L’Arazzo di Bayeux: trascrizione e commento

Arazzo di Bayeux

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Prima dell’avvento del cinematografo, della televisione e dei video in streaming, quando la carta era un lusso e pochi sapevano scrivere e leggere, le storie venivano narrate nella pietra delle cattedrali, nei dipinti e negli arazzi.
Sono, questi, veri libri giunti fino a noi. In questo arazzo, dai ricami eseguiti da mani anonime nell’arco di ben dieci anni, ci giungono non solo la storia della battaglia, ma anche e soprattutto un’infinità di particolari e informazioni direttamente da mille anni fa. Dalla forma delle armature e delle armi, a quella delle navi e degli scudi, al modo di consumare un pranzo o di cucinare. E’ un documento prezioso anche per il pathos che riesce nonostante tutto a trasmettere, in particolare nella foga della battaglia, dei cavalieri disarcionati, dei morti decapitati, della svestizione dei cadaveri dalle loro cotte di maglia.

Livio Buonanno del gruppo di rievocazione Reenactment Society ci invia questo bel lavoro di trascrizione, traduzione e commento sull’arazzo di Bayeux, un capolavoro che non finisce mai di svelare nuovi dettagli ed è fonte di studio per storici e rievocatori.
Lo abbiamo trasformato in articolo ma se volete potete scaricarlo in pdf. Buona lettura.

Arazzo di Bayeux

Qui potete vederlo nella sua interezza

La storia

Willelm dux

Willelm dux

Le vicende storiche della Normandia, com’è noto, sono strettamente intrecciate con quelle dell’Inghilterra e parte di esse sono narrate nell’Arazzo di Bayeux che, secondo la leggenda, sarebbe stato ricamato dalla regina Matilde, moglie di Guglielmo il Conquistatore, con l’aiuto delle sue ancelle e dame di compagnia. Esso raffigura le fasi che hanno portato alla conquista del trono d’Inghilterra da parte del duca normanno, vittorioso sui Sassoni nella battaglia di Hastings del 1066. Le scene della vicenda sono corredate da brevi commenti in latino medioevale. L’arazzo normanno è passato alla storia con il nome di “tapisserie di Bayeux” ed è oggi esposto nel Centre Guillaume le Conquérant, sito nel centro storico della cittadina francese.
Costituito da nove tele di lino di 50 cm di altezza che, unite insieme, raggiungono la lunghezza complessiva di quasi 70 metri. Manca la parte finale, di cui si ignorano il contenuto e l’estensione. I ricami sono di lana colorata e utilizzano due punti: un punto disteso, detto punto di Bayeux, e un punto erba per il contorno. I colori usati, di straordinaria intensità nonostante i quasi mille anni di vita, sono il bianco, il verde, il rosso, il giallo con le loro sfumature. Non esistendo la prospettiva, il senso della profondità e delle distanze è dato dall’uso sapiente dei colori: per esempio, le zampe dei cavalli presentano sfumature e colori diversi a seconda che si tratti di zampe in primo piano o in secondo piano.

Harold

Harold

L’arazzo è diviso in tre fasce nel senso della lunghezza: quella centrale, la principale, rappresenta gli avvenimenti storici chiosati da brevi frasi in latino che chiariscono chi sono i protagonisti dell’epopea, i luoghi e gli snodi della vicenda. Il soggetto storico occupa circa 33-34 cm in altezza ed è diviso in una sessantina di scene. Questa sorta di fregio risulta delimitato, nella parte superiore e inferiore, da due bande ricamate con gli stessi punti e gli stessi colori, dall’altezza di 7/8 cm ciascuna; tali bande rappresentano, in dimensioni nettamente inferiori, alcuni particolari degli eventi storici narrati oppure elementi più esornativi come animali, draghi e anche fabulae di Fedro.

Nell'arazzo è riportata la comparsa della cometa di Halley

Nell’arazzo è riportata la comparsa della cometa di Halley

Iniziato, con ogni probabilità all’indomani stesso della celebre battaglia di Hastings ( 14 ottobre 1066) che fece del duca Guglielmo di Normandia il nuovo re d’Inghilterra, l’Arazzo fu ultimato nell’arco dei dieci anni successivi per essere esposto all’interno della cattedrale di Bayeux, dove era teso da pilastro a pilastro all’interno della navata principale. La sua funzione era di presentare ai fedeli, spesso illetterati, le gesta di Guglielmo il Conquistatore e la disfatta di Aroldo Godwinson, usurpatore del trono inglese. Come si è detto, secondo la leggenda la tapisserie sarebbe stata ricamata dalla regina Matilde, ma gli studiosi dubitano fortemente di tale attribuzione e, pur confermando la datazione dell’arazzo negli anni successivi al 1066, non escludono che sia stato voluto e progettato dal conte Oddone di Conteville, vescovo di Bayeux e fedelissimo del duca Guglielmo all’epoca di Hastings. È plausibile che questo personaggio, presente nelle raffigurazioni dell’arazzo con un ruolo decisamente positivo, ma senza invadenza, abbia voluto quest’opera per propagandare la versione normanna della controversia e della lotta per il trono inglese. Si presuppone che la prima esposizione dell’arazzo avvenne in occasione dell’inaugurazione della cattedrale di Bayeux, il 14 luglio 1077.

