La Negromanzia nel Tardo Medioevo

Un articolo di Lisa A. Bergstrom tradotto da Annalisa Iezzi e integrato da La Storia Viva

In età moderna la lotta della Chiesa contro la stregoneria è più che nota. Tuttavia, prima di dare la caccia a donne che volavano su manici di scopa dirette verso orge notturne, le autorità ecclesiastiche erano molto più preoccupate riguardo un differente tipo di magia: la negromanzia.

Immagine dal frontespizio del Doctor Faustus di Marlowe, edizione 1620

Immagine dal frontespizio del Doctor Faustus di Marlowe, edizione 1620

Il termine

Letteralmente “necromanzia” è la magia operata sulla morte – μαντεία (divinazione, magia) sul νεκρός, (morto); “negromanzia”, invece, è un calco latino, che sostituisce a νεκρός il lemma niger (gen. nigri), da intendersi come “magia nera”. I termini sono spesso erroneamente confusi, generando un circolo vizioso semantico e relativa confusione, soprattutto in letteratura, per esempio nella narrativa fantasy.

Il termine negromanzia significa in sostanza magia nera o divinazione nera. La negromanzia è una forma piuttosto complessa di magia oscura. Durante i rituali gli adepti convocano i demoni con cerchi magici tracciati con il sangue e con parole latine ripetute come conjuro, adjuro, ed exorcizo.

L’autrice dell’articolo usa il termine negromanzia intendendo la magia rituale in cui si invoca esplicitamente il potere dei demoni. Il più popolare termine oggi, sia tra gli studiosi che il pubblico in generale, è necromanzia, che letteralmente significa invece la divinazione attraverso gli spiriti dei morti.

Tuttavia, secondo la fede cristiana, solo Dio poteva chiamare le anime sulla Terra dall’aldilà, e qualsiasi divinazione deve quindi, necessariamente, essere basata sul potere demoniaco, il che preclude la pratica della necromanzia nel senso letterale. Gli autori medievali utilizzarono sia nigromantia che necromantia in modo intercambiabile.
L’autrice dichiara di utilizzare negromanzia perché è il termine più preciso e quello che ha ritrovato nella maggior parte dei testi primari di sua consultazione.

La posizione della Chiesa

Fino al XIII secolo le diverse pratiche superstiziose furono rigettate come atti di vera e propria idolatria; ma vi fu costanza nel non ammettere la realtà della stregoneria , ossia che esistessero persone capaci di esercitare la magia nera in forza dei loro rapporti con il diavolo.

Così si espressero i concili di Praga (563), di Paderborn (785), di Lione (840 c.), una lettera di papa Gregorio VII al re Haakon di Danimarca (19 aprile 1080). Anche nel XII e XIII secolo, pur riprovando fermamente la magia, i concili di Rouen (1189) e di Parigi (1212) si limitavano a minacciare la scomunica a chi la praticava.

Frontespizio del De synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis di Reginone di Prümm

Frontespizio del De synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis di Reginone di Prümm

Anche nelle raccolte dei canoni la stregoneria venne considerata un parto della fantasia, e peccava gravemente chi vi prestava fede. Si esprimeva così Reginone di Prümm nella sua opera De synodalibis causis et disciplinis ecclesiasticisopera composta nel 906, come una sorta di “vademecum” per i vescovi in visita pastorale.

Il passo fu inserito per intero nei Decreta di Burcardo di Worms (inizio XI secolo) e di Ivone di Chartres (1095 c.), per poi passare nel Decretum Gratiani (1147), dove ricevette, in un certo senso, la sua solenne consacrazione e con il nome di Canon Episcopi (II, causa 26, q. 5, 12, & 2 e 3), sarà in seguito combattuto e rifiutato con astio nei manuali degli inquisitori.

La giustizia laica classificava, in questo periodo, la magia tra i delitti da punire con la morte sul rogo: così nel Sachsenspiegel (composto tra il 1222-1225) e nel Schwabenspiegel (1270-1280). A partire da papa Alessandro IV (1254-1261) e in modo più esplicito con Giovanni XXII nella bolla Super illius specula (1326 o 1327), il concetto di eresia viene esteso  anche alle pratiche stregoniche, affidandone la repressione agli inquisitori.

