La spada Ulfberht non è vichinga

Ulfberht è l’iscrizione che appare su 167 lame di spada rinvenute in una vasta area geografica e riferite a un arco temporale di un paio di secoli,  tra 800 e 1000 d.C.
Un marchio di fabbrica indice di qualità associato alle spade vichinghe per antonomasia, ma per quanto possa deludere gli appassionati degli “uomini del nord”, le più famose spade vichinghe sono “franche”.

Dettaglio del "marchio" Ulfberht, Museo di Norimberga

Dettaglio del “marchio” Ulfberht, Museo di Norimberga

La qualità dell’acciaio

La caratteristica comune di queste spade, oltre alla firma di cui poi approfondiremo, è l‘incredibile acciaio di cui è costituita la lama. Un acciaio purissimo che ha posto a esperti e studiosi la difficile sfida di comprendere i processi di forgiatura dell’epoca. Si tratta infatti di un acciaio degno di quello ottenuto con i moderni processi industriali il che, con la tecnologia dell’epoca, sembra impossibile. La Ulfberht ha un contenuto di carbonio circa tre volte superiore a quello delle altre spade del tempo il che determina le sue principali caratteristiche: flessibilità, resistenza e leggerezza. Il suo acciaio è molto più compatto, presentando meno discontinuità dovute alle scorie.

Confronto al microscopio tra acciaio Ulfberht a sinistra e comune acciaio medievale a destra (immagine tratta dal documentario "Secret of the viking sword")

Confronto al microscopio tra acciaio Ulfberht a sinistra e comune acciaio medievale a destra (immagine tratta dal documentario “Secret of the viking sword”)

E’ necessario raggiungere 1.538 gradi Celsius per liquefare il metallo e permettere di rimuovere le impurità. Viene poi aggiunto il carbonio per rendere più resistente il ferro ed è il giusto equilibrio nella presenza di carbonio a rendere la spada flessibile ma non fragile.
Prima della scoperta della Ulfberht si pensava che la rimozione delle impurità a queste temperature potesse essere possibile solamente durante la Rivoluzione Industriale, ma le fabbriche della Ulfberht hanno raggiunto gli stessi risultati, a quanto pare, 800 anni in anticipo. I fabbri medievali e successivi, rimuovevano l’impurità dal ferro per riscaldamento a circa 300 gradi e successiva battitura meccanica, senza poter raggiungere mai i livelli dell’acciaio Ulfberht.

Nel 2012 la stazione televisiva NOVA trasmise un documentario del National Geographic “I segreti della spada vichinga” in cui Richard Furrer, un fabbro del Wisconsin, descrive le difficoltà di creare una spada di quel tipo. Nel documentario Furrer è presentato come una delle poche persone al mondo in grado di riuscire a riprodurre una Ulfberht. Prepara il suo crogiolo unendo al minerale ferroso polvere di carbone, sabbia e vetro. Il nome di “crucible steel”, acciaio di crogiolo, dato comunemente a questo tipo di metallo, diventa subito chiaro. Sigilla poi il crogiolo e lo posiziona in un fornetto in laterizi estraendone dopo parecchie ore un lingotto che verrà poi battuto fino a dargli dimensioni e forma di lama. Procede poi con l’incisione e la battitura della firma e le operazioni di finitura.

Il documentario è in inglese e dura circa un’ora ma merita di essere guardato.

Come avrete visto nel documentario si sottolinea che il “crucible steel” dovesse essere importato dall’Asia lungo la cosiddetta via del Volga.
La conclusione viene raggiunta sostanzialmente in base a tre elementi: la mancanza di tracce di lavorazione in Europa (materiale intermedio di lavorazione, botteghe di fabbri o tracce scritte di alcun tipo), la sovrapposizione cronologica delle spade rinvenute con il periodo di “apertura” della via del Volga vichinga, la contemporanea apparizione in Oriente del famosissimo acciaio di Damasco.

La via del Volga vichinga dalla Svezia all'Iran

La via del Volga vichinga dalla Svezia all’Iran

Ma erano davvero spade vichinghe?