Trascrizione e Traduzione

Seguiremo ora fedelmente le vicende storiche narrate dall’arazzo:

Eduard(us) rex

Eduard(us) rex

1. Eadward(us) rex ( Il re Edoardo ). Nell’anno 1064, il re Edoardo di Inghilterra accolse il cognato Aroldo nel proprio palazzo, con ogni probabilità quello di Winchester. Gli affida l’incarico, durante il colloquio, di recarsi in Normandia per avvisare il cugino, il duca Guglielmo, che in mancanza di un erede diretto, il re ha deciso di nominarlo successore.
2. Ubi Harold dux Anglorum et sui milites equitant ad Bosham ( Dove Aroldo, duca degli Inglesi, cavalca verso Bosham con i propri armigeri ). Aroldo trova certamente opportuno, da un punto di vista politico, accettare e raggiunge quindi, circondato dai propri compagni, con una placida cavalcata, la costa meridionale dell’Inghilterra. La spedizione assomiglia ad una tranquilla battuta di caccia: Aroldo in testa, falco in pugno, in mezzo ai latrati della sua muta.

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Ecclesia

3. Ecclesia ( Una chiesa ). Ma Aroldo ben conosce i pericoli della traversata e si ferma
passando nella chiesetta di Bosham dove prega assieme allo scudiero, per avere “mare
buono e buon vento”.
4. Hic Harold mare navigavit ( Qui Aroldo salpa ). Il racconto prosegue in maniera molto semplice, come l’illustrazione della vita quotidiana. Tutti giungono al maniero gentilizio dove, nell’alta sala d’onore, festeggiano allegramente aspettando l’imbarco. Il banchetto avviene tutto improntato alla recente eredità dei Vichinghi: mentre Aroldo sta bevendo in una coppa, i suoi compagni suonano il corno. Un servitore viene con premura ad avvisare che bisognerebbe sfruttare il flusso montante; togliendosi i calzari, la compagnia avanza scalza fino alla nave che i marinai si apprestano a far salpare.

Et velis vento plenis

Et velis vento plenis

5. Et velis vento plenis venit in terram Widonis comitis ( E con le vele tese dal vento, si incaglia sulle terre del conte Guido ). Le preghiere di Aroldo sono state vane ; il vento che gonfia le vele è un vento di tempesta e la nave se ne va alla deriva. Invece di approdare sulle coste di Normandia, eccoli scagliati sulle terre inospitali del conte Guido di Ponthieu. Devono gettare l’ancora? Dall’albero maestro la vedetta vede incedere verso di loro una schiera in armi.
6. Aroldo. Ed è invano che Aroldo, in piedi sulla prora della nave, tenta di spiegare le ragioni del proprio naufragio.
7. Hic apprehendit Wido Harold(um) (A questo punto Guido si impadronisce di Aroldo ). Il conte di Ponthieu non ha certo l’intenzione di rinunciare ai propri diritti nobiliari sui beni naufragati. Ha immediatamente indovinato l’alto rango del proprio interlocutore, osservandone la ricchezza degli abiti e l’importanza della nave; ordina pertanto ai propri armigeri di impadronirsi dei naufraghi. Due robusti Piccardi portano via Aroldo senza lasciargli il tempo di mettersi nuovamente i calzari..

 Et duxit eum

Et duxit eum

8. Et duxit eum ad Belrem et ibi eum tenuit ( E lo conduce seco a Beaurain, dove lo tiene con la forza ). Sempre con buona scorta, il conte di Ponthieu conduce Aroldo ed i suoi uomini verso la destinazione di prigionia : il castello di Beaurain.

Ubi Harold et Wido parabolant

Ubi Harold et Wido parabolant

9. Ubi Harold et Wido parabolant ( Qui Aroldo e Guido avviano trattative ). Appena giunto nella sala alta, ossia la sala d’udienza, rappresentata in maniera molto sommaria da due pilastri a capitello, Guido si siede sul trono e, tenendo alta la spada, discute con Aroldo dell’entità del riscatto da esigere quale compenso della loro liberazione. Appoggiato dal fedele scudiero, si intuisce che Aroldo è notevolemente intimorito dinanzi ad esigenze che non può soddisfare…senza fare appello all’assistenza del duca Guglielmo. Un servitore, seminascosto dietro ad una colonna, si allontana, forse essendo al servizio del duca; senza perder tempo corre ad avvisarlo della cattività di Aroldo.
10. Ubi nuntii Willelmi ducis venerunt ad Widonem – Turold ( Qui i messi del duca Guglielmo si recano presso Guido – Turoldo ). Ed è a questo punto che entra in scena Guglielmo di Normandia. La cosa non fa dubbio che avesse qualche pensiero in testa inviando due messaggeri presso il conte di Ponthieu. Quest’ultimo, in piedi, appoggiandosi all’ascia d’armi, lo ascolta con una certa arroganza, ma, dietro al medesimo, il suo scudiero gli raccomanda di prestare attenzione alle condizioni che gli vengono proposte. I cavalli medesimi, tenuti per la briglia da una specie di nanetto con la barba, l’enigmatico Turoldo, sembrano spazientirsi.