Nella Super illius specula papa Giovanni XXII  la chiama “piaga pestilenziale” diffusa da “uomini che si definiscono cristiani ma che in realtà lo sono solo di nome in quanto compiono sacrifici per i demoni e li adorano. Si alleano con la morte e stringono patti con il demonio”. Anche alcuni studiosi moderni descrivono i negromanti come “adoratori del demonio” o li definiscono come chierici a cui è stata data una cattiva educazione e che, per questo motivo, finiscono nei guai.

Tuttavia, nessuna di queste accuse, né la corruzione, né il satanismo, né la semplice ignoranza rispecchiano in maniera accurata il rapporto tra negromanzia e religione. La negromanzia era, nella maggior parte delle volte, una ragionevole applicazione della teologia cristiana e, i praticanti di tali rituali, si consideravano esperti devoti di un’arte virtuosa.

Nonostante, o forse a causa, di queste rivendicazioni di ortodossia religiosa, le autorità della Chiesa agli inizi del XIV secolo, in un momento di crescente intolleranza religiosa e di violente persecuzioni, condannò la negromanzia come forma di eresia e pertanto punibile con la condanna a morte.

Illustrazioni da Speculum humanae salvationis (1309)

Illustrazioni da Speculum humanae salvationis (1309)

La demonologia cristiana medievale

Nonostante la negromanzia fu fortemente condizionata da influenze neoplatoniche, islamiche ed ebraiche, le sue origini erano profondamente radicate nella demonologia cristiana.

L’autrice dell’articolo mira a dimostrarlo affrontando l’interpretazione di natura e potere dei demoni nella cultura dell’Europa Medievale.

Il XIII secolo ha visto l’ascesa della demonologia Scolastica che, come la Scolastica in generale, ha creato una dottrina coerente a livello di logica, ben argomentata e ampiamente uniformata. L’ha poi integrata con quella dei primi scrittori cristiani come fece nel IV secolo Agostino d’Ippona con la filosofia aristotelica.

Lo sviluppo di un così scrupoloso studio della demonologia ebbe diverse motivazioni ma la causa principale fu l’intensificarsi della paura nei confronti della magia e, in particolare, della negromanzia. Proprio la forma di magia della quale le autorità religiose sarebbero state successivamente maggiormente esperte.

I demoni del Medioevo apparivano più potenti e più minacciosi rispetto ai demoni dell’antichità. Si rifacevano ai legami “uomo-demone” che erano molto più intimi e complici nella negromanzia rispetto alle precedenti forme di magia.

Per questo il potere dei demoni, e quindi la potenza della negromanzia, poteva essere delimitato e analizzato con precisione scientifica basandosi sul fatto che i demoni, come gli angeli, erano considerati preternaturali, piuttosto che soprannaturali. Operavano cioè entro i limiti della natura. Solo Dio era considerato soprannaturale e poteva quindi compiere veri miracoli. Tuttavia era quasi impossibile riuscire a determinare se un particolare atto era il risultato di un potere naturale, preternaturale o sovrannaturale. Infatti, uno degli aspetti più pericolosi della negromanzia fu la sua capacità di ingannare i fedeli con falsi miracoli.

I demoni erano angeli caduti, quindi possedevano le stesse abilità degli angeli, però, le usavano per ostacolare l’umanità piuttosto che aiutarla. L’intento era quello di collocarli non all’inferno, ma nella bassa atmosfera, dove avrebbero potuto svolgere la loro attività principale, cioè indurre gli esseri umani al peccato. Mentre, per quanto riguarda la questione del corpo fisico dei demoni, ci furono diversi teorie a riguardo.

Agostino, riproponendo antiche credenze, riteneva che i demoni avessero corpi naturali fatti d’aria, anche se ammise la possibilità che fossero incorporei. Tommaso d’Aquino nella sua Quaestio disputata de Malo (1272) e in altre opere, sosteneva che i demoni erano incorporei o corpi di aria compressa anche se egli, come Agostino, ritenne la questione di poca importanza.

Il famoso manuale inquisitorio Malleus Maleficarum del 1486, che attinse molto dalle opere di Tommaso d’Aquino, riteneva che i demoni fossero organismi creati prelevando elementi fuori dall’ambiente e che riuscivano a simulare la parola attraverso “qualche disturbo dell’aria” che penetrava nel loro presunto corpo.

Indipendentemente da come fossero fatti realmente i demoni, teologi e maghi hanno concordato che essi potevano apparire in forma fisica, solitamente in versioni grottesche di animali o di strane figure. Per questo motivo nei rituali negromantici spesso veniva precisato che i demoni evocati apparivano in una gradevole forma umana.

