contesti puramente accademici ed eruditi e inizia a raggiungere il più ampio pubblico.
Per una concomitanza di eventi fioriscono in modo indipendente i nuovi gruppi di rievocazione, si avventurano in questo mondo gli artigiani che tentano di replicarne i reperti facendosi anch’essi ricostruttori o, viceversa, i ricostruttori si debbono scoprire artigiani; le manifestazioni, o meglio i loro organizzatori, si fanno sensibili al riscoperto periodo storico.


I convegni un tempo ristretti a pochi addetti ai lavori suscitano interesse più vasto, così come le mostre. Le sezioni museali dedicate vengono ristrutturate, come nel caso del Museo Archeologico di Milano, e la ventilata chiusura del Museo archeologico dell’Alto Medioevo di Roma, nel 2013, spinge all’apertura di una pagina su Facebook che mira a scongiurarla, riuscendoci.
Il nome di Otto Von Hessen , il padre dell’archeologia altomedievale e longobarda in Italia comincia a risuonare anche tra i non addetti ai lavori.

Ricostruttore del gruppo Helvargar esegue un pettine in osso da reperto

Ricostruttore del gruppo Helvargar esegue un pettine in osso da reperto  
    (Foto: Feste celtiche e Co )

Rievocatore del gruppo Bandum Freae dimostra produzione di oggetti colando bronzo fuso in appositi stampi (Foto:La Storia Viva)

Rievocatore del gruppo Bandum Freae dimostra produzione di oggetti colando bronzo fuso in appositi stampi        (Foto:La Storia Viva)

Rievocatore del gruppo Presenze Longobarde decora con la tecnica a stralucido la replica di un'olla ceramica

Rievocatore del gruppo Presenze Longobarde decora con la tecnica a stralucido la replica di un’olla ceramica

Ma forse non tutti sanno che in quel clima, proprio nel 2009, fu eseguita una Rievocazione Longobarda di livello molto alto e non fu italiana.
Si tratta del Progetto In Fara 568 ideato dagli archeologi Julian Decker di Bamberg, Christoph Lauwigi di Heidelberg e Bernhard Muigg di Innsbruck.
L’obiettivo iniziale era quello di ricreare la migrazione storica dei Longobardi dalla Pannonia verso l’Italia nell’anno 568 d. C. e parlando di rievocazione longobarda nell’Anno dei Cammini che si va chiudendo, ci pare un doveroso omaggio ricordarla come antesignana di tutte le Marce Longobarde.

Vista d'insieme dell'equipaggiamento utilizzato da Muigg nella marcia storica del 2009

Gli ideatori si ispirarono al concetto di reenactment coniato dal filosofo e storico inglese
Robin George Collingwood la cui definizione può essere sintetizzata così: “la ricostruzione più verosimile di un avvenimento nel suo corso, compiuta possibilmente nel luogo dell’azione originale e alle stesse condizioni che esistevano durante l’avvenimento originale.” Nella presentazione pubblicata sull’Annuario del Museo Nazionale di Cividale  Bernhard Muigg sottolinea l’adesione del progetto a questo concetto e dichiara che, per quanto è noto, si tratta della prima esperienza tendente a verificare la ricostruzione dell’itinerario, che Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum lascia nel vago.

Gli organizzatori si accorsero presto che, a causa di lacune nella ricerca e della mancanza di tempo e risorse finanziarie, sarebbe stato necessario ridimensionare il progetto che si svolse tra Ivančna gorica in Slovenia e Cividale del Friuli,  ovvero sull’ultimo tratto del percorso compiuto dai Longobardi. Per realizzarlo decisero di attenersi alle valutazioni di Slavko Ciglenečki del 2005.

Itinerario secondo Slavko Ciglenečki, 2005

Itinerario secondo Slavko Ciglenečki, 2005

Il documento pubblicato riporta tutte le considerazioni che determinarono la scelta dell’abbigliamento, dell’equipaggiamento, dell’attrezzatura per il trasporto e dell’alimentazione durante il viaggio, con tutti i distinguo e i dubbi del caso.

Viaggiò il solo Bernhard Muigg tra l’8 e il 16 maggio 2009. La nuova invasione “rievocata” fu di modeste dimensioni 🙂

Non sappiamo quanti dei nostri attuali rievocatori longobardi fossero a conoscenza dell’esperienza di Muigg nel momento in cui decisero la loro attuale avventura ricostruttiva, forse nessuno, o forse soltanto i gruppi nati l’anno successivo, proprio in Friuli, che avrebbero potuto più facilmente esserne informati. Non sappiamo se quella rievocazione attuata da archeologi fu di stimolo alla moderna rievocazione italiana, finalmente accettata da un crescente numero di figure accademiche e istituzionali, o se fu solo un “messaggio nella bottiglia” colto a valle per caso e quasi senza consapevolezza.
In ogni caso la marcia di Muigg è un esempio di alto livello rievocativo, soprattutto in considerazione dei tempi in cui fu realizzata, e ancora oggi rimane un riferimento per gli aspiranti longobardi e non solo.

Ci auguriamo che la storia della Rievocazione Longobarda continui a meravigliarci e a crescere come ha fatto in questi pochi anni, in cui molte regioni hanno prodotto le loro “fare“, ciascuna con lo specifico dei suoi eventi storici, delle proprie necropoli da scoprire, studiare e riproporre e con gli specifici segni lasciati sul proprio territorio. Vediamo positivamente il fiorire di nuovi gruppi: abbiamo molto da studiare e perfezionare e c’è posto e lavoro, preferibilmente collaborativo, per tutti.

Rievocatori del gruppo Insubria Antiqua

Rievocatori del gruppo Insubria Antiqua: presente e futuro in rievocazione 🙂

(Foto: Gioacchino Sparrone)

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