Teuta regina corsara contro Roma

Regina Teuta

Regina Teuta

Siamo in Illiria nel III secolo a.C., un’area geografica corrispondente all’attuale parte occidentale della penisola balcanica, verso la costa orientale del Mare Adriatico, abitata dagli Illiri, un’antica popolazione che parlava una lingua indoeuropea.

Sulle origini o sulle sedi degli Illiri la tradizione letteraria greca offre le notizie più antiche, ma anche le più vaghe.

Gli Illiri
Il termine “Illyrioi” inizialmente designava un singolo popolo che viveva in una ben limitata regione nel sud dei Balcani in prossimità dei greci e da questi ben conosciuto. Con il tempo l’uso del nome si estese fino a comprendere tutti quei popoli, quali gli Istri, gli Iapodi, i Liburni (linguisticamente correlati agli Antichi Veneti), i Dalmati, alcuni gruppi di Traci e di Pannoni (quest’ultime genti almeno parzialmente, se non completamente, celtizzate), che approssimativamente, seppure etnicamente e linguisticamente differenti tra loro, vivevano nella, o erano originari della, regione geografica che sarebbe poi divenuta nota in epoca moderna come Jugoslavia.

Popolazioni dell'Illiria

Popolazioni dell’Illiria

Anche ad alcuni Antichi popoli Italici, insediati in vari punti dell’Italia lungo la costa adriatica, veniva e viene ancor oggi attribuita un’origine illirica in quanto si credeva, molto probabilmente a ragione, fossero arrivati nella Penisola provenendo dalla regione geografica “illirica”, nel periodo di passaggio dall’Età del Bronzo a quella del Ferro.
Per quanto riguarda gli stanziamenti nell’area settentrionale della costa, Tito Livio affermava che i Veneti sottrassero parte delle terre agli Euganei, che un tempo avevano abitato tutta la regione compresa dalle Alpi al mare. Invece l’insieme delle genti illiriche stanziate sulle coste e nelle regioni interne delle Puglie venivano collettivamente denominate Iapigi, distinti in base all’area di insediamento in DauniPeucezi (o Pediculi) e Calabri (o Salentini, chiamati dai Greci Messapi).

Sebbene fossero venuti presto a contatto con i Greci, che fondarono colonie ed empori sulla costa e nelle isole, gli Illiri si mantennero secondo le fonti antiche semibarbari e feroci. Gli Illiri intervennero direttamente nella storia della Grecia durante la Guerra del Peloponneso, nel corso della quale fornirono truppe mercenarie a Perdicca II di Macedonia, e attaccarono Epidauro. Successivamente assalirono anche la Macedonia ma a tutto ciò pose fine Filippo II di Macedonia che conquistò parte dei loro territori.

La pirateria
Gli Illiri inoltre esercitavano largamente la pirateria, specialmente dopo la costituzione, intorno alla metà del III secolo a.C., di un ampio Stato nella parte meridionale della regione (Illiride greca e parte della Dalmazia) sotto il re Agrone e la regina Teuta, sua moglie, appartenenti alla tribù degli Ardiaei, con capitale Scodra (attuale Scutari in Albania).

Moneta commemorativa Regina dell´Illiria Teuta ALBANIA 100 Leke 2000

Moneta commemorativa del 2000 – Regina dell´Illiria Teuta, Albania 100 Leke

Agrone,  secondo quanto ci racconta Polibio nelle sue Storie”,  eccedendo nei festeggiamenti per la sconfitta deglEtolivenne colpito da pleurite e morì nel giro di pochi giorni nel 231-230 a.C.

Teuta assunse allora la reggenza nel nome di Pinnes, figlio del defunto re e di un’altra sua moglie, Triteuta.

Il fatto di essere donna in una società tipicamente patriarcale limitava l’effettivo potere della regina che si vide costretta ad accettare un maggior grado di libertà dei sudditi nella loro comune attività navale: la pirateria. La povertà del territorio e la poca terra coltivabile avevano in pratica reso necessario agli Illiri, per la loro stessa sopravvivenza, l’esercizio continuativo della pirateria. Questa attività, d’altra parte era largamente praticata da tutti i popoli –romani compresi– in tutto il Mediterraneo. E le coste occidentali dell’Adriatico videro la pirateria continuare con una certa regolarità se ancora nel XV secolo i Narentani operavano spesso vittoriosamente contro Venezia. La regina Teuta, però, non si limitò a gestire la pirateria dei sudditi ma ne potenziò la portata

« raccolti una flotta e un esercito non inferiori ai precedenti, li inviò in spedizione, dopo aver indicato ai capi che tutta la costa era territorio nemico »
(Polibio, Storie, II, 4, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

La flotta e l’esercito degli Illiri guidato da Scerdilaida, fratello di Agrone, saccheggiarono le isole greche vicine a Corcira e conquistarono Fenice. La presa della città e il grande bottino che ne fu tratto convinsero gli Illiri a limitare, per il momento, l’attività e a tornare alle loro terre. L’episodio, inoltre, portò alla regina Teuta l’alleanza degli Epiroti e degli Acarnani terrorizzati da quella dimostrazione di forza.