I poteri dei demoni erano estesi ma non infiniti, non erano soprannaturali e quindi non erano in grado di operare veri miracoli. Inoltre agivano solo con il permesso di Dio che concesse loro di portare il male nel mondo al fine di testare la fede degli esseri umani e punire i peccatori.

Anche se la divinazione era forse la forma più comune di negromanzia, i teologi affermarono che i demoni non potevano predire il futuro. Tommaso d’Aquino sostenne che i demoni potevano predire il futuro solo attraverso le rivelazioni da parte di Dio. Potevano conoscere le cose che accadevano all’esterno o prevedere cose che loro stessi avrebbero fatto. Tuttavia, con la loro grande intelligenza dovuta all’esperienza sulla Terra e la loro capacità di muoversi molto rapidamente, i demoni potevano fare previsioni sorprendentemente accurate.

Presumibilmente i maghi pensavano che i demoni che evocavano per predire il futuro lo conoscessero davvero, anche se i testi di negromanzia erano principalmente pratici e raramente concentrati sugli aspetti teorici di tale arte. Se i demoni conoscevano il futuro o semplicemente facevano previsioni corrette non era molto importante dal punto di vista pratico.

I demoni non potevano trasmutare una sostanza in un’altra o creare qualcosa dal nulla. Potevano cambiare solo una sostanza accelerando un processo naturale, come la putrefazione. Essi potevano ingannare la gente sia generando delle illusioni sia modificando i sensi attraverso un cambiamento nell’equilibrio degli umori. I demoni potevano influenzare il movimento grazie alla loro capacità di controllare l’aria e gli umori corporei. Nonostante tutte queste capacità, non potevano controllare la volontà, ma erano in grado di prendere possesso di un corpo umano o indurre appetiti a cui le persone si lasciavano andare. Tali teorie furono generalmente accettate, anche se alcuni scrittori tendevano a dare ai demoni maggiori poteri.

La maggior parte degli spiriti evocati durante i rituali di negromanzia erano dichiaratamente malvagi ma, di tanto in tanto, venivano evocati anche angeli insieme ad altre tipologie di spiriti la cui esistenza, però, le autorità ecclesiastiche aveva categoricamente negato.

L’idea di spiriti neutrali era generata essenzialmente da una demonologia alternativa basata sulla convinzione greco-romana dell’esistenza del daimon, spirito parzialmente corporeo che poteva essere buono o cattivo. Questa teoria fu particolarmente influente nei primi anni del cristianesimo ma, durante il Medioevo, i daimon vennero rimpiazzati dai demoni malvagi, almeno nel mondo cristiano.

Tuttavia, oltre alla dottrina e alla ritualità della chiesa, la negromanzia attinse alla cultura neoplatonica, islamica e alla magia ebraica, che aveva al proprio interno il concetto di demone. È naturale però che la negromanzia incorporò alla propria dottrina concetti prettamente non-cristiani che sembravano più attinenti alla loro arte.

Illustrazione da una Bibbia francese (1220-70)

Illustrazione da una Bibbia francese (1220-70)

I praticanti della Negromanzia

Ma chi erano i negromanti che hanno causato così tanto imbarazzo alla chiesa? Possiamo tranquillamente desumere dagli atti processuali, dalla letteratura e da altre fonti che la maggior parte dei negromanti erano chierici. Giovanni di Salisbury, scrittore e vescovo di Chartres nel XII secolo, scrisse che, quando fu allievo era stato costretto a fare ricerche e a documentarsi sugli spiriti come parte del rituale di preparazione del percorso ecclesiastico. Esplicativo è il caso di un monaco del XIV secolo, presumibilmente molto appassionato di lettura, che alla fine si ritrovò a leggere anche testi di negromanzia e iniziò a praticarla in segreto fino a quando non fu scoperto dai suoi confratelli che lo rinchiusero in prigione affinché si pentisse.

Anche nel XV secolo, alcuni frati che facevano parte della corte dell’antipapa Benedetto XIII, furono  accusati di utilizzare la negromanzia per pratiche politiche, anche se nello specifico risulta essere un caso piuttosto inverosimile. Esistono molti altri esempi di incidenti di questo tipo anche se non è possibile verificare con certezza nessun episodio in particolare. Nel complesso però, queste testimonianze restano abbastanza convincenti.