 Nuntii Willelmi

Nuntii Willelmi

11. Nuntii Willelmi ( I messaggeri di Guglielmo ). Due messi del duca Guglielmo si dirigono nuovamente verso Beaurain spronando i loro cavalli al galoppo. Armati con lance e spade, portano lo scudo molto alzato.
12. Hic venit nuntius ad Wilgelmum ducem ( Qui un messaggero si reca presso il duca Guglielmo ). È con un atteggiamento al contempo umile e supplichevole che il sassone (l’uomo è rappresentato con i baffi ) si presenta a Guglielmo. Il duca l’ascolta, presenziando nelle proprie vesti da gran signore e impartisce immediatamente a due uomini d’arme ordini urgenti ( è noto da altre fonti che aveva accettato di pagare il riscatto : un buon castello ai confini con il ducato e le terre ad esso collegate…)

Hic Wido adduxit

Hic Wido adduxit

13. Hic Wido adduxit Haroldum ad Wilgelmum Normannorum ducem ( Qui Guido conduce Aroldo presso Guglielmo, duca dei Normanni ). Una volta ottenuta
soddisfazione, Guido di Ponthieu si muove senza tardare cavalcando all’incontro di
Guglielmo. Le due scorte armate si incontrano ai confini del ducato. Montato su di un mulo, il conte di Ponthieu lo addita a Guglielmo.

Hic dux Wilgelm

Hic dux Wilgelm

14. Hic dux Wilgelm cum Haroldo venit ad palatium suum ( Qui il duca Guglielmo, accompagnato da Aroldo, si reca al suo palazzo ). La scorta normanna è tornata indietro. Aroldo è ora ospite del duca di Normandia che lo invita nel proprio castello di Brionne. Guglielmo di Poitiers aggiunge : ” Qui trattò Aroldo e il suo seguito con grande ospitalità, sforzandosi di far loro dimenticare le vicende del viaggio; Guglielmo aveva non posche ragioni di rallegrarsi della venuta di questo ospite importante, giunto innanzi alui quale messo dell’amico più nobile e caro.” Gli concede un’udienza solenne, e con ogni evidenza, scambiano un colloquio molto animato. Aroldo si mette a raccontare il naufragio ? O parla forse di una missione di cui sarebbe stato incaricato da Edoardo? Guglielmo dal canto suo non sta forse precisando le proprie formali intenzioni di cingere la corona di Inghilterra alla morte di Edoardo? Con prudenza diplomatica, gli arazzi restano muti, ma sulla lista che sormonta la scena, due pavoni, uno dei quali sta facendo la ruota, stanno a simboleggiare i due capi.
15. Ubi unus clericus et Aelfgyva ( Qui un chierico ed Elfia ). Abilmente, onde compensare la delusione possibile di Aroldo, si assicura che Guglielmo gli offrì il matrimonio della figlia. Sotto un porticato viene raffigurata una deliziosa adolescente, in atteggiamento orante, che riceve un buffetto da un chierico con la tonsura. Il gesto ci consente di vedere una conferma di fidanzamento.

Hic Willelm dux

Hic Willelm dux

16. Hic Willelm dux et exercitus eius venerunt ad Monte Michaelis ( Qui il duca Guglielmo e il suo esercito vennero presso il Mont-Saint-Michel ). Aroldo si unisce a Guglielmo per soccorrere Rivallon di Dol, che si era ribellato contro il conte bretone Conan II. Circondato dai propri uomini d’arme, Guglielmo varca il Couesnon all’altezza di Mont-Saint-Michel, che si riconosce grazie alla chiesa costruita sulla roccia. Accanto ai cavalieri, che indossano le loro cotte di maglia e che portano l’elmo con il nasale, i fanti sono rappresentati con semplici tuniche.
17. Et hic transierunt flumen Cosnonis. Hic Harold dux trahebat eos de arena. ( E qui attraversarono il fiume Couesnon. Qui il duca Aroldo li estrae dalle sabbie mobili ). Nelle grandi sinuosità delle sabbie mobili, uomini e cavalli rischiano di sprofondare e Aroldo, che cammina in testa, salva coraggiosamente, e da solo, due di loro (l’arazzo, opera cortese, rende in tal modo omaggio al gesto cavalleresco).

Et venerunt ad Dol

Et venerunt ad Dol

18. Et venerunt ad Dol et Conan fuga vertit – Rednes ( E vennero a Dol e Conan fu posto in fuga. Rennes ). Mentre i Normanni si preparano all’attacco di Dol, i Bretoni e Conan stesso, hanno abbandonato la città e mimetizzato la loro ritirata mediante file di scudi. Conan riuscì a raggiungere Rennes, ma essendo inseguito dalla cavalleria normanna, dovette di nuovo fuggire dalla città e cercare dove rifugiarsi a Dinan.

Hic milites Willelmi ducis

Hic milites Willelmi ducis

19. Hic milites Willelmi ducis pugnant contra Dinantes ( Qui i soldati del duca Guglielmo combattono contro Dinan ).  Essendo riuscito, con un movimento avviluppante, ad obbligare i Bretoni a rinchiudersi in Dinan, che le fortificazioni in legno rendevano vulnerabile, Guglielmo pose l’assedio della città. Mentre i cavalieri attaccano il ponte levatoio, due soldati appiccano il fuoco alle palizzate con i loro tizzoni di stoppa.
20. Et Cunan claves porrexit ( E Conan consegnò le chiavi ).  Conan, sconfitto, dovette capitolare; consegna, con la punta della lancia, le chiavi della città al vincitore. Così si conclude la spedizione in Bretagna.

