Pompei: il giorno che il Vesuvio eruttò… quando fu?

Crederanno le generazioni a venire […] che sotto i loro piedi sono città e popolazioni, e che le campagne degli avi s’inabissarono?
Publio Papinio Stazio “Silvarum Liber III”

ERuzione del Vesuvio dipinta da Joseph Wright of Derby - Art collection of the Huntington Library in Pasadena, CA

Eruzione del Vesuvio dipinta da Joseph Wright of Derby – Art collection of the Huntington Library in Pasadena, CA

Ci sono voluti molti secoli perché la domanda di Stazio avesse una risposta positiva.
Per l’esattezza fino a che l’architetto Domenico Fontana, occupato nella costruzione di un canale di derivazione del Sarno, mise alla luce antichi edifici con le pareti affrescate e alcune epigrafi, senza però attribuire i resti all’antica città: era la fine del ‘500.

Lapide commemorativa nei pressi di Pompei

Lapide commemorativa nei pressi di Pompei

Solo nel 1748, per volontà del re Carlo di Borbone, furono effettuati i primi veri scavi nell’area di Pompei, che continuano ancora oggi. Luogo di scoperte e studio, Pompei, Stabia ed Ercolano hanno rivelato aspetti della cultura e della vita durante l’impero romano, che altrimenti sarebbero scomparsi ad opera dei secoli.

Come ben si sa la relazione sulla devastante eruzione vulcanica ci viene da Plinio il Vecchio in primis e da suo nipote Plinio il Giovane, in particolare attraverso una lettera a Tacito che indicherebbe addirittura la precisa data dell’evento.

La lettera in questione, purtroppo, non ci è pervenuta in originale ma attraverso un certo numero di copie manoscritte, non tutte concordi sulla data.
La versione più diffusa del brano riportante il giorno del disastro è la seguente:

Nonum Kal. Sept., hora fere septima, mater indicat ei apparere nubem inusitata et magnitudine et specie.

Il nono giorno (prima delle) Calende di Settembre, circa all’ora settima, mia madre gli fa notare che sta apparendo una nube sia di grandezza che di aspetto insoliti.

In base al calendario romano il “nono giorno prima delle calende di settembre” corrisponde al 24 agosto, ed è tale data quella che per molto tempo si è ritenuta effettiva, nonostante alcune versioni fossero discordi.

Le date riportate nelle diverse versioni manoscritte della lettera infatti sono:

  • nonum kal. septembres (nove giorni dalle calende di settembre, il 24 agosto)
  • kal. novembres (alle calende di novembre, 1º novembre)
  • III kal. novembres (tre giorni dalle calende di novembre, 30 ottobre)
  • non. kal. … (nove giorni dalle calende, forse di novembre, ovvero il 24 ottobre)

Con il proseguimento degli scavi e delle ricerche alcuni elementi parvero sconfessare la versione ufficiale.

Poiché gli abitati furono conservati sotto la cenere e i lapilli esattamente com’erano durante le 25 ore dell’eruzione il ritrovamento dei raccolti stagionali fornirono molte informazioni a riguardo.
I resti di frutta secca (fichi secchi, datteri, susine), di frutta fresca come melograni, castagne, uva, noci (tipicamente autunnali), la vendemmia, da tempo già effettuata, con la presenza di anfore interrate contenenti il mosto (la vendemmia avveniva tra settembre e ottobre), la raccolta della canapa da semina già realizzata (che avveniva solitamente a settembre) e la presenza di bracieri per riscaldare la casa, tutto sta ad indicare una data molto posteriore a quella comunemente indicata. A questo si aggiunge che le anfore per il mosto venivano sigillate soltanto dopo una fermentazione all’aria aperta di una decina di giorni. In pratica l’eruzione non può che essere avvenuta nel periodo autunnale.

Un ulteriore ritrovamento, avvenuto il 7 giugno 1974 ha fornito nuovi elementi per la datazione: nei pressi della Casa del bracciale d’oro fu ritrovato un denario d’argento.
Nell’iscrizione riportatavi nel retro si parla dell’Imperatore Tito e della sua quindicesima acclamazione a imperatore.
Questa dicitura sta a significare che fossero quindici anni dalla sua salita al potere.
Altre due iscrizioni conservate rispettivamente a Siviglia e al British Museum sono datate al 7 settembre e all’8 settembre, hanno consentito di accertare che l’eruzione avvenne certamente dopo queste date. Nelle due iscrizioni infatti, una lettera scolpita in un’epigrafe bronzea di Tito ai decurioni della città di Munigua (in epoca moderna diventata Villanueva del Rio),  e l’altro un diploma di congedo ritrovato a Fayyum,  è riportata la quattordicesima acclamazione assieme alle date del 7 (per la lettera di Tito) e dell’8 settembre (per il diploma), consentendo di affermare che la quindicesima acclamazione imperiale si è svolta certamente dopo queste due date.
Questo colloca il denario ritrovato a Pompei a una data sicuramente successiva all’inizio di settembre, il che concorderebbe con i ritrovamenti paleobotanici.

Denario di Tito rinvenuto a Pompei, Casa del Bracciale d'oro. Diritto: IMP TITVS CAES VESPASIAN AVG PM Testa laureata di Tito Rovescio: TR P VIIII IMP XIIII COS VII PP Capricorno<br> Foto di proprietà della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompe.Utilizzo in questo sito per scopo divulgativo e didattico, non finalizzato a scopo di lucro.

Denario di Tito rinvenuto a Pompei, Casa del Bracciale d’oro. Diritto: IMP TITVS CAES VESPASIAN AVG PM Testa laureata di Tito Rovescio: TR P VIIII IMP XIIII COS VII PP Capricorno

Foto di proprietà della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompe.Utilizzo in questo sito per scopo divulgativo e didattico, non finalizzato a scopo di lucro.

E’ plausibile ipotizzare ad oggi una data  decisamente successiva al 24 agosto e pienamente autunnale, forse quella del 24 ottobre, data peraltro tra quelle indicate in una delle versioni manoscritte dell’epistola di Plinio a Tacito, compatibile anche con l’indicazione autunnale di Dione Cassio.

Ma di fronte alla commozione che ancora suscitano i corpi e gli edifici di Pompei, questo è davvero marginale…

L’argomento della datazione fu trattato anche nella puntata del 13 dicembre 2008 della trasmissione “Passaggio a Nord-Ovest”

 

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