Per tutto il documentario si mostrano e descrivono guerrieri vichinghi e si accenna solo velocemente al fatto che il nome Ulfberht sia di fatto franco, così come i vari professori ed esperti intervistati accennano soltanto al fatto che la croce presente nell’iscrizione sia da riferire a qualche istituzione o personaggio ecclesiastico, un abate o un vescovo. La questione viene liquidata da Alan Williams come un vezzo dei vichinghi di decorare la lama con simboli “romani” e marchi stranieri.
L’obiettivo del documentario è in definitiva attribuire a ogni costo le spade ai vichinghi, che avrebbero ottenuto per vie commerciali il metallo da India o Arabia e lo avrebbero in seguito decorato con simboli cristiani e nomi franchi.

Per quanto affascinati noi stessi dal popolo vichingo riteniamo il documentario troppo orientato ad assecondare la moda “vichinga” del momento. Sono infatti ormai molti gli studi che indicano come le famose spade vichinghe dovrebbero in realtà essere chiamate spade carolingie.

Spade Ulfberht dalla mostra Vikings del 2014 a Berlino.

Spade Ulfberht dalla mostra Vikings del 2014 a Berlino. Dall’alto in basso: 1. Peltomaa, Häme, Finlandia; 2. Wiskiauten / Mochewoje, Obl. Kaliningrad, Russia;
3. Schwedt, Brandenburg, Germania; 4. Awecken, Awajki, Woj. Ermland-Masuren, Polonia;
5. Luogo sconosciuto Norvegia. (Foto: http://www.tf.uni-kiel.de/en)

 

Il nome Ulfberht

Cominciamo dal nome inscritto sulla lama. Questo nome presenta molte varianti come evidenziato e classificato da Anne Stalsberg nel suo saggio The Vlfberht sword blades reevaluated.

Schema delle diverse grafie della firma Ulfberht e dei simboli incisi sul retro (da Anne Stalsberg, The Vlfberht sword blades reevaluated)

Schema delle diverse grafie della firma Ulfberht e dei simboli incisi sul retro (da Anne Stalsberg, The Vlfberht sword blades reevaluated)

Le varianti sono state a lungo ritenute indice di copie o falsi prodotti da officine diverse che avessero aggiunto il nome per aumentare il valore della spada, come accade oggi per marchi famosi come Gucci o Prada. Tuttavia è stato dimostrato che l’unico modo per accertare l’originalità e genuinità di una spada Ulfberht sia l’analisi della qualità dell’acciaio.

Le diverse forme della firma sono piuttosto da attribuire al fatto che i fabbri fossero sostanzialmente analfabeti, quasi certamente schiavi, che potevano commettere degli errori nella riproduzione di segni non significativi per loro. Va considerato anche che una volta inciso l’acciaio non era facile rimediare all’errore senza dover gettare tutto il lavoro e riforgiare la spada. Un caso che, data la preziosità dell’arma, sicuramente non si verificava, essendo preferibile eventualmente adattare il nome in una nuova grafia. L’idea che Ulfberht sia il nome di un unico fabbro è ovviamente da scartare a priori dato l’arco temporale e geografico di distribuzione delle spade. Doveva indicare piuttosto una tecnica, un processo di esecuzione e quindi una qualità che dalla firma veniva garantita.

Spada Ulfberht datata all'825, Museo di Norimebrga

Spada Ulfberht datata all’825, Museo di Norimberga

Ma chi era Ulfberht?

La presenza della croce,  indica chiaramente un collegamento con le istituzioni ecclesiastiche. Con l’eccezione di non più di sei firme della variante 3, tutte le firme hanno una croce iniziale, a forma di croce greca, davanti alla V. Con l’eccezione di pochissime firme della variante 6 tutte le firme hanno anche una seconda croce dopo o prima la T finale, forse due firme hanno addirittura 3 croci, una iniziale, una prima e una dopo la T finale.
Le croci devono avere un significato, o non sarebbero state inserite nelle firme quasi senza eccezione.
Sono tre le categorie che presentano una croce nella firma: abati, vescovi e monasteri della Chiesa Cattolica.

Firma dell'allora Cardinale in Milano Giovanni Battista Montini. Visibile la piccola croce all'inizio della firma.