Coinvolgimento dei Romani
Teuta, visti i risultati del saccheggio delle coste greche decise di aumentare la pressione ma per un certo tempo fu frenata a causa della ribellione di Issa, unica isola a non essersi ancora sottomessa al suo dominio. Il rafforzamento militare già attuato precedentemente da Agrone, l’invio di flotta ed esercito in terre ricche per autofinanziarsi, il blocco dei commerci anche italici (e quindi soggetti ai romani) nel basso Adriatico ebbero tutta l’apparenza dell’inizio di uno sforzo “imperialista” degli Illiri volto al controllo delle coste greche dell’Epiro e della Macedonia e dei relativi commerci con l’Italia.

mappa balcanica periodo romano

Area balcanica

 

I Romani a quel tempo erano piuttosto rivolti al Tirreno e al Mediterraneo occidentale. Avevano da poco affrontato Cartagine (prima guerra punico-romana 264 a.C. – 241 a.C) in una lotta per la supremazia che era destinata a proseguire. Il Mare Adriatico non era affatto sotto il loro controllo, piuttosto le colonie romane adriatiche stavano ancora convivendo con quelle greche. Le fonti storiche ci lasciano immaginare diversi possibili scenari che portarono al loro intervento: furono forse invitati ad intervenire dagli abitanti di Issa, refrattari al predominio Illirico, o forse, crebbe la  preoccupazione per la crescente minaccia illirica nelle acque del basso Adriatico in prossimità delle recenti colonie e dei loro commerci. Il fatto fu che inviarono Gaio e Lucio Coruncanio ambasciatori presso Teuta.

« Gli Illiri anche nelle epoche precedenti danneggiavano continuamente coloro che navigavano dall’Italia […] I Romani, che nel periodo precedente non prestavano attenzione a chi lanciava accuse contro gli Illiri […] nominarono ambasciatori in Illiria Gaio e Lucio Coruncanii »
(Polibio, Storie, II, 8, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

Polibio presenta Teuta come una donna scostante che riceve gli ambasciatori romani con fare “arrogante e superbo”. Alle richieste degli ambasciatori rispose che per quanto riguardava lo Stato illirico si sarebbe stati attenti a che gli interessi di Roma non subissero danni, ma anche che i privati cittadini Illiri non potevano essere fermati nelle operazioni in mare. Il più giovane degli ambasciatori romani, Lucio, rispose a sua volta minacciando Teuta di insegnare lei con la forza a controllare i suoi sudditi:

« …cercheremo, con l’aiuto divino, di costringerti con forza e rapidamente a correggere le consuetudini dei re verso gli Illiri »
(Polibio, Storie, II, 8, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

Teuta in risposta fece uccidere il giovane ambasciatore al momento dell’imbarco. Polibio pone l’accento sulla sconsideratezza di questa azione impulsiva, ma del resto niente in Polibio esprime simpatia verso la sovrana. Naturalmente l’assassinio del legato costituirà per il Senato romano il casus belli e votò immediatamente la guerra per la successiva primavera 229 a.C., provvedendo ad arruolare le legioni e organizzare la flotta.

Prima guerra illirica contro Roma (229-228 a.C.)

scenario prima guerra illirica

Scenario della prima guerra illirico-romana 229 a. C.

Non ignara del pericolo Teuta allestì una flotta ancora maggiore della precedente e la mandò nuovamente verso Corcira, le isole vicine e la costa dell’Epiro, strategicamente importanti nell’approssimarsi dello scontro con Roma. Entrarono in gioco le alleanze fra i Greci e ne scaturì una battaglia navale presso le isole Paxos con l’intervento anche di Achei, Etoli, Apolloniati da una parte, e gli Acarnani -come da alleanza- a fianco degli Illiri. Corcira dovette accettare la presenza di una guarnigione illirica comandata da Demetrio di Faro.
I romani a loro volta inviano i due consoli Gneo Fulvio e Lucio Postumio rispettivamente per mare e per terra:

« Nello stesso periodo, di quelli che detenevano la carica consolare, Gneo Fulvio salpava da Roma con duecento navi, mentre Aulo Postumio partiva con le forze di terra »
(Polibio, Storie, II, 11, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.MariQui Polibio commette un errore in quanto il console Postumio si chiamava in realtà Lucio Postumio Albino e non Aulo Postumio.

