La storia degli scacchi di Lewis

I famosi scacchi dell'isola di Lewis - British Museum - Stanza 40 di Medieval Europe (Foto© Trustees of the British Museum)

I famosi scacchi dell’isola di Lewis – British Museum – Stanza 40 di Medieval Europe (Foto© Trustees of the British Museum)
Ci sono complessivamente 93 pezzi: 8 re, 8 regine, 16 vescovi [alfieri], 15 cavalieri [cavalli], 12 guardie (sodati molto possenti, l’equivalente delle odierne torri), 19 pedoni, 14 pedine per giochi da tavolo, simili al backgammon, e la fibbia di una cintura. Alcuni sono macchiati di rosso, indizio del fatto che i pezzi fossero o bianchi o rossi, non bianchi e neri. Il British Museum possiede 82 pezzi, mentre il National Museum of Scotland di Edimburgo possiede gli altri 11.

Li avete sicuramente visti riprodotti almeno una volta. Probabilmente li ricordate per la rappresentazione nel primo film di Harry Potter quando lui e Ron Weasley giocano una partita agli scacchi dei maghi. Sono i cosiddetti Scacchi di Lewis e sono i più famosi pezzi del mondo degli scacchi.

Gli scacchi dei Maghi in <b>Harry Potter e la Pietra Filosofale</b>. Gli scacchi utilizzati riproducono quelli ritrovati sull'isola di Lewis nel 1831.

Gli scacchi dei Maghi in Harry Potter e la Pietra Filosofale. Gli scacchi utilizzati riproducono quelli ritrovati sull’isola di Lewis nel 1831.

Nel 1831 sull’isola di Lewis (Ebridi Esterne, Scozia) fu ritrovata in un contenitore di pietra una collezione di scacchi realizzati intagliando zanne di tricheco. I pezzi erano 93 e da allora ci si interroga sulla loro provenienza e sull’epoca in cui furono realizzati. Secondo buona parte degli storici, gli scacchi furono intagliati in Norvegia, ma da qualche tempo alcuni appassionati sostengono che i pezzi potrebbero essere stati scolpiti in Islanda. Il problema non è meramente accademico: risolvere l’enigma della provenienza degli scacchi di Lewis potrebbe offrire nuovi spunti per lo studio dei contatti tra le popolazioni dell’Europa del Nord di quasi un millennio fa.

Uno dei "vescovi" del set di Lewis. (Foto: Sarah Ross)

Uno dei “vescovi” del set di Lewis. (Foto: Sarah Ross)
Dei sedici Vescovi, sette sono seduti su un trono e nove sono in piedi. Il Vescovo indossa la mitra, il copricapo cerimoniale dei Vescovi, e tutti impugnano il pastorale, con una mano o con entrambe. Il pezzo mostrato nell’immagine lo regge con la destra, mentre nell’altra tiene la Bibbia. I Vescovi indossano cappe abbottonate al collo oppure pianete che li avvolgono completamente. La presenza del Vescovo tra questo set di scacchi è significativa per datarne la lavorazione. Nel 1150 il tipo di abbigliamento era stato stabilito in questi termini per i vescovi, e prevedeva che la mitra fosse indossata frontalmente anziché lateralmente. Si vedano anche i sigilli dell’epoca. Inoltre, nessuna rappresentazione di pezzi da scacchi che riproducano vescovi è stata ritrovata prima di questo periodo. La presenza di una figura religiosa nel gioco è insolita anche perché all’inizio la Chiesa era molto critica nei confronti del gioco degli scacchi, e solo in seguito si mostrò più tollerante. Senza dubbio l’inclusione del Vescovo come pezzo importante del gioco denota anche il suo status nel sistema sociale dell’epoca, e indica come avesse acquisito una posizione di assoluto rilievo.Si ricordi anche il turbolento conflitto tra potere reale e potere ecclesiastico culminato nel 1170 con l’assassinio di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury.

