Nuovi metodi per studiare la storia umana: gli acari

La notizia appare un po’ strana, eppure è pubblicata da pochi giorni su Science Magazine online: gli acari della pelle stanno dando indicazioni agli studiosi sull’evoluzione umana.

Scansione al microscopio elettronico di<i> Demodex folliculorum</i> (Foto: Science)

Scansione al microscopio elettronico di Demodex folliculorum (Foto: Science)

Va subito detto che tutti noi trasportiamo sulla superficie del nostro corpo un’enorme quantità di questi minuscoli artropodi all’interno dei follicoli piliferi e delle ghiandole sudoripare. Il Demodex folliculorum è un simbionte dei mammiferi e quindi anche dell’uomo e si ciba delle cellule morte, nella maggior parte dei casi senza causare assolutamente nessun danno al suo ospite.
Ora, un nuovo studio dimostra che persone di diverse origini portano diversi sottogruppi di acari, e che la distribuzione degli acari in tutta la popolazione mondiale può anche riflettere come abbia migrato la nostra specie e come si è evoluta nel corso della storia.

Il Team di studiosi che conduce le ricerche, diretto da Michael F. Palopoli, biologo evoluzionista al Bowdoin College di Brunswick, nel Maine, ha ottenuto degli interessanti risultati.
Hanno testato il DNA da acari prelevati da un campione di 70 ospiti umani di diverse ascendenze geografiche e analizzato 241 sequenze dal genoma mitocondriale della specie Demodex folliculorum.
Le analisi filogenetiche indicano una discendenza distribuita a livello globale, comune tra gli ospiti umani di origine europea, e di altre tre linee più geograficamente delimitate che comprendono principalmente ascendenze asiatiche, africane e latino-americane.

Il dettaglio di come i quattro cladi di acari (A, B, C, D) sono distribuiti in tutto il mondo. (Foto: Palopoli et al., PNAS)

Il dettaglio di come i quattro cladi di acari (A, B, C, D) sono distribuiti in tutto il mondo. (Foto: Palopoli et al., PNAS)

Le popolazioni di D. Folliculorum  sono stabili su un individuo nel corso di anni e alcuni ospiti asiatici e afro-americani mantengono specifiche linee di acari nel corso di anni o generazioni dopo l’allontanamento dalla loro area geografica di nascita o di discendenza e l’arrivo in zone dove altri ceppi siano dominanti.
La stabilità delle popolazioni di acari, soprattutto tra le generazioni, suggerisce agli autori che le differenze tra la pelle degli ospiti possano spiegare perché le persone provenienti da diverse regioni hanno diversi sottoinsiemi di acari. Le popolazioni umane si differenziano per l’idratazione della pelle, la densità dei follicoli piliferi e la produzione di lipidi. Queste differenze sono probabilmente sorte nel tempo evolutivo e gli autori teorizzano che le modifiche abbiano dato ad alcuni cladi di acari un vantaggio competitivo in alcuni tipi di pelle. Gli europei, ad esempio, possono aver acquisito antiche mutazioni che hanno pesantemente favorito il clade D su A, B o C.

Alcune considerazioni

I ricercatori stimano che l’ultimo antenato comune delle quattro cladi di acari visse più di 3 milioni di anni fa, il che significa che tutti i quattro gruppi sono anteriori agli umani e che le nostre due specie si sono evolute di pari passo. La ricchezza di fossili e alcune prove genetiche suggeriscono che gli esseri umani si sono evoluti in Africa e la distribuzione delle specie di acari supporta questa ipotesi. Anche se era l’area geografica campionata è ancora troppo piccola, le persone di discendenza africana ha avuto la massima varietà di acari, presentano quindi tutte le quattro cladi. Da lì, gli autori ipotizzano che le persone (che trasportano le loro acari) sparsi per le altre regioni geografiche e che, lungo il percorso, alcuni gruppi di acari non siano sopravvissuti.

I campioni sono ancora ridotti e rimane molto lavoro da fare, ma le premesse sono promettenti.
“Gli autori hanno trovato un modo nuovo e molto promettente di indagare l’evoluzione umana.” afferma il biologo evoluzionista David Reed dell’University of Florida a Gainesville , che non è stato coinvolto nello studio.

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