C’erano due ragioni principali per cui i negromanti erano prevalentemente chierici. In primo luogo la negromanzia era un’arte da apprendere che richiedeva l’alfabetizzazione e la conoscenza del latino. Anche se era una pratica antica, la negromanzia si sviluppò e si diffuse pienamente solo tra l’ XI e il XIII secolo, periodo in cui l’istruzione si era notevolmente intensificata producendo una piccola ma significativa popolazione di uomini dotti. Nel Medioevo questi uomini erano quasi sempre chierici, anche se non avevano doveri religiosi ufficiali. In secondo luogo i religiosi avevano la fede e la conoscenza del rituale cristiano e, di conseguenza, una supposta capacità di poter fronteggiare i demoni.

Che i praticanti di un’arte tanto odiata dalla Chiesa fossero membri di quella stessa Chiesa può sembrare paradossale. Richard Kieckhefer, uno dei maggiori studiosi della negromanzia, sostiene che questo fenomeno è l’imbarazzante risultato del sistema educativo medievale. Buona parte di coloro che studiavano all’università in età medievale continuavano poi un percorso ecclesiastico, anche se non per forza finivano a svolgere compiti effettivi per la chiesa. Molti di quelli che si ritrovavano a ricoprire dei ruoli ecclesiastici conseguivano una formazione religiosa minima e avevano in realtà pochi compiti da eseguire. Questo produsse una classe consistente di sottoccupati con conoscenze di base della lingua latina e dei rituali della chiesa e che facilmente potevano mettersi nei guai.

Il fatto che così tanti negromanti fossero anche membri del clero dimostra che la negromanzia e la religione erano in qualche modo compatibili. Il tutto è spiegabile, come fa lo stesso Kieckhefer, come conseguenza dell’educazione piuttosto scarsa a livello di qualità di un prete medievale.
Non c’è dubbio riguardo il fatto che ci sia qualcosa di vero in questo ma, come vedremo, la negromanzia presuppone una forte conoscenza e devozione al cristianesimo. In tutto ciò, alcuni negromanti iniziando a comprendere le accuse mosse alla loro arte cominciarono a difendersi in qualche modo. Ma c’è da sottolineare come l’intera questione non si possa basare solo e semplicemente sull’ignoranza.  Pertanto è giusto prendere in considerazione il fatto che la maggior parte dei negromanti fosse composta da sacerdoti e che la negromanzia non fosse completamente di natura anticristiana. Tuttavia questo non difese la negromanzia, insieme ad altre forme di magia, da persecuzioni religiose sempre più spietate.

Monaco contro i diavoli (1330-40)

Monaco contro i diavoli (1330-40)

La pratica della negromanzia

Una buona parte di cristiani medievali credeva che alcuni esseri umani meritevoli potessero utilizzare il potere divino e costringere i demoni attraverso riti sacri. La maggior parte credeva che questo potere potesse essere lecitamente ed efficacemente impiegato solo per dissipare i demoni attraverso un esorcismo. I negromanti, tuttavia, invocavano questo potere per scopi molto più ampi. In questo modo la negromanzia veniva intesa essenzialmente come un’estensione dell’esorcismo ortodosso cristiano unito a una forte dose di magia astrale islamica. Infatti, alcuni testi negromantici spesso si riferiscono ai praticanti come esorcisti.

La differenza, naturalmente, è che mentre l’esorcismo cerca di espellere i demoni, la negromanzia cerca di convocarli. Una volta convocati, i demoni possono essere comandati per una gran varietà di scopi, tra cui padroneggiare una scienza, identificare un ladro, evocare un cavallo come immagine illusoria, guadagnare un favore a corte o far innamorare una donna. Questo aveva come finalità sia l’uso personale sia quello di un cliente. Mentre gli incantesimi per causare danni fisici o addirittura la morte erano predominanti nelle descrizioni della negromanzia ricavate dagli atti dei processi e dai sermoni, i libri di negromanzia tendevano a essere più interessati a incantesimi meno dannosi di divinazione, illusione e costrizione psicologica.

