Quel MedioEvo alto e barbarico e le “nuove” feste medievali

Sulle orme di Paolo Diacono

Paolo Diacono, Historia Longobardorum, VIII secolo (Cividale del Friuli, Museo archeologico nazionale).

Paolo Diacono, Historia Longobardorum, VIII secolo (Cividale del Friuli, Museo archeologico nazionale).

Per lungo tempo parlare di Medioevo in Italia ha significato parlare di Tardo Medioevo, con i suoi Comuni e le Signorie, caratteristiche di una nostra “brillante” storia patria. Così gli eventi culturali e di intrattenimento, soprattutto estivi, anche quando si sono impegnati nella ricerca storica e la valorizzazione del territorio, si sono mossi in questo ambito se non addirittura al confine, spesso superandolo, col Rinascimento.

Chi non conosce i grandi appuntamenti dei Palii, da quello celeberrimo di Siena, attivo dal 1200, a quello di Legnano, istituito nel 1935 per commemorare l’omonima battaglia, combattuta il 29 maggio 1176 tra le truppe della Lega Lombarda e l’esercito imperiale di Federico I “Barbarossa”.
Pullulano le Giostre e le Quintane, i gruppi di sbandieratori, le rievocazioni di pranzi, banchetti e matrimoni celebri, e si celebrano anche più vaghe e imprecisate feste dal semplice “sapore medievale”, dove si trova molto divertimento e, a volte, parecchie imprecisioni e anacronismi.

Recentemente, grazie anche al riconoscimento UNESCO del sito seriale I Longobardi in Italia, sta nascendo una nuova attenzione per il cosiddetto “lato oscuro” del Medioevo: quello “alto”, barbarico, sconfessato dalla storiografica classica, complici illustri nomi come quello del Manzoni, ovvero la Storia Barbarica dell’Italia.

Seguono così a convegni e mostre sul tema, ad opera di molti appassionati rievocatori e qualche intraprendente amministratore, anche feste nuove o riconversioni di precedenti feste meno “connotate” storicamente.

Cividale Primo Ducato

Cividale Tempietto Longobardo

Cividale Tempietto Longobardo

Non è un caso che quest’anno a fine maggio si tenga a Cividale del Friuli la III edizione dell’evento Anno Domini 568, un appuntamento giovane, ma già di riferimento, curato dal gruppo di rievocazione Longobarda La Fara in collaborazione con il MAN e il cui campo di rievocazione storica vede la supervisione di una recente istituzione mista tra rievocatori, accademici e museo stesso: EMAIA.

Una manifestazione che abbiamo già avuto modo di apprezzare per la sua parte convegnistica e per la composizione del campo storico, in cui sono presenti compagnie di rievocazione Longobarda italiane, affianco a gruppi internazionali di rievocatori Bajuvari e Avari, che con i Longobardi intrattennero rapporti da prima del loro ingresso in Italia.

Perché Cividale? Ce lo dice il nostro Paolo Diacono nel secondo Libro della Historia Langobardorum

Come Alboino, entrato nel territorio dei Veneti, costituì duca del Friuli suo nipote Gisulfo.

Indeque Alboin cum Venetiae fines, quae prima est Italiae provincia, hoc est civitatis vel potius castri Foroiulani terminos sine aliquo obstaculo introisset, perpendere coepit, cui potissimum primam provinciarum quam ceperat committere deberet. Siquidem omnis Italia, quae versus meridiem vel potius in eurum extenditur, Tyrreni sive Adriatici maris fluctibus ambitur, ab occiduo vero et aquilone iugis Alpium ita circumcluditur, ut nisi per angustos meatus et per summa iuga montium non possit habere introitum; ab orientali vero parte, qua Pannoniae coniungitur, et largius patentem et planissimum habet ingressum. Igitur, ut diximus, dum Alboin animum intenderet, quem in his locis ducem constituere deberet, Gisulfum, ut fertur, suum nepotem, virum per omnia idoneum, qui eidem strator erat, quem lingua propria «marpahis» appellant, Foroiulanae civitati et totae illius regioni praeficere statuit. Qui Gisulfus non prius se regimen eiusdem civitatis et populi suscepturum edixit, nisi ei quas ipse eligere voluisset Langobardorum faras, hoc est generationes vel lineas, tribueret. Factumque est, et annuente sibi rege quas optaverat Langobardorum praecipuas prosapias, ut cum eo habitarent, accepit. Et ita demum ductoris honorem adeptus est. Poposcit quoque a rege generosarum equarum greges, et in hoc quoque liberalitate principis exauditus est.

