Merovingi: la dinastia sacra dei “re fannulloni” – dalle origini a Childerico

Non so voi, ma quando a scuola si trattava di studiare il periodo merovingio-carolingio, per quanto amassi la storia, un po’ di ansia mi veniva. Periodo turbolento, nomi ripetuti e durata brevissima dei regni mi costringevano a riscrivere più volte gli appunti nel disperato tentativo di memorizzare tutti quegli -ico e -berto e poi Pipino e Carlo,che non riuscivo mai a collocare nel giusto ordine.

Albero genealogico dei Merovingi

Albero genealogico dei Merovingi (da devaherranz.es/)

La cosa che più mi ha colpito però, crescendo e leggendo altro, è la duplicità con cui la storiografia si è sempre rivolta alla dinastia Merovingia: da un lato trattandola come una stirpe sacra, prestigiosa e fondamentale nella nascita dell’Europa Medievale, dall’altra liquidandola con il luogo comune della incompetenza, se non addirittura follia e dissolutezza. Chi di voi non ricorda i famosi “re fannulloni”?

Voglio quindi ricapitolare, un po’ come omaggio e un po’ come legge del contrappasso dei miei giorni di scuola, una storia molto spesso confusa, ma certamente affascinante. Uno dei principali problemi nell’approfondire è quello delle fonti.

Il Problema delle fonti

Pagina iniziale del manoscritto della Historia Francorum di Gregorio di Tours (da http://bibliotheca-laureshamensis-digital.de)

Pagina iniziale del manoscritto della Historia Francorum di Gregorio di Tours (da http://bibliotheca-laureshamensis-digital.de)

Gli studiosi, esaminando le dinastie merovingia e carolingia, affrontano un problema familiare a qualsiasi storico del medioevo: la scarsità di fonti. Se fino al V secolo si può contare su fonti latine, per il VI l’unica fonte, quindi non verificabile è la Historia Francorum di Gregorio di Tours. Va ricordato, però, che Gregorio scriveva dal punto di vista di un vescovo della Chiesa cattolica, con una forte inclinazione a favorire questa istituzione. Era inoltre un membro dell’aristocrazia gallo-romana, e potrebbe aver inserito una certa parzialità nei confronti dei barbari franchi, di quando in quando.

Le fonti per il VII secolo sono ancora più problematiche. La fonte principale è la Cronaca di Fredegario. Questa fonte fornisce informazioni interessanti ma presenta alcuni limiti evidenti. Innanzitutto, è una cronaca e non una storia, e come tale si limita a registrare un elenco di eventi; vi sono alcune incongruenze e appare una certa confusione in merito all’autore, o autori, il che rende difficile giudicarla obiettivamente. Si interrompe agli eventi del 642, fu probabilmente compilata attorno al 660. Vi sono degli scritti aggiuntivi a quelli di Fredegario, ma questi sono integrazione tarde, dell’VIII secolo, e furono probabilmente composte su precise istruzioni del fratellastro di Carlo Martello, il conte Childebrando. Questi elementi lasciano parecchi dubbi sulla loro neutralità.
L’anonimo Liber historiae Francorum è stato scritto intorno al 727, probabilmente a nord di Parigi, e fornisce una visione degli eventi dal punto di vista della Neustria, fornendoci così una prospettiva alternativa. Tuttavia, è datata al periodo in cui era molto forte la potenza di Carlo Martello e probabilmente non è molto accurata. Le prime sezioni sono una fonte secondaria per l’origine dei Franchi al tempo di Marcomero , dando una breve lista di eventi fino alla fine della dinastia merovingia. Le sezioni successive della cronaca sono un’importante fonte primaria dell’ascesa dei Pipinidi prima di diventare i più famosi Carolingi.

Eginardo, Vita Caroli. Lettera capitale miniata con Carlo Magno assiso. Abbazia di Saint-Martial di Limoges, 1050 (?) BNF, manoscritti, Latina 5927 fol. 280V

Eginardo, Vita Caroli. Lettera capitale miniata con Carlo Magno assiso. Abbazia di Saint-Martial di Limoges, 1050 (?) BNF, manoscritti, Latina 5927 fol. 280V

Le opere agiografiche hanno subito un revival nel periodo merovingio e sono a volte le uniche fonti che abbiamo per la fine del VII secolo. Va tenuto presente, però, che la loro utilità come fonti per gli aspetti politici è limitata. Il miglior esempio di propaganda carolingia è La vita di Carlo Magno di Eginardo, che fornisce anche alcune notizie circa i Merovingi, ma di dubbia affidabilità.
Gli Annales Mettenses Priores sono poco più che una propaganda a favore dei Pipinidi.
Documenti e codici di legge costituiscono altre fonti, e sono proprio di origine merovingia alcuni tra i primi documenti medievali disponibili. La difficoltà principale di esaminare le fonti per questo periodo è che la maggior parte delle prove che abbiamo potrebbe essere stata manomessa dalla dinastia carolingia quando salì al potere.
La situazione non è agevolata dal fatto che una grande quantità di storiografia contemporanea è stata intrapresa con motivazioni tutt’altro che disinteressate.
Sia gli storici francesi che quelli tedeschi si sono appropriati dei Franchi come propri antenati e hanno utilizzato il periodo merovingio come strumento di rivalità franco-tedesca, in particolare negli anni ‘30. Inoltre, c’è una tendenza a vedere questo periodo come una progressione teleologica verso uno stato centralizzato e quindi elogiare coloro che hanno promosso tale fine e condannare coloro che non l’hanno fatto. Nonostante queste difficoltà, la fine del periodo merovingio è affascinante ed è determinante nella trasformazione dell’Europa dal sistema imperiale a quello medievale.

