Una Giornata con Berta – Intervista a Barbara Jelenkovich e Giovanna Zordan

È durante la mia collaborazione con Langobardia Maior per l’organizzazione dei concorsi “Storie Longobarde”, in occasione della manifestazione “568 -2018 Ad Italiam Venit”, che ho la possibilità di conoscere Barbara Jelenkovich e Giovanna Zordan.

Le due autrici durante la presentazione di un loro libro

Le due autrici durante la presentazione di un loro libro

Ammetto la mia distanza dal mondo dei libri per l’infanzia e mi trovo stupita dalla prolificità di questo duo inseparabile.

LSV: Avete due carriere autonome molto ricche ma particolarmente fertili quando interagite. Quanti lavori avete realizzato insieme?

B e G: In tutti questi anni di amicizia abbiamo realizzato insieme 18 libri, di cui sono state fatte molte coedizioni. Inoltre due nostri libri sono stati utilizzati per realizzare un cartone animato ed uno spettacolo teatrale.

La copertina del libro illustrato per bambini che narra il mondo materiale e culturale longobardo. Il testo è presente in quattro lingue: italiano, friulano, tedesco e inglese

La copertina del libro illustrato per bambini che narra il mondo materiale e culturale longobardo. Il testo è presente in quattro lingue: italiano, friulano, tedesco e inglese

 

LSV: E queste ulteriori evoluzioni dei vostri lavori che tipo di coinvolgimento hanno comportato da parte vostra?

B e G: Sono state per noi delle sorprese. Così come nella poesia di Kahlil Gibran “I vostri figli” che dice:” Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti”, così i nostri libri quando vengono letti, vivono una vita autonoma e quindi vengono utilizzati nelle forme e nei modi che servono in quel momento alle persone che li hanno amati. Per cui dalla lettura al proprio figlio alla lettura animata nelle classi e nelle biblioteche, dallo spettacolo al cartone, spesso non veniamo coinvolte.

LSV: da quanto leggo in rete su di voi, dalle case editrici europee e addirittura giapponesi, e dalla quantità di lingue in cui i vostri testi sono stati tradotti, sembra quasi che l’attenzione all’estero per i libri della prima infanzia sia più elevata che in Italia. Qual è la vostra percezione?

B e G: È vero, sembrerà strano ma all’estero l’attenzione educativa ed etica (pensiamo in particolare al Giappone) e la qualità dell’immagine sono più apprezzati rispetto alla realtà italiana, dove purtroppo si legge anche poco.

Il corteo del Duca composto da numerosi cavalieri dettagliatamente illustrati, dal libro "Una giornata con Berta"

Il corteo del Duca composto da numerosi cavalieri dettagliatamente illustrati, dal libro “Una giornata con Berta”

 

LSV: alcuni dei libri sono 3D: probabilmente è qualcosa che viene dato ormai per scontato, ma io ricordo la mia meraviglia da bambina quando me ne regalarono alcuni. In particolare ricordo quello sul ciclo dell’acqua e un altro con castelli e cavalieri. Personalmente li ho vissuti come una sorta di “magia”. Non sono in grado di immaginare le implicazioni e le difficoltà tecniche di realizzazione grafica in progetti del genere.

B: Dobbiamo distinguere tra libri con stampa 3D, quelli per i quali bisogna indossare speciali occhiali anaglifi per creare la visione stereoscopica, e libri pop up. Nel primo caso si tratta di un accorgimento tipografico relativo alla stampa delle immagini che sono sdoppiate e poi ricomposte durante la visione, nel secondo caso si tratta di un lavoro di progettazione che viene realizzato da figure professionali chiamate paper engineer, che poi vengono realizzate dagli illustratori.

LSV: Cosa vi dice la vostra esperienza professionale in merito a questo tipo di illustrazioni rispetto ai bambini di oggi assuefatti al 3D digitale?

B: Affascinante, perché aggiunge la profondità ad un’immagine che per sua natura è bidimensionale.