Alboino, dopo aver raggiunto senza aver incontrato ostacoli il territorio dei Veneti, che è la prima provincia d’Italia verso est, e dopo aver preso piede nel territorio della città o piuttosto della fortezza di Cividale, si chiese a chi avrebbe potuto affidare questa prima provincia conquistata. La maggior parte del territorio italiano si stende a sud, o meglio verso sud-est, ed è bagnato dalle onde del mar Tirreno e del mare Adriatico, ma a nord e a nord-ovest è chiuso dalla catena delle Alpi, e vi si penetra solo attraverso varchi angusti o scavalcando la cresta delle montagne. Dalla parte orientale invece, dove confina con la Pannonia, si apre un varco molto largo e facile al transito. Come già abbiamo detto, riflettendo su chi avrebbe fatto duca di questa regione, si racconta che decise di mettere alla testa di Cividale e della provincia del Friuli suo nipote Gisulfo, uomo idoneo sotto ogni aspetto e già suo maresciallo. Gisulfo mise però la condizione che avrebbe accettato il governo della città e del popolo solo se gli fossero state concesse quelle “fare”, cioè le famiglie di Longobardi che egli avesse voluto scegliere. Così fu fatto, perchè il re aderì al suo desiderio. Egli ottenne dunque le famiglie longobarde più nobili, perchè rimanessero con lui e allora solamente accettò il titolo onorifico. Inoltre egli chiese al re mandrie di generose cavalle e anche a questo il re accondiscese con animo generoso.
Traduzione italiana di Luigi Giavardi in I Longobardi in Italia. Storia dei Longobardi di Paolo Diacono, Novara: Istituto geografico De Agostini, 1974, pagg. 231-232

Si riscopre quindi, nella Cividale già ospite di altre famose rievocazioni di epoche più tarde, anche il lustro rivestito in epoca altomedievale, allorquando divenne il primo caposaldo e il primo Ducato dell’era Longobarda italiana.

Lomello: seconde nozze di Teodolinda

Ma il nostro Paul Warnefried o Warnefrit ( alias Paolo Diacono) ci narra di molti altri luoghi italici.
Se ne è accorta la Pro Loco della cittadina di Lomello in provincia di Pavia che da una dozzina di anni rievoca in giugno il secondo matrimonio della Regina Teodolinda con Agilulfo.

Della morte di Autari e del regno di Agilulfo.

Il re Agilulfo in una miniatura delle Cronache di Norimberga

Il re Agilulfo in una miniatura delle Cronache di Norimberga

Interim dum legati Authari regis in Francia morarentur, rex Authari apud Ticinum nonas septembris, veneno, ut tradunt, accepto, moritur postquam sex regnaverat annos. Statimque a Langobardis legatio ad Childebertum regem Francorum missa est, quae Authari regis mortem eidem nuntiaret et pacem ab eo expeteret. Quod ille audiens, legatos quidem suscepit, pacem vero in posterum se daturum promisit. Qui tamen praefatos legatos post aliquot dies, promissa pace, absolvit. Regina vero Theudelinda quia satis placebat Langobardis, permiserunt eam in regia consistere dignitate, suadentes ei, ut sibi quem ipsa voluisset ex omnibus Langobardis virum eligeret, talem scilicet qui regnum regere utiliter possit. Illa vero consilium cum prudentibus habens, Agilulfum ducem Taurinatium et sibi virum et Langobardorum genti regem elegit. Erat enim isdem vir strenuus et bellicosus et tam forma quam animo ad regni gubernacula coaptatus. Cui statim regina ad se venire mandavit, ipsaque ei obviam ad Laumellum oppidum properavit. Qui cum ad eam venisset, ipsa sibi post aliqua verba vinum propinari fecit. Quae cum prior bibisset, residuum Agilulfo ad bibendum tribuit. Is cum reginae, accepto poculo, manum honorabiliter osculatus esset, regina cum rubore subridens, non deberi sibi manum osculari, ait, quem osculum ad os, iungere oporteret. Moxque eum ad suum basium erigens, ei de suis nuptiis deque regni dignitate aperuit. Quid plura? Celebrantur cum magna laetitia nuptiae; suscepit Agilulf, qui fuerat cognatus regis Authari, incoante iam mense novembrio, regiam dignitatem. Sed tamen, congregatis in unum Langobardis, postea mense maio ab omnibus in regnum apud Mediolanum levatus est.