Hic Willelm dedit

Hic Willelm dedit

21. Hic Willelm dedit Aroldo arma ( Qui Guglielmo consegna le armi ad Aroldo ). Il duca Guglielmo tiene a rendere onore ad Aroldo per il valore dimostrato durante i combattimenti per cui gli “darà gli stemmi”. Il nuovo cavaliere normanno, che tiene in mano la lancia, portante gonfalone a quattro fiamme, viene insignito dal duca medesimo dell’elmo con nasale, della cotta di maglia (o giaco) e della spada…eccolo divenuto da ora in poi l’uomo ligio di Guglielmo.
22. Hic Willelm venit Bagias ( Qui Guglielmo venne a Bayeux ). E tutti si recarono a Bayeux. La città è rappresentata dal relativo castello e dalle due aquile, divenute in seguito lo stemma del capitolare della cattedrale: l’aquila a due teste. Gli arazzi ci tramandano, su questo punto, una preziosa informazione: fu proprio a Bayeux che ebbe luogo un evento di importanza capitale (mentre lo storico normanno Orderico Vital lo pone in Rouen e Guglielmo di Poitiers a Bonneville-sur-Touques).
23. Ubi Harold sacramentum fecit Willelmo duci ( Dove Aroldo presta giuramento al duca Guglielmo ). Ciò che si può definire un lungo prologo, raggiunge qui un punto culminante: Guglielmo è seduto sul trono ducale con la spada alzata, e si è fatto portare due reliquiari. Uno rinchiude certamente le ossa venerande dei martiri Raven e Rasilfo, conservate presso la cattedrale di Bayeux. Con una mano tesa su ciascuno di essi, Aroldo si trova più o meno obbligato a prestare giuramento. I testimoni della scena, con ogni evidenza attentissimi, fanno risaltare con i loro atteggiamenti, l’espressione dei visi, i pollici alzati, la gravità del sacro impegno…cosa esattamente? Ancora una volta l’arazzo non parla. Aroldo a questo punto si sarebbe formalmente impegnato a riconoscere Guglielmo quale legittimo successore del re Edoardo, nonché a prestargli assistenza tanto politica quanto materiale alla morte del monarca.

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Hic Harold dux reversus

24. Hic Harold dux reversus est ad Anglicam terram (Qui il duca Aroldo ritorna in Inghilterra ).  Oramai legato dal fatale giuramento, Aroldo può fare ritorno in Inghilterra “ricco di doni…, condotto e scortato fino ai lidi da Guglielmo; che gli raccomanda altresì mantenere fedelmente le proprie promesse”: così affermano le Cronache di Normandia; fu anche a bordo di una nave normanna che Aroldo potè attraversare la Manica. Una volta pervenuto sulle coste d’Inghilterra, la vedetta scorge una grande nave, con gli scudi agganciati ai capibanda. I visi dei curiosi si affacciano alle finestre di un’abitazione.
25. Et venit ad Edwardum regem ( E venne a trovare il re Edoardo ). Appena mettono piede in terra inglese, Aroldo e il fedele scudiero saltano sui rispettivi cavalli per dirigersi verso una destinazione ignota: forse Londra o anche Winchester. Aroldo ha una grandissima fretta di raccontare la propria avventura a re Edoardo. Le spalle leggermente ingobbite rendono con grande abilità l’accoramento del giovane signore sassone. Seduto sul trono, il vecchio monarca lo accoglie con viso molto stanco, già scavato dalla malattia.

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Hic portatur corpus Edwardi regis

26. Hic portatur corpus Edwardi regis ad Ecclesiam Sancti Petri apostoli ( Qui il corpo del re Edoardo viene portato alla Chiesa di S.Pietro apostolo ). La scena dei funerali del re precede, curiosamente, la morte dello stesso. Probabilmente i disegni si ispirano a qualche forma di lamento funebre. Ed ecco portato nella chiesa di San Pietro il corpo di Edoardo, appena deceduto. Il feretro è circondato dagli uomini del re, che attorno al re stesso erano rimasti anche durante la sua agonia. L’abbazia di Westminster era stata appena completata e la consacrazione a San Pietro apostolo era stata celebrata il 28 dicembre 1065. Al di sopra della navata, la mano del Signore, di notevole bellezza plastica, simboleggia la recentissima consacrazione, come l’operaio che sistemerà il gallo sulla chiesa. Avvolto in una ricca Sindone, il corpo di Edoardo viene portato su di una barella da otto uomini del casato reale, i chierichetti fanno risuonare i loro tintinnaboli, chierici e prelati cantano le loro orazioni funebri.

Hic Eadwarus rex in lecto alloquitur fideles

Hic Eadwarus rex in lecto alloquitur fideles

27. Hic Eadwarus rex in lecto alloquitur fideles. Et hic defunctus est ( Qui il re Edoardo, nel suo letto, si intrattiene con i suoi. E qui è morto ). Mentre un servitore sostiene il vecchio re, nelle sofferenze dell’agonia, ai piedi del letto piange una donna (la regina Editta? ). Il re trova ancora la forza di parlare con il prete, che non ne ha mai abbandonato il capezzale, e con Aroldo che affermerà ulteriormente che Edoardo lo ha nominato in extremis quale successore. Il 5 gennaio 1066, mentre un prete recita le ultime preghiere, due servitori procedono alla sepoltura del re.
28. Hic dederunt Haroldum coronam ( Qui hanno dato ad Aroldo la corona reale ).
L’indomani stesso, alle esequie, il Witenagemot (assemblea dei notabili ) decide di offrire ad Aroldo la corona d’Inghilterra. Ed è allora che, risolutamente e nonostante il giuramento
prestato, Aroldo accetta.
29. Hic residet Haroldum rex Anglorum ( Qui impera Aroldo, re degli Inglesi ). Aroldo è pertanto re d’Inghilterra. Il suo regno si svolgerà sotto il nome di Aroldo II. Imperante in maestà sul trono reale, la fronte cinta con la corona, egli tiene in mano lo scettro e il globo, ossia le insegne della monarchia. I vassalli, con la spada levata, vengono a rendergli il tradizionale omaggio.
30. Stigant archiepiscopus ( L’arcivescovo Stigant ). Stigant, arcivescovo di Canterbury, ha appena finito di celebrare la cerimonia, secondo certi storici. Altri storici, al contrario, affermano che la cerimonia era stata presieduta da Alfredo, arcivescovo di York, ma, dal momento che Stigant era stato scomunicato dal Papa, la presenza di quest’ultimo sulla scena non fa che acuire le colpe di Aroldo.
31. Isti mirant stella ( Questi guardano con stupore una stella ).  All’esterno del palazzo, sei uomini in preda allo spavento additano in cielo una grande palla di fuoco con la coda fiammeggiante. Si tratta della cometa di Halley, che fu visibile in Inghilterra tra il 1 maggio e il 24 agosto 1066 ( come è noto, la cometa è spesso associata a messaggi di sventura, secondo una radicata credenza popolare ).