Come esorcisti, i negromanti si preparavano spesso per i loro riti con un elaborato processo di purificazione. Questo spesso includeva il digiuno, la preghiera, la testa rasata e lavata, il vestirsi di bianco, l’astensione dai rapporti sessuali per un certo periodo, la confessione e anche fare l’elemosina. Il negromante consacrava gli oggetti da utilizzare nel rituale o lo stesso libro magico recitando salmi o appellandosi direttamente a Dio. Lo scopo di questo tipo di preparazione era quello di proteggere il negromante dai demoni evocati e garantire l’efficacia del rituale. Se il negromante non era abbastanza puro e sottomesso davanti a Dio, allora il rito non avrebbe avuto successo.

La forma base di un incantesimo di negromanzia, cioè la tipologia più comune di rituale, era identica a quello di un esorcismo. Scongiuri ed esorcismi iniziano con una dichiarazione “scongiuro”, quindi un rivolgersi a “Diavolo, Satana, nemico”, quindi un’invocazione “Dio Padre onnipotente” e la conclusione con un’indicazione “che tu possa lasciare l’anima e allontanarti dal corpo”. Usando questa formula, l’invocazione o l’esorcismo risultava semplice o elaborato, a seconda della necessità. Per dimostrare come la negromanzia fosse legata al rituale e al credo cristiano, sarà utile esaminare uno specifico rito negromantico. Il rituale preso ad esempio è quello attuato per evocare un banchetto illusorio ed è presente nel Munich Manual of Demonic Magic un libro abbastanza rappresentativo della negromanzia del  XV secolo tradotto e curato all’interno del libro Forbidden Rites di Richard Kieckhefer.

Papa Silvestro II esorcizza il diavolo dal Codex Palatinus Germanicus 137 f216v

Papa Silvestro II esorcizza il diavolo dal Codex Palatinus Germanicus 137 f216v

Questo rituale è immaginato come una forma di intrattenimento a corte, eseguito individualmente e in circostanze decisamente modeste. È piuttosto lungo e complesso, e l’autrice ne prende in considerazione solo alcuni punti. Come prima cosa il testo indica al negromante di andare fuori città sotto una luna crescente, con una spada e un upupa, un uccello piuttosto comune particolarmente utilizzato nella magia europea.

Egli traccia poi un cerchio con la spada, inscrive sedici nomi e recita quei nomi dicendo: “Io, tal dei tali, ti scongiuro…di venire qui da me informa leggera, piacevole e allegra e rendere manifesta qualunque cosa io dica”. Il negromante ripete questa frase dodici volte mentre fa movimenti complicati con la spada e dice:” Vieni, o spirito…perché io ti comando nel nome dalla gloria eterna di Dio. Amen”. Arrivano i sedici i demoni in forma di cavalieri promettendo di obbedire alla volontà del negromante. Il negromante quindi ordina un banchetto elaborato e appaiono subito molti camerieri, piatti e ospiti nobili. Durante tutto il banchetto il negromante deve rimanere nel cerchio, può mangiare il cibo delizioso ma, il lettore viene avvertito, più mangerà e più si sentirà affamato. Quando lo spettacolo finisce il negromante dà al demone l’upupa in cambio di un giuramento, giurando sul libro sacro che ricreerà il banchetto ogni volta che vorrà. Alla fine il demone sparisce dicendo che, da quel momento in poi, presterà ascolto al negromante.

Uno stregone scambia i Vangeli con un testo di Magia Nera dal Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guazzo (1608)

Uno stregone scambia i Vangeli con un testo di Magia Nera dal Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guazzo (1608)

Ci sono diversi elementi demonologici degni di nota in questo rituale. Che il cibo sia illusorio invece che reale è del tutto conforme con la demonologia tradizionale; la creazione di qualcosa dal nulla era una capacità soprannaturale riservata solo a Dio, mentre i meri inganni sensoriali erano nelle capacità e negli intenti dei demoni. La condizione per cui i demoni appaiono in una forma gradevole corrisponde alla nozione standard che i demoni solitamente assumono fattezze pericolose e bestiali. Anche altri riti nel manuale sono conformi alla demonologia standard. Uno evoca un cavallo affinché trasporti il negromante che in realtà è un demone dalle fattezze umane.  Un altro mette zizzania tra amici, proprio perché i demoni potevano controllare le passioni ma non le volontà. Altri ancora non erano perfettamente in linea con la demonologia tradizionale, soprattutto per quanto riguarda l’invocazione degli spiriti. In generale, tuttavia, l’autore e i suoi successori si sono ispirati alla narrazione degli stessi rituali di base.