Teodolinda in una stampa ottocentesca

Teodolinda in una stampa ottocentesca

Mentre i suoi ambasciatori si trovavano ancora nel regno dei Franchi, il re Autari, venne a morte essendo stato, come si racconta, avvelenato; era il 5 settembre, nella città di Pavia e dopo sei anni di regno. Subito i Longobardi inviarono una ambasceria a Childerico, re dei Franchi, per annunciargli la morte del re Autari e per sollecitare la pace. Avendo sentito la notizia, egli fece buona accoglienza agli ambasciatori, promise di salvaguardare la pace e, dopo alcuni giorni, li congedò con questa assicurazione. Quanto alla regina Teodolinda, che molto piaceva ai Longobardi, le fu consentito di conservare la dignità reale e le fu consigliato di scegliersi fra i Longobardi, un marito di suo gradimento, purché dimostrasse energia nel governare. Essa si consigliò allora con uomini saggi e scelse Agilulfo come sposo per se stessa e come re per il popolo dei Longobardi. era infatti costui uomo forte e bellicoso e, sia per il fisico come per il suo animo, adatto al governo del regno. La regina lo convocò immediatamente, anzi lei stessa gli mosse incontro fino alla città di Lomello. Come Agilulfo l’ebbe raggiunta e i due si furono scambiati alcuni convenevoli, la regina fece portare del vino, ne bevve per prima lei e poi offrì il resto ad Agilulfo.Quando egliricevette la coppa, le baciò rispettosamente la mano, ma la regina, sorridendo e assieme arrossendo, dichiarò che non la mano, ma la bocca le doveva baciare. Poi gli chiese di alzarsi e di abbracciarla e gli parlò del matrimonio e del regno. Che altro dire? Il matrimonio fu celebrato nella gioia generale e Agilulfo, che da parte di madre era parente di re Autari, ottenne all’inizio di novembre la dignità reale.
Più tardi, nel successivo mese di maggio, in occasione di un’assemblea generale dei Longobardi a Milano, fu insediato sul trono.

Traduzione italiana di Luigi Giavardi in I Longobardi in Italia.Storia dei Longobardi di Paolo Diacono, Novara: Istituto geografico De Agostini, 1974, pag. 271

Agilulfo e Teodolinda si incontrano a Lomello Bottega degli Zavattari pittura murale 1441-46 circa Monza, Duomo, Cappella di Teodolinda

Agilulfo e Teodolinda si incontrano a Lomello
Bottega degli Zavattari
pittura murale
1441-46 circa
Monza, Duomo, Cappella di Teodolinda

A onor del vero fino a qualche anno fa non si trattava di una vera festa di nozze longobarda, ma di un’occasione in cui festeggiare un medioevo molto più generico e più ampio. Complice sicuramente l’iconografia celeberrima dell’incontro e del matrimonio conservata nella Cappella del Duomo di Monza. Tale ciclo di affreschi è dovuto alla bottega degli Zavattari e risale al XV secolo. Come d’uso all’epoca i personaggi sono abbigliati in modo contemporaneo all’opera. Assieme alla diffusa disattenzione verso il periodo “barbarico” queste raffigurazioni hanno creato nel tempo nell’immaginario collettivo, un’idea decisamente più tarda degli usi e costumi longobardi.

La Pro Loco quest’anno, però, promette dalla pagina Facebook della festa “importanti novità” che chi scrive conosce abbastanza da dietro le quinte, ma che non anticipa, dato che al momento né il programma di dettaglio né la locandina dell’evento sono stati resi pubblici.
Per sollecitare la vostra curiosità possiamo però dire che parteciperanno numerose compagnie di rievocazione Longobarda, con un ricco programma di didattiche e di dimostrazioni sportive e musicali, si terrà una conferenza a tema e sarà presente una mostra itinerante di repliche da reperti, oltre, ovviamente, alla rievocazione dell’incontro e del matrimonio occasione della festa stessa.
Niente male come svolta! Ci piace che la regione, che ancora porta il nome di questo popolo, celebri il suo passato con rigore filologico e passione rinnovata.
Attendiamo con interesse di potervi relazionare ufficialmente sull’evento e soprattutto sul risultato di tanto impegno.

Casei Gerola e il transito delle spoglie di S.Agostino

Liutprando porta a Pavia le spoglie di Agostino formella dell'arca del santo in san Pietro in Ciel d'Oro

Liutprando porta a Pavia le spoglie di Agostino formella dell’arca del santo in san Pietro in Ciel d’Oro

Un’altra località del pavese, a una ventina di chilometri da Lomello, ha riscoperto Paolo Diacono e la sua storia longobarda: si tratta di Casei Gerola. La festa medievale di Casei, nel mese di maggio, è da sempre improntata alla rievocazione dell’inizio XV secolo, richiamando per i suoi tornei decine di compagnie d’armi da tutta Italia. Ma proprio da quest’anno 2015, come annuncia orgogliosamente dalla sua pagina, si apre ai gruppi di rievocazione Longobarda invitando la Compagnia “Bandum Freae – Aemilia Langobardorum”  .