Firma dell’allora Cardinale in Milano Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI. Visibile la piccola croce all’inizio della firma. (Immagine tratta dal documentario Rai: La Milano di Ambrogio

Negli atti conservati a San Gallo sono numerosi i documenti del periodo in cui le firme sono precedute da croci simili. E’quindi molto probabile che Ulfberht fosse un abate o un vescovo, sotto la cui guida operassero officine deputate alla produzione di armi e della famosa spada.  Nei Capitolari sono frequentemente indicati gli obblighi di fornire prestabilite quantità di armi da parte delle comunità ecclesiastiche, come avviene nei casi dell’abbazia di Corbie, Fulda, San Gallo. Sebbene non sia direttamente nominata la produzione di spade, proprio a San Gallo viene citata la presenza di “emundatores vel politores gladiorum”.

Non stupisca l’idea che un monastero o abbazia carolingia si servisse di schiavi analfabeti nelle sue officine. Alcuino, consigliere di Carlo Magno e artefice della Rinascita Carolingia, fu abate di quattro abbazie che disponevano di circa 20.000 schiavi. Pare anche evidente che gli schiavi letterati sarebbero stati impiegati in altri ruoli piuttosto che nel settore artigianale.

Disegno di Anders Lorange pubblicato nel 1889 su una rivista di Archeologia Norvegese; Lorange fu il primo a descrivere le spade Ulfberht

Disegno di Anders Lorange pubblicato nel 1889 su una rivista di Archeologia Norvegese; Lorange fu il primo a descrivere le spade Ulfberht

Nei Libri Confraternitatum Sancti Galli sono elencate molte varianti di questo nome tra il IX e l’XI secolo: Uolfberht, Uolfbernt, Uolfbernus, Uolfberht/ Wolfbert, Uolfbertus/Wolfbertus. Si tratta sempre di persone che hanno una stretta correlazione con l’abbazia di San Gallo: monaci, abati o benefattori.
In un lascito risalente all’802 un uomo dona a un abate la propria villa nella zona del Basso Reno, a nome suo e del proprio padre. Nel manoscritto il nome del padre, al genitivo, è scritto Wulfberti.
Sia l’abbazia di San Gallo che l’area del Basso Reno si trovavano entro i confini del Regno Franco.
Sebbene non si sia ancora trovato un riferimento al nome Ulfberht o Vlfberht, con questa esatta grafia, pare ormai assodato e riconosciuto da tutti gli studiosi che il nome sia franco.

Piombo rivelatore

Se non bastasse l’analisi del nome e del simbolo della croce, una importante prova della provenienza franca della straordinaria spada si è avuta di recente, in seguito alla scoperta di un esemplare risalente al X secolo, recuperato nel 2012 dal fiume Weser, presso la città di Hessisch Oldendorf nella Bassa Sassonia (Niedersachsen, Germania).

La spada Ulfberht rinvenuta nel 2012 nel fiume Weser (Foto: National Geographic)

La spada Ulfberht rinvenuta nel 2012 nel fiume Weser (Foto: National Geographic)

Sottoposta alle analisi dell’Istituto di Chimica Inorganica dell’Università Leibniz di Hannover ha rivelato, secondo il chimico Robert Lehmann, che il piombo impiegato per eseguire le decorazioni sull’elsa della spada proviene da un’area della Franconia situata fra il fiume Reno, Lahn e Wetterau, esattamente dalle montagne del massiccio Schiefergebirge che si trova nelle vicinanze dei monasteri di Fulda e di Lorsch. È quindi probabile che l’officina delle spade Ulfberht si trovasse in uno dei due o entrambi. Dalle analisi è stato inoltre appurato che elsa e pomolo non erano stati fabbricati separatamente da diversi artigiani, ma nella medesima officina.

La lama di questa spada ha un alto contenuto di manganese, il che ha portato Lehmann ad escludere l’ipotesi di una possibile provenienza dall’Est. Questo suggerisce che la spada venisse forgiata vicino alla fonte dei minerali utilizzati.

