Nella “Pompei cinese” un abbraccio di 4000 anni

Resti scheletrici mostrano la donna in ginocchio con le braccia intorno al bambino, come se volesse proteggerlo, nel sito archeologico dell’età bronzo nella provincia di Qinghai che si ritiene sia stata colpita da terremoto e inondazioni attorno al 2000 a.C.

L’abbraccio amorevole di una donna e di un bambino è durato 4000 anni, come gli archeologi cinesi hanno scoperto rinvenendo i loro scheletri abbracciati. Si è ritenuto finora che si trattasse di una madre che tentasse di proteggere il suo bambino durante un forte terremoto che ha colpito la provincia di Qinghai, nella Cina centrale, intorno al 2000 a.C.

I resti sono stati scavati in un sito archeologico dell’età del bronzo presto soprannominato la ‘Pompei d’Oriente’.

Lo scheletro della donna che abbraccia il bambino. Le immagini rese note la scorsa settimana hanno commosso la Cina

Lo scheletro della donna che abbraccia il bambino. Le immagini rese note la scorsa settimana hanno commosso la Cina

Un'altra coppia di scheletri rinvenuti nel sito archeologico cinese anche loro sembrano abbracciati

Un’altra coppia di scheletri rinvenuti nel sito archeologico cinese anche loro sembrano abbracciati

I resti ben conservati mostrano i momenti finali dei defunti prima di un devastante terremoto che ha colpito il paese 

I resti ben conservati mostrano i momenti finali dei defunti prima di un devastante terremoto che ha colpito il paese

Si pensa che una catastrofe abbia spazzato via l’intero insediamento, portando a ovvi paragoni con Pompei anche se il sito, noto come Lajia, è 2.000 anni più antico della città romana.
Le fotografie dei resti scheletrici mostrano la donna che guarda verso l’alto mentre si inginocchia sul pavimento, con le braccia attorno al giovane.
Un’altra coppia di scheletri è stata rinvenuta abbracciata, questa volta sdraiata sul pavimento. Un certo numero di altri resti sono stati rinvenuti ammucchiati.

I resti sono stati scavati in un sito archeologico dell'età del bronzo presto Lajia, Cina centrale, soprannominato  la 'Pompei d'Oriente'

I resti sono stati scavati in un sito archeologico dell’età del bronzo presto Lajia, Cina centrale, soprannominato la ‘Pompei d’Oriente’

Il sito incredibilmente ben conservato dipinge un quadro tragico nel bel mezzo di un terremoto terrificante. Il sito Lajia è il più grande sito di scavo di un disastro in Cina, copre circa 3700 metri quadri ed è stato scavato a partire dal 1999 dagli archeologi dell’Istituto di Archeologia presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali e del Istituto Provinciale di Antichità e Archeologia del Qinghai.
Il team di archeologi ha presentato i suoi risultati in una conferenza nella provincia di Gansu, Cina nord-occidentale, all’inizio di questo mese.
Gli scheletri sono ora in mostra al Museo Lajia Ruins.
Il sito di Lajia è associato con la cultura Qijia, risalente dal tardo neolitico agli inizi dell’età del bronzo, ed è situato nel bacino Guanting del Fiume Giallo superiore. Questo sito è caratterizzato da case-grotta,  da forni ceramici  e da resti di noodles di miglio. La conservazione spettacolare sembra essere il risultato di un evento catastrofico: intorno al 1900 a.C., un terremoto ha scosso la zona e ha causato frane. Scrivendo in un articolo del 2013  su The Olocene , Chun Chang Huang e colleghi hanno spiegato che “le enormi colate di fango hanno improvvisamente sepolto e distrutto le abitazioni e ucciso le donne e i bambini a casa loro”. Ma queste colate di fango, anche se innescate da un terremoto, sono state “provocate in parte dai primi coloni stessi “attraverso “l’erosione del suolo, spreco di massa e l’accumulo di detriti sulle colline, intensificata in gran parte da disturbo umano del paesaggio tramite disboscamento a partire da 6000-3950 anni fa“.

Sebbene tutti i media riportino l’immagine “dell’abbraccio” come quella della coppia madre-figlio, leggendo gli studi genetici non ci sembra che la coppia in questione corrisponda.

La pubblicazione principale sugli scheletri risale al 2007 ed è apparsa sul American Journal of Physical Anthropology a firma di Shi-Zhu Gao e colleghi della Jilin University in Cina, che si sono occupati dei 16 scheletri disposti nelle due case analizzate: la F3 con i due scheletri di donna e subadulto e la F4 con i rimanenti 14 scheletri. E’ interessante notare che molti media hanno riferito la notizia come “l’abbraccio tra la madre e suo figlio (maschio)” ma in realtà gli studi del 2007 relazionano di una donna sui 30 anni e un subadulto tra i 3 e i 4 anni, senza specificarne il sesso. Ma non finisce qui.
Un’analisi svolta dall’equipe è stata quella sul DNA mitocondriale, che viene trasmesso per via matrilineare, ovvero dalla madre ai figli, per determinare una qualche parentela tra i sedici individui.
L’esito è stato che l’mDNA corrispondeva a 5 aplogruppi distinti e che tra i due individui abbracciati nell’immagine non vi era rapporto madre-figlio.

A onor del vero si cita nella relazione del 2007 un’altra coppia di una donna sui 20 anni e un infante di 1 o 2 anni, ma questi sono stati rinvenuti nell’altra abitazione e non corrispondono per collocazione e postura alla foto.

Quali erano dunque i rapporti tra questi gruppi? Com’era costituita questa popolazione? Vi erano rapporti di famiglia allargata basati forse su patrilinearità? La donna che abbracciava il piccolo nei suoi ultimi istanti era forse una zia o una specie di baby-sitter? Dov’è la foto della coppia madre-figlio?

Le immagini rimangono certamente commoventi ma la storia che ha riguardato questa popolazione è ancora tutta da svelare.

Forbes Science

People’s Daily online

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