Durante tutto il rituale del banchetto, così come negli altri, è evidente che il negromante vedeva la differenza tra il suo rapporto con Dio e quello con i demoni. Dio è descritto come “gentile” e “misericordioso”, mentre i demoni sono descritti come “odiosi”, “maligni” e “invidiosi”. Dio è “invocato in supplica,” mentre i demoni sono “comandati”, “ordinati” ed “esorcizzati”.  Le autorità della Chiesa pensavano che i negromanti fossero i servi dei demoni, mentre i negromanti si consideravano padroni dei demoni e servi di Dio. In effetti, alcuni negromanti sostenevano che la magia poteva essere utilizzata per avere una visione di Dio, teoria totalmente condannata dai teologi.

Sicuramente nessun negromante medievale ha mai veramente evocato un banchetto, immaginario o di altro tipo. Tuttavia, nessuna parte di questo testo o di qualsiasi altro rituale scritto implica che gli effetti dovrebbero essere presi in seria considerazione. L’autore del Munich Manual of Demonic Magic afferma più volte che se un rituale veniva eseguito correttamente, non falliva. Se un rituale falliva probabilmente era dovuto a un errore nel testo, alla disonestà del mago o ad altri motivi analoghi, senza tralasciare il fatto che semplicemente l’incantesimo poteva non funzionare. Inoltre, affrontare le severe punizioni per la pratica della negromanzia o per il solo possesso di un libro di negromanzia, dimostra come, coloro che la praticavano credevano fermamente nella sua efficacia.
I negromanti non erano i soli ad avere questa convinzione; la maggior parte delle autorità religiose e laiche pensavano che la negromanzia e altre forme di magia potessero in qualche modo funzionare. Quando nel 1398 la Facoltà di Teologia dell’Università di Parigi condannò la teoria secondo cui gli stregoni potessero evocare i demoni con l’aiuto di Dio, ripudiò anche la convinzione che “tali arti e riti blasfemi… non avrebbero avuto alcun effetto senza l’aiuto dei demoni”.
Che la magia potesse avere un reale effetto è un punto sul quale le autorità ecclesiastiche e i negromanti concordavano; mentre erano in disaccordo sul perché la magia demoniaca funzionasse, qual era la sua religiosità e quale la sua moralità.

Banchetto durante un sabba dal Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guazzo (1608)

Banchetto durante un sabba dal Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guazzo (1608)

Condanna e difesa

Le autorità religiose negarono a lungo che i demoni potessero essere comandati con invocazioni e iscrizioni. Piuttosto, secondo la loro teoria, i demoni si palesavano di propria volontà durante un rituale proprio perché attratti dai segni di devozione del negromante. Questi ultimi sostenevano di essere costretti a seguire i demoni nel peccato, infatti i demoni erano in grado di portare scompiglio in ogni ambito ma preferivano occuparsi degli esseri umani in modo da corrompere le loro anime. Naturalmente i negromanti stessi affermavano di costringere i demoni con lo stesso aiuto divino che utilizzavano gli esorcisti, ma in pochi credevano che Dio li potesse aiutare in qualcosa considerata ampiamente immorale e illecita. Per i negromanti la loro arte era più che lecita; era intrinsecamente virtuosa. Se un negromante comandava i demoni tramite il potere divino, allora doveva essere pio e puro, altrimenti non avrebbe ottenuto alcun effetto. Così, La Chiave di Salomone, opera settecentesca derivata da fonti precedenti, affermava che la magia era dedicata a Dio e ad atti di gentilezza, ma include anche magie utili a provocare guerra e morte. In questo modo, la visione dei negromanti inverte il punto di vista della chiesa, che da sempre riteneva che la magia demoniaca fosse peccato, indipendentemente dai suoi scopi.

Anche se il divieto cristiano sulla magia risale alla Bibbia, per secoli le autorità cristiane la punirono in modo relativamente lieve, con la scomunica e l’esilio, non con le esecuzioni, essendo queste sanzioni più dure. La punizione dell’autorità secolare era generalmente limitata alla magia che causava danni. La situazione cambiò nei secoli XIII e XIV quando la magia cominciò ad essere considerata una forma di eresia e quindi un crimine sempre più grave. La persecuzione della magia può essere vista come parte di una tendenza più ampia di intolleranza religiosa prima e durante questi secoli. Il crescente allarme per eresia portò la chiesa ad una brutale pratica di repressione di sette cristiane come quella dei Catari e dei Valdesi, insieme ad ebrei e musulmani. In una tale atmosfera l’ascesa della negromanzia, una magia esplicitamente demoniaca, diversamente da altre forme di magia che erano considerate implicitamente demoniache, era destinata a essere considerata una grave minaccia per la chiesa. Inoltre, una demonologia che si basava principalmente sui rapporti tra demoni ed esseri umani faceva apparire tale magia ancora più minacciosa, per questo motivo fu strutturato un nuovo sistema legale che aumentò l’autorità e l’applicazione della legge religiosa.