Secondo Alfred Geibig, curatore della raccolta di armi e armature medievali di Coburgo, una delle maggiori d’Europa, i fabbri occidentali del Medioevo vantavano una lunga, importante tradizione nella produzione di armi, dai Celti ai Romani. Al contrario dei loro colleghi d’Oriente che lavoravano con acciaio di Damasco, vale a dire con una tecnica che prevedeva la fusione di diversi tipi di ferro di tempra differente, i fabbri europei usavano per le spade Ulfberht il mono acciaio. Altrettanto importante quanto il materiale, era la tecnica di lavorazione e raffreddamento del metallo che, ovviamente, sottostava al segreto.

La diffusione

Quello che ha fatto da sempre pensare che la Ulfberht fosse la spada di produzione vichinga per antonomasia è l’enorme quantità di queste spade rinvenute in Scandinavia.

Mappa di distribuzione dei ritrovamenti di spade Ulfberht (da Anne Stalsberg)

Mappa di distribuzione dei ritrovamenti di spade Ulfberht (da Anne Stalsberg)

Non va dimenticato però che il rinvenimento della maggior parte delle spade,  sia in Scandinavia che nei territori dell’Est, è dovuto al rituale di sepoltura, ancora pagano, che prevedeva la deposizione delle armi assieme al defunto. Rituale che nel mondo cristianizzato dei carolingi non era più consentito. Non è un caso che gli sporadici rinvenimenti in Europa centrale si siano verificati presso torbiere o corsi d’acqua piuttosto che in necropoli.

Questo solleva un’ulteriore questione. Sappiamo infatti dai Capitularia carolingi che il commercio verso l’estero di “arma et bruniae (armature) atque caballi “ fu limitato variamente nel corso degli anni, passando dal divieto assoluto alla vendita autorizzata solo per alcune categorie di mercanti. La cosa è comprensibile, considerando che di certo i Carolingi non gradivano una spada della qualità della Ulfberht entrasse in possesso anche dei temibili uomini del Nord che minacciavano l’Europa in quel periodo.
Nell’ Edictus Pistense di Carlo il Calvo dell’864 si proclama la pena di morte per chi commerciasse armi con i “Nortmanni” senza l’autorizzazione reale.
Alla luce di questa informazione per darci ragione dell’enorme percentuale di spade “passate al nemico” si deve ritenere che il contrabbando proseguisse imperterrito, il che in effetti corrisponde alla necessità di ribadire il divieto in numerose successive leggi, e che i Vichinghi potessero impossessarsi in vari altri modi dell’arma più micidiale dell’epoca: depredazione dei caduti sul campo, saccheggio e riscatto.

Classificazione delle spade secondo Petersen (modificato da Greibig e Jacobsson)

Classificazione delle spade secondo Petersen (modificato da Greibig e Jacobsson)

Immagine dal Salterio di Stoccarda, anno 820-830, manoscritto carolingio realizzato nell''Abbazia di St. Germain-des-Prés a Parigi. I pomoli delle spade corrispondono al tipo 2 nella classificazione cronologica di Petersen

Immagine dal Salterio di Stoccarda, anno 820-830, manoscritto carolingio realizzato nell”Abbazia di St. Germain-des-Prés a Parigi. I pomoli delle spade corrispondono al tipo 2 nella classificazione cronologica di Petersen

Il severo e reiterato controllo sull’esportazione delle armi costituisce di per sé anche una prova di quanto la qualità generale degli equipaggiamenti prodotti dalle officine per armare i vassalli fosse apprezzata fuori dai confini franchi. Negli Annales Bertiniani si riferisce che anche i Saraceni apprezzavano particolarmente la Ulfberht: nell’869 pretesero centocinquanta spade di questo tipo come parte di un riscatto per l’Arcivescovo Rotland of Arles.

Rimangono ancora molti punti da verificare. Rimane ad esempio da trovare un riferimento chiaro che colleghi il nome Ulfberht alla produzione di lame, così come andrebbero esaminate tutte le lame in riferimento ai contenuti in manganese e piombo che convincono Lehmann della località europea di origine.
Andrebbero anche verificati i simboli tracciati sul retro delle spade, ad oggi messi in secondo piano dagli studiosi.
Tuttavia le prove ad oggi conosciute ci convincono che la regina delle spade vichinghe sia davvero carolingia.

Riferimenti e approfondimenti:

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