LSV: Veniamo all’occasione che ci ha fatto incontrare: “Una giornata con Berta”. Come siete arrivate a raccontare questo particolare argomento?

B e G: Tutto è nato in una calda domenica d’estate. Avevamo deciso di portare i nostri figli a visitare il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli. È stata un’esperienza emozionante e divertente; ci siamo innamorate dei gioielli, dei giochi e degli oggetti esposti; ci siamo immaginati longobardi e, con i nostri figli, abbiamo sognato di vivere una giornata in quell’epoca.

All’uscita dal Museo, come tutte le mamme del mondo, siamo andate in cerca di un libro che ci aiutasse a rivivere quella bella giornata, ma non l’abbiamo trovato. Così, come facciamo spesso, ci siamo dette: se non c’è un libro, lo inventiamo.

La ricostruzione di una scena domestica da "Una giornata con Berta". I dettagli di abiti e accessori dei singoli personaggi sono adeguati alla classe sociale e al genere. L'interno dell'abitazione suggerisce il riuso di un edificio romano di cui si vedono bene le tracce rimaste.

La ricostruzione di una scena domestica da “Una giornata con Berta”. I dettagli di abiti e accessori dei singoli personaggi sono adeguati alla classe sociale e al genere. L’interno dell’abitazione suggerisce il riuso di un edificio romano di cui si vedono bene le tracce rimaste.

LSV: So bene di cosa parlate: questo sito è nato con lo stesso spirito. Il contenuto di “Berta” è solo apparentemente semplice, ma da appassionata di storia longobarda e da rievocatrice mi ha lasciato senza parole. Sia il testo che i disegni rivelano a un occhio esperto una particolarissima attenzione sia alla materialità che alla quotidianità del popolo longobardo.

Avete dovuto calarvi in un processo di ricerca che è molto vicino a quello dei rievocatori. Per intenderci, quando avete dovuto descrivere l’intera giornata di questa bimba longobarda avrete dovuto chiedervi: dove dormiva? Com’era composta la sua abitazione? Cosa indossava, come faceva la sua toeletta e la sua colazione? Chi abitava con lei? Come trascorreva il suo tempo? Chi erano i suoi genitori? Cosa facevano i bambini e gli adulti longobardi?
E immagino siano seguite le ricerche dei termini e delle immagini adeguate alle risposte.
Potete parlarmene ciascuna per il proprio aspetto?

Una delle fibule a staffa presenti al MAN di Cividale del Friuli e prese a modello per quelle della madre di Berta, Ranigunda

Una delle fibule a staffa presenti al MAN di Cividale del Friuli e prese a modello per quelle della madre di Berta, Ranigunda

G: È tutto vero perché io racconto storie e non storielle. Solitamente penso ad una storia come ad uno scheletro al quale aggiungo la “ciccia” un po’ alla volta, fino ad ottenere un corpo bellissimo.
B: Sempre, nelle mie illustrazioni devo pormi delle domande, soprattutto nel momento in cui devo illustrare un’epoca così distante dalla mia.

B e G: Il nostro metodo di lavoro è quello di trovarci e fare una “tempesta di cervelli”.
Ogni frase scritta da Giovanna scatena curiosità, interrogativi e domande: com’erano i gatti all’epoca dei longobardi?  Bianchi e neri? A strisce? Rossi? Ecco che i mosaici tardoromani hanno suggerito le risposte.

Diversamente per il tempietto longobardo ci siamo trovate di fronte all’esigenza di rappresentare un monumento che attualmente risulta bianco, mentre studi recenti indicano come colorato. Per cui l’artificio adottato è stato quello di far vedere contemporaneamente come doveva essere dipinto all’epoca e come lo vediamo noi oggi, così vediamo le maestranze intente alla colorazione dell’opera.

Allo stesso modo i colori utilizzati all’interno delle illustrazioni sono stati ripresi dai colori degli affreschi di Castelseprio, la posa del duca alla testa del corteo riproduce la posa della lamina dello scudo di Stabio, mentre la chioccia con i pulcini nella scena del mercato è una citazione della Chioccia di Teodolinda.