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Harold

32. Harold ( Aroldo ). Un armigero corre ad avvisare Aroldo di questo funesto presagio.
Oramai in preda al timore, il re ha un presentimento, addirittura la visione di una flotta (una flotta fantasma, appena tratteggiata sul bordo inferiore ).
33. Hic navis anglica venit in terram Willelmi ducis ( Qui una nave inglese approda sul territorio del duca Gugliemo ). Guglielmo si consiglia immediatamente con il fratellastro, ossia il vescovo Oddone di Conteville di cui sollecita, chiaramente, il parere. Mente sottile, dotato di notevolissima intelligenza e uomo di chiesa, Oddone trova immediatamente la soluzione. Aroldo deve essere punito, bisogna “portare il castigo fin dove si trova lo spergiuro; fa costruire una flotta e sbarca in Inghilterra”.

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34. Hic Willelm dux iussit naves edificare (Qui Guglielmo ordina di costruire le navi) Immediatamente vengono impartiti gli ordini: lungo tutta la foresta normanna gli alberi cadono sotto i colpi dei boscaioli, i falegnami piallano le assi, i carpentieri incavigliano i fasciami delle navi.

arazzo1835. Hic trahunt naves ad mare ( Qui le navi sono tirate verso il mare ). Nell’arco di pochi mesi la flotta di invasione è ormai pronta: le imbarcazioni, messe in mare mediante un complesso sistema di pulegge e di gomene si allineano sulle rive.
36. Isti portant armas ad naves et hic trahunt carrum cum vino et armis ( Questi portano le armi a bordo delle navi e qui tirano un carro colmo di vino e armi ). Per una spedizione di questo genere, non si deve trascurare nulla. Si caricano a bordo le cotte di maglia, le spade, gli elmi. Sia per comodità che per alleggerire il loro carro, gli uomini si sono messi in due per portare una cotta infilata su di un bastone (le cotte pesavano fra i 14 e i 15 kg). Altri trasportano un altro carro sul quale è poggiata una botte di vino.

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Copia

37. Hic Willelm dux in magno navigio transivit et venit ad Pevensae ( Qui Guglielmo attraversa il mare su una grande nave e approda a Pevensey ). A metà agosto dell’anno 1066 la flotta si raduna interamente sulla foce del Dives e nei porti vicini, ma è pur invano che Guglielmo aspetta un vento favorevole. Per calmare l’impaziente ardore delle truppe, bisogna far risalire le navi bordeggiando fino a Saint-Valery, sulla foce della Somme…e per settimane l’attesa perdura…finalmente il 27 settembre incomincia a soffiare il vento del Sud ed il duca impartisce l’ordine di alzare le vele senza indugiare. Cavalli e cavalieri si imbarcano in tutta fretta sulle pesanti navi da carico, scortate dalle leggere navi esploratrici. Il bel vascello ducale, il “Mora”, offerto al marito dalla duchessa Matilde, porta sulla cima dell’albero maestro la croce benedetta dal papa Alessandro III. Guglielmo ha l’intenzione di conferire alla propria spedizione il carattere di una crociata ante litteram. Quante navi, quanti uomini attraversarono finalmente la Manica? Si concorda generalmente un numero di 400 navi, una cifra già notevolissima per l’epoca, per complessivamente da 8000 a 10000 uomini: signori, servitori, uomini d’arme, pescatori che si erano uniti numerosi con le loro barche (con in testa soprattutto il saccheggio). La vigilia di San Michele, santo patrono della Normandia, il 28 settembre 1066, i Normanni sbarcano a Pevensey, un piccolo porto del Sussex. La nave ducale aveva preso un bel vantaggio tanto che alle prime luci dell’alba, finì con il ritrovarsi da sola. Sicuramente Guglielmo dovette sentirsi attanagliato dalla più tremenda angoscia…poi, il marinaio di vedetta si mise a gridare “ecco una vela, due vele…” l’intera flotta.