Agli inizi del XIV secolo iniziarono le prime esecuzioni capitali di alcuni negromanti basate su motivazioni politiche che contribuirono a creare un precedente decretando la magia demoniaca come eresia. Volendo determinare l’esatta relazione tra magia ed eresia, Papa Giovanni XXII, che aveva già accusato molti dei suoi avversari politici come negromanti, convocò un consiglio di teologi nel 1320. Nel corso di tale consiglio si decretò che i negromanti erano davvero eretici e il Papa autorizzò gli inquisitori ad agire contro di loro.

Il papa rafforzò questa decisione con la Super Illius Specula, la bolla del 1326 citata nell’introduzione a questo saggio. Riguardava principalmente, ma non esclusivamente, la negromanzia. La bolla condannava coloro che “sacrificano ai demoni, li adorano, creano immagini, anelli, specchi…per scopi magici, e … [vincolano] se stessi alla schiavitù nel modo più vergognoso per le cose più vergognose. Attraverso i loro strumenti diffondono una malattia pestilenziale che crescere più forte e sempre più grave infettando gravemente il gregge di Cristo in tutto il mondo”. La bolla proibì a tutti i cristiani di insegnare, apprendere o usare la magia demoniaca “con ogni mezzo per qualunque scopo”. Dava ai cristiani otto giorni di tempo per rinunciare a tale magia e per bruciare tutti i testi magici. Chiunque avesse continuato a praticare la magia avrebbe sofferto le stesse pene come gli eretici, compresa la scomunica o peggio.

 

I negromanti, naturalmente, non accettarono questa decisione. Il manoscritto del ‘400 The Sworn Book of Honorius, è uno dei primi libri esistenti di negromanzia medievale, contiene un prologo che è stato quasi certamente scritto in risposta alla bolla Super Illius Specula e ad altre condanne papali di magia dal 1320. Viene descritto come il diavolo, geloso dei negromanti, ispirò il Papa e i cardinali a emettere un decreto per lo sterminio della magia e dei maghi. In questo decreto denunciano i negromanti come persone che sacrificano ai demoni, abusando del nome di Dio e tentano altri, condannandoli alla dannazione, attraverso falsi miracoli. L’autore poi confuta queste accuse con la difesa standard per la negromanzia, sostenendo che solo coloro che erano degni di Dio possono comandare i demoni in quanto, “non è possibile che un uomo malvagio e impuro possa far funzionare veramente questa arte, gli uomini non sono vincolati agli spiriti, ma gli spiriti sono costretti, contro la loro volontà, a rispondere agli uomini che sono puri o incorruttibili e quindi a soddisfare le loro richieste.
La sua non è una difesa eccezionalmente sofisticata ma è importante per i nostri scopi perché dimostra come i negromanti e i loro detrattori fossero coinvolti in un dibattito attraverso una costante discussione fatta di accuse e confutazioni.

