Mostre – Il relitto del Polluce a Capoliveri (Isola d’Elba)

polluce2Il relitto del  Polluce – Naufragio a Capoliveri
Capoliveri (Isola d’Elba), Museo del Mare
26 aprile-26 ottobre 2014

Le ricerche di archeologia subacquea non si occupano soltanto di recuperare relitti dell’antichità. Il Patrimonio Sommerso, o patrimonio culturale subacqueo, non ha limiti di epoca, ma ricomprende qualsiasi tipo di sito archeologico sommerso e di relitto, a qualunque epoca esso appartenga. Così non deve stupire che la ricerca archeologica subacquea si occupi anche di navi affondate nell’Ottocento, come il relitto del Polluce.
Nella notte del 17 giugno 1841, al largo delle coste di Capoliveri affondava infatti il piroscafo Polluce, speronato dal Mongibello. Proprietario del Polluce – e di una vasta flotta di piroscafi – era il famoso armatore Raffaele Rubattino, protagonista della navigazione a vapore e dei commerci marittimi dell’Italia risorgimentale (alla compagnia Rubattino appartenevano i piroscafi con i quali Giuseppe Garibaldi partì da Quarto per l’impresa dei Mille).
Nell’incidente del Polluce perse la vita un passeggero, mentre gli altri viaggiatori e i membri dell’equipaggio trovarono riparo sul Mongibello. Nelle concitate fasi dell’affondamento e del salvataggio dei naufraghi, tutto andò perduto: i documenti di bordo, le lettere, un ingente carico di monete, gli effetti personali dei viaggiatori, le merci trasportate.
Nell’autunno dello stesso anno Rubattino tentò un audace quanto costoso recupero della nave, adagiatasi sul fondale a 103 metri di profondità. La missione fallì, complici il maltempo e le oggettive difficoltà tecniche. Con il passare del tempo la memoria del naufragio si confuse, fino a perdersi del tutto.

Le ricerche ripresero solo all’alba di questo secolo, quando cacciatori di tesori senza scrupoli di nazionalità britannica, bene informati sulla storia della nave, riuscirono a localizzarla e a depredarla, organizzando una truffa ben congegnata. A quel maldestro recupero del carico seguirono però, per fortuna, il sequestro e la restituzione degli oggetti – che stavano per essere battuti all’asta sul mercato londinese – e quindi nuovi scavi sistematici ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
A conclusione delle ricerche subacquee, il carico del Polluce ritorna oggi a Capoliveri, in una mostra che ripercorre le vicende del Piroscafo e del recupero del suo carico e che restituisce, attraverso l’esposizione degli oggetti e dell’ingente tesoro monetale, un quadro inedito della vita di bordo nel progredire della navigazione dell’Italia preunitaria.

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