Pompei, 2014, di Paul W. S. Anderson

pompei2014Nel 79 dopo Cristo Pompei era un attivo porto internazionale e una delle città più fiorenti dell’Impero Romano, nonostante un terremoto che l’aveva colpita qualche anno prima. In un solo giorno, il 24 agosto secondo Plinio il Giovane o due mesi dopo, in base a recenti ritrovamenti, tutta la città, con la limitrofa Ercolano, venne spazzata via, sepolta sotto una coltre di cenere. Il Vesuvio letteralmente esplose, con la forza di un ordigno nucleare, trasformando le fertili colline e le splendide ville edificate sulle sue pendici in un paesaggio infernale.

Mentre lo straordinario sito archeologico continua a franare pezzo a pezzo, la storia di Pompei mantiene nel tempo tutto il suo fascino. Le sue vite quotidiane sorprese dal disastro improvviso, rese immortali dai calchi giunti fino ad oggi in tutta la loro tragicità, affascinano non solo gli studiosi, ma ciascuno di noi e non ne sono stati immuni scrittori e cineasti. Dagli albori del cinema la vicenda è stata raccontata numerose volte, sulla scorta del romanzo di Edward George Bulwer-Lytton (ricorderete la sua famosa frase “Era una notte buia e tempestosa”“Gli ultimi giorni di Pompei”, pubblicato nel 1834.

Milo e Cassia

Milo e Cassia

La trasposizione più celebre tra quelle sonore è quella del 1959 ad opera di Mario Bonnard a cui subentrò Sergio Leone in seguito a una malattia, con Steve Reeves come protagonista.
Dopo gli incassi record del bel documentario tridimensionale realizzato dal British Museum (Pompei), ora è Hollywood a rispolverare e lucrare sul mito della cittadina sepolta sotto la lava del Vesuvio. L’ inglese, Paul W.S. Anderson, propone una nuova versione: “Erano sei anni che pensavo di portare sullo schermo questa storia. La vicenda di Pompei, la storia degli antichi romani mi ha affascinato fin da ragazzino. Provengo dal Nord dell’Inghilterra a Newcastle upon Tyne, dove passa il Vallo di Adriano, la fortificazione in pietra che segnava il confine dell’Impero Romano”. Il regista, lo stesso della saga zombie Resident Evil e marito di Milla Jovovich, realizza una spettacolare americanata, dopo aver ripreso per una settimana il vulcano e gli scavi da ogni angolazione per poi ricostruirli al computer.

Del romanzo di Thomas Harris da cui erano tratte le prime sceneggiature si è persa ogni traccia e questa è una storia del tutto nuova. Anderson si affida in gran parte al 3D e a un cast composto di star del grande e piccolo schermo: Kit Harington dal Trono di spadeSasha Roiz di Grimm e Adewale Akinnuoye-Agbaje di Oz Lost che affiancano Kiefer Sutherland, come collante tra i due media, Carrie-Anne Moss e Jared Harris.

Milo (Kit Harrington)

Milo (Kit Harrington)

Come nei precedenti film ambientati a Pompei, anche questo mette al centro una storia d’amore “impossibile”, qui quella tra un giovane schiavo celta, unico sopravvissuto di una tribù massacrata dai romani e trasformato in gladiatore, e una giovane patrizia pompeiana. La fine, purtroppo, è nota.

 

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Cassia

Il regista cerca di resuscitare in un sol colpo due generi: il peplum e il disaster movie, riuscendoci parzialmente. I combattimenti sono ben fatti, Kit Harington per la gioia delle sue fan sfoggia un fisico perfetto abbastanza da distrarre dalla costante espressione da Jon Snow di Grande Inverno. C’è qualche guizzo di modernità non esasperata nella figura di Cassia (Emily Browning) bella, indipendente, sicura di sé e anticonformista, parzialmente credibile come donna colta nella società romana. I Romani sono i cattivi, ma cattivi di maniera, e si vede che Sutherland si diverte un mondo nel ruolo del generale e poi senatore romano Corvis.

Crovis

Corvis

Ma la storia è semplice se non inesistente, nella miglior tradizione dei vecchi “peplum” e potrebbe svolgersi ovunque. Della Pompei del 79 d.C. si comprende e vede veramente poco. La catastrofe sappiamo che arriverà e quando accade non sorprende, gli effetti speciali non riescono a stupirci, forse siamo troppo smaliziati o forse, semplicemente, certi generi appartengono ormai all’archeologia del cinema. La sensazione costante è di guardare la ricostruzione in un grande video-game, non siamo mai catturati e trasportati nel 79 d.C. Forse gli studi di Toronto dove è stato ricostruito tutto al computer sono troppo lontani nel tempo e nello spazio per coinvolgerci.

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