L’ultimo Longobardo

L'ultimo Longobardo di marco Salvador

L’ultimo Longobardo di marco Salvador

Monte Sant’Angelo, valle degli Eremi, 932 d.C. Arechi, nobile longobardo, si appresta a ritirarsi definitivamente in monastero, nello stesso monastero dove tutto per lui era cominciato, tanti anni prima. Ha appena terminato di scrivere una lunga confessione. La sua grotta è affollata dai fantasmi del passato, dalle paure, dai rimorsi e dai ricordi. Vuole solo andarsene. Smettere di ricordare. Ricordare quando, quarant’anni prima, aveva cercato disperatamente di salvare il potere dei Longobardi in Italia. Dalla pianura padana, dove aveva assistito alle devastazioni degli Ungari, fino a Roma, dove aveva cominciato a pianificare la sua vendetta. Con un unico scopo: annientare chiunque potesse essere nemico dei longobardi. E per compiere la sua vendetta Arechi non aveva esitato a servirsi di ogni mezzo, comprese le reliquie più importanti come la Santa Lancia. Sue alleate, oltre a maghi e sette sataniche, erano tre donne bellissime: la sensuale e calcolatrice duchessa Ermengarda d’Ivrea, l’intrigante e vendicativa imperatrice Berta e la senatrice Marozia, la donna più bella, potente e corrotta di Roma. Saranno loro a creare, deporre e assassinare papi, re e imperatori in un turbinio di violenza, sesso e intrighi. Una danza macabra destinata a segnare, in un trionfo di sangue, la fine di un’epoca straordinaria, quella dei Longobardi.

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