Demetrio di Faro, comandante della guarnigione illirica sull’isola greca di Corcira, all’avvicinarsi della flotta romana, si comporta secondo Polibio come segue:

« essendo al centro di sospetti e temendo Teuta mandava messaggi ai Romani promettendo sia di consegnare nelle loro mani la città sia di rimettere loro tutti gli affari su cui aveva il controllo. I Corciresi […] consegnarono la guarnigione degli Illiri, in accordo col volere di Demetrio e, invitati a farlo, di comune accordo si rimisero alla protezione dei Romani »
(Polibio, Storie, II, 11, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

I sospetti che gravavano su Demetrio e che gli facevano temere la regina Teuta, come racconta Polibio, sono probabilmente sospetti di tradimento e di complotti per la successione. In seguito alla morte di Teuta, che era tutrice del legittimo erede al trono Pinnes, Demetrio ne sposò infatti la madre Triteuta, divenendo quindi tutore e reggente al posto di Teuta.
Si suppone quindi che il rapporto di fiducia tra Teuta e Demetrio fosse già alterato e che a Corcira Demetrio avesse già tratto al suo personale interesse la popolazione locale, greca, contro le mire di espansione del regno Illirico di Agrone e successivamente di Teuta stessa.

I Romani, grazie al tradimento di Demetrio e alle sue aspirazioni alla successione, riuscirono quindi a crearsi a Corcira una base per le operazioni sulla costa orientale dell’Adriatico e la flotta si avviò verso Apollonia mentre l’esercito guidato da Postumio, 20.000 fanti e 2.000 cavalieri, veniva traghettato da Brindisi. Gli Illiri che stavano assediando Epidammo, alla notizia dell’arrivio dei romani intrapresero la fuga. I Romani avanzarono verso la capitale di Teuta accogliendo sotto la loro protezione, man mano, Epidamno, gli Ardiei, i Partini, gli Atintani e gli Issei.

Teuta dovette fuggire, rifugiandosi con pochi fedelissimi a Rizone nelle Bocche di Cattaro, che era lontana dal mare e ben fortificata. I romani lasciarono Demetrio a capo di un esteso dominio composto da protettorati controllati da guarnigioni. La maggior parte della flotta e dell’esercito tornò in Italia con Gneo Fulvio mentre Postumio, con il resto degli uomini e delle navi si trattenne in qualità di “consigliere militare” per organizzare le forze armate delle popolazioni protette.

Busto della regina Teuta Museo di Scutari

Busto della regina Teuta Museo di Scutari

In primavera Teuta mandò degli ambasciatori a Roma e concluse così dei patti che vedevano la regina ritirarsi dalla maggior parte delle terre illiriche, pagare tributi ai romani e, soprattutto impegnarsi a rinunciare alla bassa Illiria e a ogni intervento militare marittimo a sud di Lisso.

Roma si estende nell’Adriatico
Cogliendo questa occasione Roma si era affermata nell’Adriatico, si era annessa alcuni importanti avamposti, affidando al “traditore” Demetrio il governo delle isole e delle coste dalmatiche, aveva reso suo tributario un regno sulle coste orientali del mar Adriatico e si era conquistata molte simpatie presso le popolazioni greche, le quali consapevoli della sua potenza sempre crescente, cominciavano a considerarla come una loro protettrice. E’ solo dal 228 infatti che i Romani vengono ammessi dai greci ai giochi Istmici, secondi soltanto a quelli olimpici .
Svaniva invece l’indipendenza del popolo Illirico, cui aveva dato voce, per l’ultimo breve tratto, la regina Teuta, che aveva condotto la pirateria del suo popolo con tutta l’aggressività e spietatezza di un regnante di sesso maschile.

L’acheo Polibio non fa più cenno alcuno alla sorte di Teuta: dopo averla descritta come un personaggio totalmente negativo non si occupa nemmeno della sua fine. Si sa soltanto che al tempo della seconda guerra illirica, nel 219 a.C., la regina era già defunta.
Demetrio invece, sobillato da Filippo V di Macedonia, si era rivoltato anche contro Roma, dedicandosi a sua volta alla pirateria. Posto sotto assedio dal console Lucio Emilio Paolo nella piazzaforte di Dimale, dove si era asserragliato, fu sconfitto e si ritirò sotto la protezione di Filippo in Macedonia.

Una leggenda racconta che Teuta morì suicida ritenendo troppo umilianti le condizioni di resa imposte dai Romani. Ci pare una fine più dignitosa di quella del suo successore Demetrio e ci piace ricordarla così.

Bibliografia

  • Shaban Demiraj, La lingua albanese in Emanuele Banfi (a cura di), La formazione dell’Europa linguistica, Firenze, La Nuova Italia, 1993. ISBN 88-221-1261-X.
  • Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell’Europa, Bologna, Il Mulino, 1997. ISBN 88-15-05708-0.
  • Calvert Watkins, Il proto-indoeuropeo in Anna Giacalone Ramat, Paolo Ramat (a cura di), Le lingue indoeuropee, Bologna, Il Mulino, 1993. ISBN 88-15-03354-8.
  • John Wilkes, Gli Illiri, Genova, ECIG, 1998. ISBN 88-75-45795-6.
  • Polibio, Storie, II, 4.
  • Piero Treves, Teuta, Enciclopedia Italiana (1937) – Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani
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