La novità viene proposta in vista di un evento che Casei si prepara a celebrare come conviene nei prossimi anni: i 1300 anni dal passaggio e dalla sosta del corpo di Sant’Agostino nella sua traslazione da Genova a Pavia, voluta dal Re longobardo Liutprando.

Paolo Diacono ne parla così nel Libro Sesto:

 

In qual modo Liutprando trasportò a Pavia il corpo del beato Agostino

Liutprand quoque audiens, quod Sarraceni, depopulata Sardinia, etiam loca illa, ubi ossa sancti Augustini episcopi propter vastationem barbarorum olim translata et honorifice fuerant condita, foedarent, misit, et dato magno pretio, accepit et transtulit ea in urbem Ticinensem ibique cum debito tanto patri honore recondidit.

Ma quando Liutprando apprese che i Saraceni, dopo aver devastato la Sardegna, infestavano anche il luogo dove, prima del saccheggio dei barbari, erano state trasportate e solennemente inumate le ossa del santo vescovo Agostino, inviò messaggeri perché ascuistassero anche a gran prezzo le reliquie del santo e le fece trasportare a Pavia dove furono sepolte con il rispetto dovuto a un padre così eccelso della Chiesa.

Traduzione italiana di Luigi Giavardi in I Longobardi in Italia. Storia dei Longobardi di Paolo Diacono, Novara: Istituto geografico De Agostini, 1974, pag. 352

L'arrivo del corpo di Agostino a Pavia e l'ingresso in S. Pietro in Ciel d'oro con il re Liutprando

L’arrivo del corpo di Agostino a Pavia e l’ingresso in S. Pietro in Ciel d’oro con il re Liutprando

Secondo la tradizione il corpo del santo sarebbe stato portato in Sardegna dai vescovi sfuggiti da Ippona sotto l’assedio dei Vandali, quindi nel V secolo (così riferisce una lettera molto più tarda di Pietro Oldrati a Carlo Magno); ma gli storici sono più propensi a credere che le spoglie del santo avessero attraversato le sponde del Mediterraneo all’epoca dell’offensiva araba nel nord Africa, cioè alla fine del VII secolo. Liutprando, che regnò tra il 712 e il 744, avrebbe completato l’opera trasferendo il corpo di Agostino in un luogo più sicuro: la sua Pavia, dal 572 capitale del regno longobardo.
Il viaggio è raccontato, come in un concitato fumetto intagliato nel marmo, su una delle formelle dell’arca che sovrasta ancor oggi la tomba del santo, all’interno della Basilica di San Pietro in Ciel D’oro, voluta anch’essa dal re Liutprando.

Che dire? (direbbe il nostro Paolo Diacono) Anche in questo caso, come nel precedente, siamo lieti del rinnovato interesse alla materia e cercheremo di tenervi informati sulla riuscita dell’ “esperimento” e sulla risposta del pubblico.

Tra le righe di Warnefrit

Non possiamo esimerci dal citare un altro importante evento che nel 2015 vedrà la sua V edizione: il Luglio Longobardo. Si tiene a Nocera Umbra in provincia di Perugia e si svolge anch’esso da anni sui due fronti del convegno a tema e della rievocazione, con tanto di campo storico e dimostrazioni didattiche e di combattimenti. Vede la direzione scientifica della medievista Elena Percivaldi e la collaborazione del gruppo di Scherma Antica Fortebraccio Veregrense. Si sviluppa su alcuni giorni, nel mese di luglio appunto, in cui convegno e rievocazione si completano e arricchiscono vicendevolmente.

L'Italia Longobarda e l'evoluzione delle conquiste

L’Italia Longobarda e l’evoluzione delle conquiste

La scelta di Nocera Umbra non è legata a un particolare evento narrato dal nostro Warnefrit, tuttavia è un centro situato sull’importante Via Flaminia romana, principale arteria di collegamento tra Roma e Ravenna, ripetutamente citata dallo scrittore come riferimento strategico e politico. Il territorio di Nocera Umbra era compreso nel Ducato di Spoleto e l’insediamento longobardo nel nocerino doveva costituire un nucleo strategico sulla Flaminia, posto al confine con la fascia dei territori dell’Italia centrale saldamente in mano bizantina. Quindi un centro a controllo di un’importante direttrice di traffico terrestre soprattutto dal punto di vista militare, che costituiva un presidio di guarnigioni longobarde attive per l’intero conflitto con l’Impero. E’ inoltre luogo di ritrovamento di una delle più importanti necropoli di periodo longobardo sul nostro territorio, i cui reperti sono esposti al Museo Archeologico dell’Alto Medioevo a Roma e, in parte, al Museo Archeologico di Nocera Umbra.