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Hic exeunt caballi e navibus

38. Hic exeunt caballi e navibus ( Qui i cavalli escono dalle navi ). Tutti si affaccendano tosto a mollare gli ormeggi, abbattere gli alberi, far scendere i cavalli a riva. Lo sbarco si svolge senza contrattempi. Aroldo infatti aveva considerato che la stagione era troppo avanti per un’impresa di questo genere, per cui aveva smobilitato da ormai alcune settimane le guardie poste sulla costa; ma soprattutto si trovava impegnato con i propri armigeri in uno sbarco (questo norvegese) sulle coste a nord-est dell’Inghilterra, all’altezza di York: Guglielmo aveva avuto l’abilità di aprire un secondo fronte.
39. Et hic milites festinaverunt Hestinga ut cibum raperuntur ( Qui i soldati si affrettarono per raggiungere Hastings, onde procurarsi vettovaglie ). I cavalieri galoppano attraverso la campagna abbandonata dagli abitanti ed i foraggeri fanno razzia di maiali, buoi, e pecore. In lontananza alcune umili case di contadini, aperte ai quattro venti, costruiscono pareti con travi in legno disposte in senso orizzontale.

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40. Hic est Wadard ( Questi è Werard ). Questo cavaliere è uno dei rari personaggi che vengono designati con il loro nome. Già rivestito della cotta di maglia e armato con la
relativa lancia, Wadard, tenutario delle terre del vescovo Oddone, assolve alle funzioni di
intendente ed organizza i rifornimenti. Sta parlando con un uomo che tiene per la briglia un piccolo cavallo da basto.
41. Hic coquitur caro et ministraverunt ministri (Qui si preparano le carni e i servitori attesero alle loro mansioni ). Due cuochi sono indaffarati per far cuocere le carni in un paiolo appeso agli alari della cucina; un altro afferra servendosi di un lungo strumento a denti, il cibo che cuoce sopra un forno da campo. I polli arrostiti e gli spiedini di carne sono presentati ai servitori di vettovagliamento.

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Hic fecerunt prandium

42. Hic fecerunt prandium et hic episcopus cibum et potum benedicit ( Qui preparano il pranzo e il vescovo benedice i cibi e le bevande ). Dietro un tavolo fatto di cavalletti e di alcuni scudi e,soffiando in un corno, un servitore raduna i convitati per il lauto pasto. Tutti si siedono attorno al tavolo d’onore, disposto a forma di ferro di cavallo. Al centro il vescovo Oddone, sempre riconoscibile per via della tonsura, benedice i cibi e le bevande. A destra del vescovo, Guglielmo è seminascosto da un personaggio con la barba: si tratta molto probabilmente di Ruggero di Beaumont, soprannominato “Ruggero con la barba”, il cui valore, durante la battaglia di Hastings, gli valse di essere citato da tutti gli storici del suo tempo. I convitati hanno davanti a sé i coltelli, la sola posata dell’epoca; dal canto suo il vescovo si appresta a banchettare con un magnifico pesce: con una cura tutta particolare, l’opera sottolinea che il prelato si asterrà dal cibarsi di carne in questo 29 settembre che il calendario gregoriano pose di venerdì, giorno d’astinenza.
43. Odo ep(i)s(copus) – Willelm – Rotbert – Iste iussit ut foderetur castellum ad Hestenga castra ( Questi ordina di edificare una fortificazione innanzi al campo di Hastings ).  Subito dopo il pasto, il duca tiene di nuovo consiglio. Presiede al centro con la spada innalzata ed interroga Oddone, che gli siede accanto. Roberto di Mortain, con la spada già sguainata, si tiene pronto ad eseguire gli ordini. Durante il consiglio, una tra le prime decisioni prese è stat sicuramente quella di edificare una specie di ridotta fortificata che avrebbe costituito riparo in caso d’attacco a sorpresa del nemico. Mentre uno dei capi dirige i lavori, un gruppo di uomini di fatica attendono allo scavo dei fossati attorno ad uno di questi castelli di legno, inventati da Guglielmo medesimo, ed i cui elementi avevano fatto parte del carico delle navi. Due sterratori brandiscono i loro badili, pronti a regolare fra loro un’ignota contesa.

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Hic nuntiatus est Willelm de Harold

44. Hic nuntiatus est Willelm de Harold ( Qui vengono recati a Guglielmo notizie di Aroldo ).  In una ricca dimora posta nelle vicinanze del campo, un messaggero annuncia a Guglielmo che Aroldo è stato vittorioso a Stamford Bridge sui Norvegesi e sul fratello Tostig, e che a deciso il ripiegamento a marce forzate verso Hastings per respingere in mare i Normanni.
45. Hic domus incenditur ( Qui una casa viene incendiata ).  Guglielmo non ha per nulla l’intenzione di lasciarsi sorprendere dal nemico ed ordina di appiccare il fuoco ad uno di quegli alti manieri sassoni che ostacolano la visibilità. Una donna che tiene un bimbo per mano fugge dalle fiamme. Essi simboleggiano la vedova e l’orfanello simbolo senza tempo delle vittime della guerra. È la terza ed ultima donna ad essere rappresentata nelle scene centrali dell’arazzo.