E naturalmente la fibula che tiene in mano Berta, come tutti gli altri oggetti rappresentati, si trova all’interno del museo.

La fibula ad S, rinvenuta nella necropoli Cella e conservata al MAN di Cividale del Friuli, cui è ispirata la fibula di Berta.

La fibula ad S, rinvenuta nella necropoli Cella e conservata al MAN di Cividale del Friuli, cui è ispirata la fibula di Berta.

Quindi noi cerchiamo le risposte alle nostre domande nei testi, visitando le mostre e i musei, ripensando ai nostri studi, incontrando esperti e specialisti del settore. In particolare in questo libro abbiamo avuto una consulenza scientifica di notevole prestigio: l’allora direttore del Museo di Cividale dott. Fabio Pagano e l’archeologa dott.ssa Angela Borzacconi, attuale direttrice del Museo, che hanno controllato testo ed immagini. Ad esempio, quando ci siamo poste il problema su come fosse fatto un focolare all’interno della casa longobarda, l’archeologa ci ha mostrato la foto di un focolare rinvenuto in uno scavo da lei condotto e che noi abbiamo riprodotto fedelmente. È stato interessante scoprire che questo popolo manteneva delle abitudini nomadi pur essendo stanziali da almeno due secoli.

LSV: a seguito di “Berta” sono stati anche prodotti dei progetti didattici molto interessanti e approfonditi. La vostra è un’iniziativa collegata soltanto a questo testo o anche ad altri lavori?

B e G: Nel 2015 siamo state invitate a partecipare al convegno Marilenghe & Mariscuele, seconda giornata della scuola friulana a Codroipo (UD) come relatrici del laboratorio didattico per insegnanti “Berta va a scuola” e ci era stato posto questo quesito: può un libro illustrato essere usato come uno strumento didattico? La risposta è stata affermativa e l’abbiamo dimostrato analizzando pagina per pagina “Una giornata con Berta”, mostrando come dal testo e dalle immagini si potevano realizzare laboratori e schede didattiche.

LSV: Anche in questa attività prettamente didattica leggo un’altra grande somiglianza con le attività condotte da alcuni gruppi di rievocazione longobarda. Anche loro conducono progetti nelle scuole con attenzione proprio alla scoperta del territorio e a quasi dimenticate attività manuali e artigianali. Cosa ne pensate di questo frequente confronto che vi propongo? Conoscevate già il mondo rievocativo?

B e G: Si li conoscevamo, anche il lavoro svolto dai gruppi di rievocazione storica sono stati d’aiuto nella realizzazione delle illustrazioni. Ad esempio, la ricostruzione del telaio longobardo fatta dalla prof.ssa Antonella Pizzolongo, ci è servita per descrivere la scena del rientro a casa di Berta, pretesto per poter dare una rappresentazione del lavoro domestico. Inoltre, dopo la pubblicazione del volume, siamo state invitate dal gruppo di rievocazione Invicti Lupi alla manifestazione Romans Langobardorum per presentare il libro.

LSV: Siete state entrambe invitate a far parte della giuria del concorso “Storie Longobarde” indirizzato alle scuole e siamo lieti che abbiate accettato. I criteri che hanno indotto a contattarvi, oltre alla vostra maestria nelle rispettive arti, sono strettamente legati al modo in cui avete affrontato il tema longobardo, lo studio relativo e la componente educativa e divulgativa. L’intento del concorso non è tanto quello di premiare “il primo della classe”, cosa che ovviamente avverrà, ma di stimolare docenti e studenti all’approfondimento dell’argomento, attraverso una rielaborazione individuale della materia. Un po’ lo stesso percorso artistico che voi e gli altri membri della giuria hanno a loro volta seguito.
Cosa ne pensate della pioneristica iniziativa di Langobardia Maior?