Sebbene siano stati a lungo considerati vichinghi, basandosi sulla tecnica di intaglio e sullo stile utilizzato, gli storici ritengono che i pezzi siano stati realizzati tra il 1150 e il 1200, quindi almeno un secolo dopo la fine della cosiddetta era vichinga. Il luogo della loro creazione sarebbe, secondo la teoria più in voga, la città di Trondheim, in Norvegia. Non è invece chiaro come gli scacchi di Lewis siano arrivati sull’isola, anche se ci sono diverse ipotesi in proposito: secondo alcuni i pezzi facevano parte del bottino di un furto, occultato sull’isola e poi dimenticato, mentre per altri gli scacchi sarebbero arrivati sulle coste per puro caso in seguito al naufragio di un’imbarcazione.

Due appassionati di scacchi, gli islandesi Gudmundur G. Thorarinsson ed Einar S. Einarsson, sono convinti che gli scacchi di Lewis non siano stati realizzati in Norvegia, ma in Islanda. Thorarinsson è un ingegnere civile ed è stato anche membro del parlamento islandese, mentre Einarsson è stato il presidente di Visa in Islanda ed era amico del campione di scacchi Bobby Fischer.

Thorarinsson sostiene che gli scacchi di Lewis siano islandesi sulla base di alcune osservazioni storiche e sullo sviluppo delle regole del gioco. La presenza degli alfieri (in inglese l’alfiere si chiama bishop, vescovo) è una delle prove, dice sempre l’esperto, ricordando che quel genere di pezzi non veniva utilizzato nel resto d’Europa all’epoca in cui furono creati gli scacchi di Lewis. Inoltre, nelle saghe islandesi del decimo e undicesimo secolo gli scacchi sono un elemento ricorrente così come i cenni agli alfieri. Nei racconti ci sono anche riferimenti ad alcune mosse realizzate con gli alfieri per mettere in scacco il re sulla scacchiera. Tuttavia la teoria islandese ha origini lontane: Frederic Madden del British Museum, che fu la prima persona a scrivere sugli scacchi di Lewis, l’anno dopo la loro scoperta sull’isola di Lewis nel 1831, ha concluso che erano stati fabbricati in Islanda nel XII secolo.

Alex Woolf, direttore dell’Istituto per gli Studi Medievali della University of St. Andrews, osteggiò a lungo la ricostruzione di Thorarinsson. L’idea di utilizzare gli alfieri (i vescovi) nacque in Inghilterra e si diffuse rapidamente sia in Norvegia che in Islanda, era la sua tesi. Rispondendo a un giornalista del New York Times si espresse in questi termini:

 «Ci è voluto un sacco di avorio di tricheco per fare quei pezzi, e all’epoca l’Islanda era un posto popolato da contadini» e ricordando la straordinaria fattura dei pezzi, aggiunse «Non vai a cercare il Metropolitan Museum of Art nello Iowa».

Ma dopo aver incontrato Guðmundur e dopo la sua visita a Skalholt in Islanda, anche Woolf è diventato un sostenitore della teoria Islandese.

Per la versione ufficiale, a commissionare la lavorazione degli scacchi di Lewis fu l’arcivescovo di Trondheim in Norvegia, che aveva giurisdizione sulle Ebridi insieme al re. Probabilmente sarebbero dovuti servire per un regalo, almeno a giudicare dal costo dell’avorio e dalla raffinata realizzazione. Nella cattedrale di Trondheim alcuni studiosi hanno anche trovato opere intagliate con uno stile e una tecnica simili a quelle utilizzate per realizzare i pezzi di Lewis, un’ulteriore prova, secondo gli esperti, dell’origine dei manufatti.

Ma Thorarinsson non demorde: «Gli artisti islandesi studiavano a Trondheim. Lì imparavano la tecnica per l’intaglio». L’appassionato di scacchi ricorda poi che buona parte dell’avorio di tricheco proveniva dalla Groenlandia, terra che era stata raggiunta dagli islandesi. Il materiale prezioso sarebbe stato portato in Islanda e non in Norvegia anche per ragioni pratiche di distanza dalla Groenlandia.

