Le “nuove” feste medievali viste da noi: Laumellum

Laumellum

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Questa è una festa nata con tutt’altre caratteristiche dalla precedente. La prima di queste è l’effettiva rievocazione di un evento specifico descritto nell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono da cui dipese l’andamento della storia stessa del regno longobardo, ovvero il matrimonio tra la Regina Teodolinda e il duca di Torino Agilulfo.
L’incontro tra i due personaggi, il loro matrimonio e la loro presenza nei vari luoghi simbolo del paese durante la festa sono e devono rimanere il fulcro dell’intera manifestazione che riveste quindi anche un aspetto “teatrale” di importanza non secondaria .
Un’ulteriore differenza riguarda l’organizzatore dell’evento che in questo caso è la Pro Loco di Lomello, fino a oggi non supportata da consulenze scientifiche né da istituzioni dedite allo studio storico.
E’ stato questo il primo anno in cui la Pro Loco stessa, sotto la presidenza di Gabriele Prinelli, ha intrapreso la via della “riconversione” della festa ormai undecennale verso la filologicità, avvalendosi della consulenza di un rievocatore di vecchia data in ambito longobardo e non solo, Sergio Verna, investito anche della responsabilità del campo storico.

Il progetto non è stato di semplice realizzazione e per questo ci ha interessato seguirlo da vicino. Il primo passo è consistito nel riconvertire l’abbigliamento di tutti i partecipanti alla “moda” longobarda. Si è trattato di confezionare e riadattare abiti, calzature e accessori per qualche decina di persone coinvolte come servitori, damigelle e comparse a vario titolo. In primis ovviamente hanno dovuto riabbigliarsi regina e duca. Da questo punto di vista, considerando le dimensioni numeriche, l’impegno della Pro Loco è stato davvero notevole e sebbene lungi dall’essere completato, la riuscita dell’operazione è stata percepibile a prima vista.

Secondariamente si è inteso ricreare un vero e proprio villaggio longobardo, seppur ovviamente  temporaneo e costruito con tende, che ha dato modo al pubblico di vedere in pieno stile “living history” scene di vita quotidiana, dagli allenamenti di giovani guerrieri alla cottura dei cibi con tecniche tradizionali, alle molte attività artigianali. Allo scopo sono stati convocati i Bandum Freae e gli Helvargar, già ospiti longobardi “pioneristici” della precedente edizione ancora non “riconvertita”, a cui si sono aggiunti i Fortebraccio Veregrense, Insubria Antiqua e L’ARC.
Sono stati inseriti inoltre, nelle settimane precedenti e durante la manifestazione stessa, alcuni momenti divulgativi di stampo tradizionale, ovvero tramite conferenze, nella prima delle quali la dottoressa Serena Scansetti ha illustrato la ricchezza dei reperti archeologici rinvenuti sul territorio lomellese mentre alla vigilia della festa Cristiano Brandolini ha introdotto la storia dei longobardi.

Quest’ultima operazione divulgativa ci è sembrata un’ottima iniziativa per preparare il pubblico locale alla diversa festa cui avrebbe assistito. L’intero centro storico infatti viene coinvolto nella rievocazione, non va quindi sottovalutata la disposizione della cittadinanza a recepire le novità che hanno sovvertito la “tradizione” consolidata ormai da più di un decennio.

Si è voluto poi approfittare della vocazione ricostruttiva di uno dei gruppi convocati, l’ARC, per allestire nell’Oratorio di San Rocco, una piccola mostra di riproduzioni da reperto.

Nel prato del castello sono quindi apparsi nel corso della notte gli accampamenti dei cinque gruppi di rievocazione longobarda provenienti da tutta Italia, ciascuno con le proprie caratteristiche e didattiche, per riportare Lomello indietro di tredici secoli. Ai membri di Fortebraccio Veregrense, è toccata, per naturale scelta trattandosi di una scuola di scherma antica, la parte marziale della manifestazione con dimostrazioni di combattimento e ordalie, ma in questa particolare occasione hanno potuto anche esibirsi con il loro progetto musicale Winileod, che con riproduzioni di strumenti di epoca alto medievale ha intrattenuto i partecipanti al banchetto e, in alcuni momenti delle due giornate, anche i visitatori della festa. Le guardie del corpo della regina Teodolinda sono state invece “impersonate” dai presidenti dei gruppi Bandum Freae ed Helvargar, secondo quella che dallo scorso anno sta divenendo una tradizione.
L’ARC ha fornito la possibilità al pubblico di provare il tiro con l’arco, mentre la collaborazione tra componenti femminili dei gruppi Bandum Freae, Helvargar e Fortebraccio ha consentito la fruizione di didattiche sull’uso delle erbe in medicina, alimentazione e tintura della lana, con la dimostrazione della tessitura a tavolette a completamento. Insubria Antiqua nella persona di Cristiano Brandolini ha eseguito la cottura delle ceramiche con la tecnica a riduzione d’ossigeno in fossa. L’area artigianale ha avuto poi i suoi ulteriori momenti di forza nella lavorazione del vetro e nella fusione del bronzo, attività eseguite dal gruppo Bandum Freae.