B e G: È interessante e coinvolgente partecipare a queste occasioni per rivivere momenti del nostro passato, sui quali riflettere e comprendere che noi siamo il risultato di quanti ci hanno preceduto. Un’iniziativa così importante aiuta a preservare la memoria e la cultura, patrimonio di ogni individuo e delle nostre comunità.

La ricerca conduce Berta all'interno del Tempietto. L'espediente per raccontare come un tempo le famose decorazioni in stucco fossero dipinte a vivaci colori, è quello di illustrare proprio il momento in cui i pittori stanno eseguendo la loro opera.

La ricerca conduce Berta all’interno del Tempietto. L’espediente per raccontare come un tempo le famose decorazioni in stucco fossero dipinte a vivaci colori, è quello di illustrare proprio il momento in cui i pittori stanno eseguendo la loro opera.

LSV: Tornando infine a Berta. Ho adorato il tema di fondo, che è certo il pretesto per l’intera narrazione, ma ha in sé molti concetti importanti. La famosa fibula che Berta smarrisce e cerca è eredità della nonna e viene aggiustata. L’evidenza archeologica ci dice che la riparazione e il riuso di molti manufatti era in effetti piuttosto comune presso i longobardi. Ci racconta anche del valore simbolico del trasmettere alcune parti di corredo da una generazione all’altra, come avveniva per esempio per alcune parti di cinture maschili, fortemente simboliche di per sé. Il dato quindi è molto preciso dal punto di vista storico archeologico, ma forse è anche un messaggio ulteriore inviato ai nostri bambini di oggi. Il ricevere dalle generazioni precedenti e il tramandare alle successive non solo oggetti, ma con loro anche memoria, e soprattutto il valore intrinseco delle cose, anche se riparate. Sono concetti non soltanto risalenti ai longobardi, ma validi fino a pochissime generazioni fa, e che si stanno un po’ perdendo. Ho trovato molto bello leggerlo in un libro dedicato ai più piccoli.

Un'altra illustrazione che racconta attività artigianali e passatempi comuni al tempo dei longobardi: la mamma Ranigunda tesse col telaio verticale a pesi, Piltrude tesse un broccato con le tavolette, interrompendosi di tanto in tanto per giocare con il fratello Lupo ad un gioco simile alla dama

Un’altra illustrazione che racconta attività artigianali e passatempi comuni al tempo dei longobardi: la mamma Ranigunda tesse col telaio verticale a pesi, Piltrude tesse un broccato con le tavolette, interrompendosi di tanto in tanto per giocare con il fratello Lupo ad un gioco simile alla dama

B e G: In un mondo globalizzato, dove tutti hanno la tendenza ad uniformarsi e tutti usano gli stessi oggetti, mangiano gli stessi cibi, indossano gli stessi abiti, abbiamo perso le conoscenze e l’uso degli oggetti appartenenti alla propria cultura. Questo fa sì che non conserviamo più gli oggetti memoria del passato e non ne abbiamo cura. Il nostro progetto aveva anche l’intento di guardare con occhi diversi quello che ci circonda.

Com’è scritto nel nostro libro, ecco che la piccola storia personale di Berta si mescola con la grande Storia di Cividale. La grande Storia che anche oggi corre accanto a noi: il paesaggio, le strade, le case, i monumenti, gli oggetti, le parole, i cibi… tutto quello che i nostri antenati hanno realizzato, vive con noi.

A noi spetta il compito di preservarlo, rispettarlo e amarlo per lasciarlo in eredità a chi verrà dopo di noi.

Pedine da gioco in osso provenienti dalla necropoli Gallo e conservate al MAN di Cividale del Friuli

Pedine da gioco in osso provenienti dalla necropoli Gallo e conservate al MAN di Cividale del Friuli

LSV: E’ un enorme piacere incontrare persone tanto affini per sensibilità verso la nostra storia. Non posso fare altro che augurarvi un sempre maggior successo e di mantenere lo spirito che vi ha guidate finora, ringraziandovi per questa interessantissima chiacchierata.

Elvira Bevilacqua – admin de La Storia viva

 

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