Directorium Inquisitorum di Nicolau Eymerich

Directorium Inquisitorum di Nicolau Eymerich

Gli inquisitori ampliarono e rifinirono gli argomenti scolastici e papali riguardo la natura eretica della negromanzia. Il più importante e competente di questi era il catalano Nicolau Eymeric. Il Directorium Inquisitorum di Eymeric del 1376 fu un manuale inquisitorio estremamente influente.
Conteneva una meticolosa condanna teologica e giuridica della negromanzia. Sostenendo che la negromanzia era un’eresia, Eymeric si sforzava di dimostrare quello che era successo sotto la sua giurisdizione come inquisitore. Le precedenti condanne della negromanzia sottolinearono quanto affermato dai negromanti e cioè che la loro arte invocava la stessa potenza divina come quella utilizzata per l’esorcismo; Eymeric confutò questa affermazione direttamente e acuì la distinzione tra negromanzia ed esorcismo. Eymeric e altre autorità riconobbero che i demoni potevano essere comandati lecitamente, come nel caso degli esorcismi, ma sostenne anche che la negromanzia era immancabilmente coinvolta con il culto illecito dei demoni.
Nel Directorium Inquisitorum, l’autore sostiene che gli “evocatori di demoni” dimostrano il concetto di latria cioè il culto reso solo a Dio, in quanto sacrificano a loro, li adorano, gli offrono preghiere orribili, cantano inni, si genuflettono e bruciano incenso, vestono di bianco o di nero e osservano la castità nel rispetto dei demoni e molte altre cose più malvagie. Sacrificando ai demoni, scrisse Eymeric, un negromante “si convince di credere che il demone sia il vero Dio” ed è quindi un apostata. Anche se non ha fatto sacrifici, chiedendo aiuto ai demoni invece che a Dio, il negromante stringe un patto con quei demoni, che equivale all’apostasia. Come punizione Eymeric prescrive una reclusione a vita per chi si pente, mentre per chi non lo fa, sancisce l’esecuzione capitale da parte del braccio secolare della Chiesa.

I negromanti interpretavano le loro azioni in modo diverso. La castità, l’uso di alcuni capi di abbigliamento e altri rituali erano eseguiti in segno di riverenza a Dio, non ai demoni. Quelli che per Eymeric erano sacrifici, per i negromanti erano pagamenti o adescamenti. Le fumigazioni avevano lo scopo di attirare i demoni e intensificare il potere del negromante su di loro, non erano affatto segni di devozione. Le offerte di carne e di sangue venivano date in cambio di servizi. Nel rituale del banchetto accennato in precedenza, il negromante è incaricato di dire: “Io sono disposto a dare l’upupa se giuri di venire da me e mettere in atto questo spettacolo ogni volta che voglio”. Questa è la lingua del commercio, non del culto. Altri testi affermano che le offerte ai demoni erano più sacrificali, ma l’intento generale di queste opere era chiaro: i negromanti comandavano i demoni in nome di Dio e non per adorarli. Dal momento in cui i negromanti erano convinti di avere il potere sui demoni, essi non si considerano come legati in qualche modo ai demoni più di quanto lo fosse un esorcista. C’è un giuramento nel rituale del banchetto, ma se giurano solo i demoni non è un vero patto.

In una certa misura, tuttavia, gli argomenti dei negromanti, nonostante la loro validità, erano discutibili. Fin dai suoi primi giorni la chiesa aveva condannato la magia potenzialmente demoniaca e non poteva accettarla o giustificarla. Farlo, in tempi così tumultuosi, avrebbe minato l’autorità della chiesa stessa.

 

Conclusioni

L’autrice chiude il suo saggio con alcune conclusioni:
nella mente degli europei medievali i demoni sono sulla terra per diffondere il male e per condurre gli umani al peccato. Solo con l’aiuto di Dio queste straordinarie e potenti creature potrebbero essere indotte a desistere nel loro tormento degli esseri umani. Un piccolo gruppo, composto in gran parte di chierici, fece un ulteriore passo avanti cercando di usare quel potere divino per comandare i demoni per guadagno personale. Per i suoi praticanti, il fatto stesso che la negromanzia facesse affidamento sul potere divino, la rendeva un’impresa sostanzialmente giusta e nobile. Non si può sostenere che la negromanzia non fosse un’eresia e per eresia si intende tutto ciò che i teologi dicono che sia. L’autrice Lisa A. Bergstrom sostiene che la negromanzia fosse però una conseguenza logica del cristianesimo ortodosso medievale, un esito non più irrazionale o immorale di qualsiasi cosa abbia creato la chiesa stessa. Tuttavia, le autorità medievali non ebbero mai l’intenzione di lasciarsi convincere su questo punto.
La Bergstrom afferma che tutte le istituzioni di potere prosperano solo in presenza di un nemico; e fino a quando la chiesa medievale ha contribuito a inventare in gran parte la pratica immaginaria della stregoneria, la reale pratica della negromanzia riempì ampiamente quel ruolo. In effetti pare che tale “mania” nacque direttamente dalla condanna della negromanzia. Le fondamenta per le prime tracce della stregoneria moderna furono poste proprio quando le autorità religiose cominciarono a vedere il satanismo e i patti demoniaci non solo nella magia rituale a cui erano abituati, ma anche nella magia quotidiana della gente comune.

Per la bibliografia si rimanda all’articolo originale.

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Una risposta a La Negromanzia nel Tardo Medioevo

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