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Hic milites exierunt de Hestenga et venerunt

46. Hic milites exierunt de Hestenga et venerunt ad proelium contra Haroldum regem ( Qui i soldati uscirono da Hastings e andarono a combattere contro il re Aroldo ). Uscendo dalla città di Hastings, Guglielmo si fa condurre da uno scudiero il proprio cavallo in battaglia: un superbo stallone spagnolo di cui andava molto fiero e che gli era stato offerto dal re Alfondo d’Aragona. Il duca, già pronto al combattimento, ha indossato una magnifica cotta di maglie, perfetta dal punto di vista protettivo, in quanto un cappuccio di maglia proteggeva la nuca sotto il casco a nasale, i cui gonfaloni, quali sventolanti bandiere, consentivano ai cavalieri di riconoscere i loro capi in mezzo alla mischia. Mettendogli la cotta, il suo scudiero gliela ha infilata alla rovescia. Davanti all’epressione stupita del  servitore, che già vi vedeva un cattivo presagio, Guglielmo si era accontentato di mettersi a ridere. Al riparo in un piccolo bosco, la cavalleria normanna si è raggruppata dietro i gonfalonieri. Uno di questi protende un gonfalone a semicerchio, tutto frangiato ed ornato con una colomba, quella di Roberto di Mortain; all’altro è stato affidato lo stendardo del duca, il famoso stendardo crociato. Narrano le Cronache di Normandia che Guglielmo si sforzò allora di evitare lo scontro cruento, inviando a tale scopo un monaco di Fecamp, il monaco Margot, latore di un messaggio per Aroldo, per ricordargli il giuramento prestato sulle reliquie ed anche per proporgli un combattimento in “singola tenzone” dove il giudizio di Dio avrebbe dato il responso. Aroldo non ne volle sapere in quanto il regno, asserisce, gli era stato dato in lascito dallo stesso Edoardo sul letto di morte.

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Hic Willelm dux interrogat Vitale

47. Hic Willelm dux interrogat Vitale si vidisset exercitum Haroldi ( Qui il duca Guglielmo domanda a Vitale se abbia visto l’esercito di Aroldo ). Guglielmo si è posto alla testa delle sue truppe. Tiene in mano il bastone di comando, che rimarrà la sola sua arma durante tutto il combattimento. Immediatamente dietro di lui, il vescovo Oddone la cui pesante mazza a tre teste farà “innumeri” morti tra i combattenti: non aveva infatti il diritto, in quanto prelato, di far scorrere il sangue con la spada, ma “per testar non si dimezza”! Il cavaliere Vitale viene incontro a loro, facendo galoppare il suo cavallo a tutta foga. L’indice proteso verso la collina di Telham avverte il duca che l’avanguardia normanna ha individuato l’esercito sassone.

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48. Iste nuntiat Haroldum regem de exercitu Willelmi ducis ( Questo annuncia al re Aroldo l’esercito del duca Guglielmo ).  Dall’altra parte del bosco, una vedetta sassone scorge i primi cavalieri normanni: compie immediatamente un dietrofront e corre in tutta fretta ad avvisare Aroldo. Il re, quasi in piedi sulle sue staffe, si fa preceisare la posizione dell’esercito di Guglielmo (circa 1500 metri). Albeggia e il combattimento decisivo si avvicina : dalla vittoria dipende un regno.

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Hic Willelm dux alloquitur suis militibus

arazzo2949. Hic Willelm dux alloquitur suis militibus ut preparent se viriliter et sapienter ad proelium contra Anglorum exercitu ( Qui il duca Guglielmo incita con arte oratoria i suoi soldati, affinchè si tengano pronti a combattere coraggiosamente e con saggezza contro l’esercito degli Inglesi ). Al mattino presto, Guglielmo ha sentito la messa e si è comunicato : l’esercito normanno al gran completo ha assistito alla funzione celebrata all’aperto dal vescovo Oddone. Sul punto di affrontare il nemico, Guglielmo, in conformità agli usi del tempo, pronuncia il rituale discorso del capo. Esorta le proprie truppe a lottare valorosamente ma anche con saggezza (si dovrebbe tradurre con “disciplina”). Gli storici, e fra questi Guglielmo di Poitiers e Henri de Huntingdon, narrano il suo eloquente discorso. Guglielmo assicura che gli Inglesi non avrebbero mai potuto resistere agli invasori, che sotto il suo stendardo benedetto combattevano tutti per una giusta causa e che “se vinti, non ci sarebbero stati per loro né speranza né ritirata possibile; se vincitori, la gloria e i tesori d’Inghilterra sarebbero stati per loro”. Si rivolge ancora ai suoi uomini mentre già certi cavalieri normanni hanno spronato i loro cavalli al galoppo. Peraltro l’esercito di Guglielmo non si componeva soltanto di Normanni, ma anche di Bretoni, abitanti di Le Mans, di Poitiers, di Boulogne e anche di mercenari, piuttosto avventurieri, arruolati un po’ dovunque, e addirittura al di là del Reno. Erano stati suddivisi in tre colonne. L’ala destra, quella meno vulnerabile, era composta da Francesi, Fiamminghi e da mercenari; l’ala sinistra era composta da tutti i Bretoni, i militi di Le Mans e di Poitiers, posti sotto il comando di Ruggero di Mognommeri e del conte bretone Fugan. Guglielmo, il vescovo Oddone e Ruggero di Mortain presidiavano il centro con i loro normanni. Gli arceri marciavano alla testa dei tre gruppi, con i loro grandi archi tesi ed i loro pesanti turcassi, egregiamente forniti di frecce. Venivano dietro i cavalieri, tutti rivestiti delle loro cotte di maglia, il capo ben protetto dall’elmo con il nasale. Tenevano con la mano sinistra il grande scudo con l’estremità inferiore a punta (scudo a mandorla) e con la destra facevano roteare la spada o maneggiavano la lancia da battaglia. A pochi chilometri di fronte ai Normanni, Aroldo ha raggruppato il proprio esercito in cima alla collina di Senlac. Ben sapendo che le sue truppe erano stanche, ha necessità di occupare una posizione strettamente difensiva. Aveva ubicato il suo posto di combattimento al centro, sull’altipiano con gli uomini più affidabili, i suoi “housecarles”, assegnati alla difesa dello stendardo. Avevano ancora l’armamento danese, la famosa ascia da guerra con il lungo manico ed il taglio micidiale, e le aste da guerra. Le ali erano composte dagli uomini del “fyrd”, ossia truppe di contadini, assai più numerosi della guardia regia, composta da poco più di un migliaio di uomini. Tutti vanno a combattere a piedi: Aroldo aveva deciso di aspettare l’attacco del nemico e, contrariamente ai Normanni, gli Inglesi utilizzavano raramente i loro cavalli in battaglia. Gli arcieri normanni tendoni gli archi, partono all’attacco, spianano la strada ai cavalieri, ma gli Inglesi ben trincerati dietro il loro muro di scudi resistono vittoriosamente all’assalto. Dopo un terribile combattimento, respinti da tutte le parti e resi meno audaci dalle difficoltà del terreno, sono costretti ad operare una ritirata.