 

Grande attrattiva per il pubblico è stato anche il mercato artigianale, almeno quadruplicato per numero di venditori rispetto alla scorsa edizione e raddoppiati sono stati anche i coperti per il banchetto con Teodolinda e Agilulfo, momento di vera messa in scena di corte alto medievale, allietata da numerosi intermezzi musicali e didattici, con la proposta di ottimi piatti, per cui la filologicità e il gustoso risultato sono stati premianti.




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Una particolare menzione va fatta per la “trasformazione”, dalle precedenti edizioni a quest’ultima, di Elisa Gnan, nella parte della regina. Dopo qualche indicazione ben posta sulla figura storica di Teodolinda, abbiamo potuto apprezzare una sovrana ben lontana dalla rappresentazione un po’ fiabesca degli scorsi anni e più vicina a quello che possiamo immaginare fosse una regina medioevale di stirpe germanica. Una vera trasmutazione cui ci ha fatto enorme piacere assistere.

La nostra impressione globale è che ci sia stata una grande risposta, ma che le due anime della festa siano ancora profondamente disgiunte sia sul fronte organizzativo sia come feedback del pubblico: curioso per la novità longobarda ma esigente verso i momenti noti e attesi della manifestazione.
Va da sé che alcuni elementi ignorati quest’anno dal programma, come il coinvolgimento diretto dei “reali” nell’intrattenimento del banchetto o le attese “ronde” di armati per il paese, abbiano deluso gli spettatori. Così come sarebbe impossibile, nella “revisione” degli abbigliamenti, rimuovere la replica della corona di Teodolinda, che come i nostri più smaliziati lettori sanno bene, fu in realtà una corona votiva, certamente mai indossata dall’amata regina longobarda, ma divenuta ormai un simbolo della festa stessa. Non propriamente longobardo ma veramente abile e amato dal pubblico Fra’ Ciarlatano il personaggio di Pier Paolo Pederzini: una tradizione da meglio collocare nella nuova festa.
La Pro Loco, dal canto suo, ha imboccato una buona strada ed è consapevole che l’adeguamento a vario titolo sia ancora in fieri.
Per quanto riguarda i nuovi protagonisti, complessivamente osserviamo che lo sforzo di filologicità non ha ancora dato i suoi pieni frutti e si auspica che in futuro vengano meglio affinati i criteri scientifici.
Il campo che per quest’anno, data la novità, ha comunque colpito e interessato i visitatori, non è risultato il villaggio progettato, ma un attendamento “spettinato”, privo del percorso di visita previsto e dispersivo tra aree sovraffollate e altre spoglie, complici alcuni cambiamenti dell’ultim’ora. Questa svista ha tolto non soltanto l’effetto del “colpo d’occhio” iniziale, ma ha anche sottratto efficacia alle pur notevoli didattiche esposte.

https://www.youtube.com/watch?v=_tApQ_RyKLA

La Pro Loco ora dovrà stabilire in quale direzione puntare i suoi sforzi per l’evoluzione dell’evento. Dal nostro punto di vista il vero salto quantico, starà, però, non solo nella scelta dei protagonisti o nell’aumentata offerta di intrattenimento al pubblico, ma soprattutto nella capacità di dare alla festa una rigorosa e unica regia, in grado di coordinare le interazioni tra il ben rodato meccanismo “scenico” della Pro Loco e le figure del campo storico e di contenere il livello ancora alto di improvvisazione, applicando un nuovo rigore non solo storico-scientifico, ma anche organizzativo. Un passaggio d’obbligo per entrare nel regno della professionalità. Le potenzialità perché l’appuntamento di Lomello diventi di respiro più che locale ci sono, si tratta di saperle ben valorizzare. Buon lavoro!

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