Warder (guardiano) o Rook (torre) del set di scacchi di Lewis (Foto: Wikipedia)

Warder (guardiano) o Rook (torre) del set di scacchi di Lewis (Foto: Wikipedia)
Questi pezzi sono rappresentati come soldati di fanteria e ognuno porta una spada e uno scudo. Quasi tutti indossano elmi protettivi, e quasi tutti questi elmi sono della foggia conica a punta. Alcuni di loro, addentano la parte superiore dello scudo. La spiegazione di questo gesto viene fornita da sir Madden che, all’epoca del ritrovamento degli scacchi, era assistente curatore degli antichi manoscritti al British Museum ed esperto di saghe nordiche. Egli pubblicò nel 1832 un articolo sugli scacchi, menzionando Snorri Sturluson. Quest’ultimo scrive: “I guerrieri di Odino andavano in combattimento senza armatura, furiosi come cani o lupi, e mordevano gli scudi, e avevano una forza simile a quella dei tori o degli orsi. …” Quello che a noi sembra un gesto incomprensibile e anche comico intendeva quindi atterrire i nemici con una dimostrazione di forza.

Guðmundur suggerisce che l’esecuzione dei misteriosi scacchi potrebbe essere stata commissionata dal vescovo Pall di Skalholt.
Costui era il fratello adottivo di Snorri Sturluson, autore della principale fonte per lo studio della mitologia norrena, l’Edda in prosa. Era inoltre il pronipote del re Magnus III di Norvegia (1093-1103), soprannominato Barelegs (gambe nude), che ha conquistato il nord della Scozia e le isole e ha preso il suo soprannome dalla sua passione per indossare il kilt. La linea di Magnus governò l’impero norvegese senza interruzione dal 1103 al 1264, quando il nord della Scozia e le isole furono cedute alla Corona scozzese.
Durante questo secolo e mezzo, i parenti islandesi di Re Magnus regolarmente visitarono la Norvegia. Molti sono stati insigniti del titolo di cavaliere; lo stesso Snorri Sturluson è diventato il primo barone islandese di Norvegia; suo genero è diventato il primo conte di Norvegia islandese .

Lo stesso vescovo Pall era una persona ben istruita, gran viaggiatore e difficilmente definibile come “un povero contadino.” Da giovane divenne funzionario al servizio di Earl Harald, che governò le isole Orcadi e Caithness nel nord della Scozia. Più tardi, Pall si recò in Inghilterra per frequentare l’università cattedrale, probabilmente a Lincoln, dove aveva studiato anche lo zio e suo predecessore alla sede vescovile di Skalholt,  Monsignor Thorlak, recentemente santificato e nominato Patrono di Islanda da Papa Giovanni Paolo II.
Pall tornò in Islanda e diventò un ricco leader, sposandosi e avendo molti figli. Fu famoso per la vastità della sua cultura e il suo eccellente latino, la stravaganza dei suoi banchetti, la bellezza della sua voce e il suo amore per il canto e per gli oggetti raffinati. Egli fu un famoso mecenate di svariati artisti, tra cui Margaret l’Adroit, conosciuta come il miglior scultore d’avorio in Islanda.

Recentemente la scrittrice e studiosa di storia islandese Nancy Marie Brown ha pubblicato una “biografia” degli scacchi di Lewis, in cui oltre alle motivazioni finora elencate ne adduce altre a favore dell’ipotesi islandese.
Nel suo libroIvory Vikings: The Mystery of the Most Famous Chessmen in the World and the Woman Who Made Them” tenta di rispondere ai quesiti su chi avesse intagliato questi eccezionali pezzi, per conto di chi e dove.
Riguardo al suo libro l’autrice scrive:

Gli scacchi di Lewis sono i più famosi pezzi degli scacchi in tutto il mondo. Essi sono considerati capolavori dell’arte romanica, tra i più importanti reperti archeologici dalla Scozia e tra gli oggetti più popolari al British Museum. Se c’era una possibilità che potessero effettivamente essere stati fatti da una donna in Islanda intorno al 1200, era davvero una storia che dovevo raccontare.

Estratto del libro

L’esposizione al British Museum

Descrizioni di alcuni pezzi

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