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Hic ceciderunt Levvine et Gyrd fratres Haroldi regis

50. Hic ceciderunt Levvine et Gyrd fratres Haroldi regis (Qui caddero Levine e Gyr, fratelli del re Aroldo) Da ambedue le parti i morti sono numerosi ed i normanni sono riusciti a fare due vittime insigni : i due fratelli di Aroldo, Lewine e Gyrd. Invano avevano esortato il fratello ad astenersi dal dare battaglia. La cornice interna raffigura quindi il sinistro campo di battaglia, cosparso di cadaveri, di teste mozze e di spade spezzate. Per rinforzare la propria posizione, Aroldo ha avuto abbastanza tempo per far fortificare un profondo piano scosceso paludoso ai piedi della collina, rendendolo irto di pioli aguzzi, come facevano i romani.

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Hic ceciderunt simul Angli et Franci in prelio

51. Hic ceciderunt simul Angli et Franci in prelio (Qui caddero insieme Angli e Normanni in battaglia) A loro volta, gli Inglesi sferrano un attacco tanto violento che l’ala sinistra dei francesi cede ed opera un ripiegamento in disordine; i cavalieri Normanni sono coinvolti nella mischia dei cavalli che si impantanano nelle paludi. Gli uomini periscono schiacciati dai loro cavalli. La sanguinosa voragine ne ha conservato il nome : la Malafossa. Davanti alla rotta normanna, gli Inglesi sono usciti dal loro trinceramento, nonostante gli ordini contrari di Aroldo. Il centro, tenuto da Guglielmo, incomincia a cedere a sua volta: i Normanni iniziano a cedere al panico.

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Hic Odo Ep(i)s(copus) baculu tenens confortat

52. Hic Odo Ep(i)s(copus) baculu tenens confortat (Qui il vescovo Oddone sollevando un bastone incoraggia)  Ed è a questo punto che Oddone, conscio del pericolo, solleva altissimo il bastone del comando: agisce deliberatamente come un capo. Il suo rapido intervento raduna gli uomini in fuga che operano un dietrofront e riprendono il combattimento. Il ruolo del vescovo di Bayeux non è stato decisivo ed inoltre, a demoralizzare definitivamente i Normanni, corre la voce che Guglielmo sia stato ucciso.

53. Hic est Willelm dux (Qui si trova il duce Guglielmo) In piedi sulle staffe il duce spinge il proprio elmo all’indietro e si fa riconoscere dai suoi.

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Hic Franci pugnant, et ceciderunt qui erant cum Haroldo

54. Hic Franci pugnant, et ceciderunt qui erant cum Haroldo (Qui i Normanni combattono e caddero quelli che erano con Aroldo) Rassicurati dal fatto che il loro capo è salvo, i Francesi riprendono coraggio e tornano a combattere con rinnovato ardore; inseguono gli Inglesi, che essi obbligano a uscire dal loro trinceramento e a combattere su terreno scoperto. Tutti si battono spietatamente, in sanguinosi corpo a corpo. Guglielmo fa quindi intervenire gli arcieri, ai quali aveva chiesto di premunirsi di frecce di riserva.

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Hic Harold rex interfectus est

55. Hic Harold rex interfectus est ( Qui viene ucciso il re Aroldo ). I fanti sassoni sono sbaragliati. Nondimeno in cima alla collina le truppe scelte del re resistono ancora, asserragliati in quadrato attorno al sovrano e al suo stendardo con il drago. Ed è a questo punto che una freccia normanna, stoccata da un ignoto arciere, di cui la storia ignorerà il nome per sempre, colpisce Aroldo all’occhio destro con tale violenza da pentrare sino ai centri vitali del cervello. Il re tenta vanamente di togliersela ma soccombe, finito da un cavaliere normanno. Il re Aroldo è morto.

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Et fuga verterunt Angli

56. Et fuga verterunt Angli ( Gli inglesi sono in rotta ). La morte del loro capo ha come conseguenza la rotta degli Inglesi. Hanno smesso di resistere a quei terribili cavalieri normanni. Queste sono le immagini con cui, per noi, si conclude l’arazzo. La sera del 14 ottobre 1066, Guglielmo, il vincitore di Hastings, entra gloriosamente nella storia.

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Bibliografia

  • S. Bertrand, S. Lemagnen, “Gli Arazzi di Bayeux”, Editions Ouest-France
  • http://www.aemma.org/onlineResources/bayeux/bayeuxIndex1.html
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Arazzo_di_Bayeux
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