 

Quello che Paolo non racconta

Il nostro Warnefrit interrompe la narrazione del popolo Longobardo e delle sue avventure in Italia all’epoca di Liutprando. Tuttavia egli stesso seguì come precettore la figlia di re Desiderio, Adelperga, allorché andò sposa ad Arechi in quel di Benevento.

Chiesa di Santa Sofia a Benevento, fondata nel 762 da Arechi II

Chiesa di Santa Sofia a Benevento, fondata nel 762 da Arechi II

Proprio a Benevento si svolge, nel 2015 per la IV edizione, il ciclo di rievocazioni storiche incentrate sulla figura di Arechi II, ultimo Duca e primo Principe di Benevento, a cui sono legati alcuni avvenimenti fondamentali per la storia della città.

Benevento Longobarda è nata in seguito all’iscrizione del complesso monumentale di Santa Sofia nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco all’interno del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi di culto e di potere (568-774 d.C.)”. La Chiesa di Santa Sofia è testimonianza di un periodo di splendore per la città e come tutta la parte della città che venne edificata dai longobardi rimane a costituire patrimonio di una civiltà. La festa si configura come rievocazione della traslazione di un altro santo Sant’Eliano riferita in Translatio Sancti Heliani, in S. Borgia, Memorie Historiche della Pontificia città di Benevento. La narrazione riporta che per obbedire al volere di Arechi II, nel 763, il suo gastaldo Gualtari si recò a Bisanzio, dove ricevette dalle mani dell’imperatore dei romani d’oriente, le sacre reliquie del martire Eliano, prode soldato morto a Sebaste. Nel donargli le sacre reliquie, l’imperatore auspicò decenni di pace tra bizantini e longobardi. Per via delle sue benefiche proprietà, le sacre reliquie furono contese tra le Fare cittadine, perché ciascuna voleva godere dei benefici derivanti dalla custodia.
Romanzando la contesa ogni anno si svolge una sorta di palio tra le Fare cittadine per ottenere la custodia delle reliquie, in realtà andate ormai perdute. Partecipano alla rievocazione oltre ai padroni di casa e organizzatori dell’Associazione culturale Benevento Longobarda, il gruppo di rievocazione Gens Langobardorum di Salerno, altro centro importante della Langobardia Minor e legato alla figura di Arechi, il quale vi si ritirò dopo l’arrivo di Carlo Magno nel 774 assumendo il titolo di princeps 

Quello che vorremmo vedere

Cercheremo di partecipare nella prossima stagione al maggior numero di questi importanti appuntamenti che segnano una svolta nell’approccio alla nostra storia ma anche alla “filologia” degli eventi. E certamente non mancheremo di segnalarvi tempestivamente date precise e programmi che non tarderanno.

Ci piace sottolineare però, in relazione alla storia Alto Medievale italiana e in particolare a quella longobarda, che molte altre sedi sarebbero ben degne di essere elette come luoghi naturali per conferenze, mostre, convegni e rievocazioni di qualità come quelle di cui vi abbiamo appena raccontato.

Pavia stessa per esempio, capitale del regno longobardo dal 572 alla caduta per mano franca nel 774.
O magari Verona, che fu la prima capitale, fino alla presa di Pavia, dal 568 al 571, che vide la morte di Alboino e il primo matrimonio di Teodolinda con Autari, nel maggio 589. O Brescia, entrata nel sito seriale UNESCO con il complesso monastico di San Salvatore – Santa Giulia.

In ciascuna di queste città e in molte altre ci piacerebbe vedere valorizzato il patrimonio culturale e la storia altomedievale con continuità e con attenzione rivolta al grande pubblico, come avviene per le feste estive.
La storia dell’alto medioevo è ancora parzialmente sconosciuta, ne ha dato prova la scoperta nel 2009 di una vastissima necropoli in Piemonte, i cui scavi e ritrovamenti sono stati presentati pochi giorni fa in un convegno a Cuneo. La presenza di circa 800 sepolture indicano un insediamento costante nel tempo in prossimità della necropoli di cui ancora non si conosce nulla.

Ci piacerebbe vedere che la ricerca continua e che le vicende rivivono. Restate sintonizzati! 🙂

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