I Franchi Salii

I Franchi, il cui mito d’origine si ricollega ai fuggitivi dalla città di Troia, compaiono tra i popoli che si presenta alle frontiere romane e partecipa del grande rivolgimento delle Migrazioni. Tacito nella sua Germania ci fornisce una distribuzione delle tribù nel I-II secolo suddividendo i germani occidentali in tre grandi gruppi geografici:

  • gli Ingaevones collocati a nord sulle sponde del Mare del Nord, tra cui troviamo Frisoni, Angli, Sassoni e Juti, questi ultimi tre colonizzeranno poi l’isola britannica;
  • gli Istaevones collocati nella zona dei bacini di Reno e Weser, tra cui troviamo Batavi, Ubi, Catti e Franchi;
  • gli Herminones collocati tra il bacino dell’Elba e il Mar Baltico, tra cui troviamo Suebi, Quadi, Marcomanni, Semnoni (il nucleo della successiva confederazione degli Alemanni).

Sempre Tacito ci testimonia come i germani non fossero interessati ai territori romani, ma furono sospinti verso essi dai numericamente superiori popoli delle steppe. Le cronache romane, in particolare la Historia Augusta, registrano numerosi episodi di incursioni germaniche per buona parte della seconda metà del III secolo

Invasioni barbariche del III secolo d.C. (wikisource)

Invasioni barbariche del III secolo d.C. (wikisource)

Relativamente ai Franchi, che nel frattempo erano diventati una federazione di diverse tribù, leggiamo che l’imperatore Costanzo Cloro consentì loro di insediarsi all’interno della provincia Belgica, sul basso tratto del fiume Schelda nel 297.
Tuttavia le incursioni non si interruppero, e nel IV secolo i Franchi, sebbene battuti da Costanzo II e dall’allora Cesare Giuliano nel 358, ottennero di rimanere in veste di foederati dell’Impero nella zona denominata Toxandria.
Iniziò così un periodo in cui, alla difesa del limes romano in qualità di foederati, i Franchi alternarono azioni di espansione sempre più in profondità nella provincia Gallica. Ammiano Marcellino, nel IV secolo, fu il primo a usare l’appellativo Salii nella sua Res Gestae, distinguendo questa popolazione dai Franchi Ripuari stanziati più a sud attorno alle “ripe” del Reno.

Tra le righe di quanto detto sopra devono prendere il giusto risalto almeno due fattori: il primo è che i Franchi Salii furono tra i primi a stabilirsi in forma definitiva all’interno dei territori imperiali e il secondo è il rapporto che l’impero stava instaurando con i popoli germanici in quel periodo.

Duces e Re

Nelle anonime cronache, di molto successive, si ricostruisce l’ascendenza dei Franchi con una consuetudine comune che si colloca nell’ambito della mitologia. Il primo nome di re dei Franchi Salii che abbia un minimo di storicità è quello di Marcomero, citato anche dal coevo poeta romano Claudiano.
Secondo fonti antiche scarsamente riconosciute come il Liber Historiae Francorum, egli unificò tutti i Salii, ma probabilmente le tribù della coalizione erano ancora molto indipendenti tra loro.

Ad egli seguì il figlio Faramondo, a lungo ritenuto il vero primo re dei Franchi, il cui regno si colloca all’inizio del V secolo, ma il primo re di cui si abbiano notizie certe è il figlio di Faramondo, Clodione.
Fu sua la più grande intrusione in territorio romano dopo la foederatio. Si ricorda la sua avanzata nel 431 fermata dal magister militum della Gallia, Flavio Ezio e quella successiva che lo portò lungo il fiume Schelda fino alla città di Cambrai. Fu lui a stabilire la capitale dei Franchi Salii a Tournai.
In questa seconda occasione la reazione dei Romani non ci fu o fu debole. Il potente Ezio era impegnato su vari fronti personali, con la sua lotta contro Bonifacio che lo portò in Italia, e militari contro i Burgundi, le rivolte autonomiste armoricane  e le rivendicazioni dei Visigoti di Spagna a uno sbocco sul Mediterraneo.
Quando Clodione morì, nel 448-450, pare che lo stesso Ezio sostenesse la successione di Meroveo, che alcune fonti indicano come figlio di Clodione o suo discendente.

La penetrazione franca nell'impero tra 400 e 440.

La penetrazione franca nell’impero tra 400 e 440.

La figura di Meroveo è stata nei secoli fortemente mitizzata, per dare forza e lustro, a posteriori, a quello che sarebbe diventato l’eponimo di un’intera dinastia, ma fino a quel momento, di fatto, la situazione non permette né di parlare di dinastie, in quanto presso i Franchi, come in molte altre tribù germaniche, il re veniva eletto all’interno della famiglia reale e non era necessariamente il figlio primogenito del precedente, né di veri e propri re. Sono a volte referenziati come duces, ovvero capi militari, probabilmente su base tribale. E’ verosimile che ciascuna tribù avesse il proprio. Ma dopo Meroveo e non solo per motivi interni ai Franchi, le circostanze di fatto mutano.

Lo strano rapporto dell’Impero con alleati e foederati e la sua evoluzione diventano chiari se prendiamo in esame lo scontro passato alla storia come la Battaglia dei Campi Catalaunici. Nel 451, dopo una lunga alleanza con gli Unni, Flavio Ezio si trova a fronteggiare la loro minaccia. Le forze romane sono sempre più scarse e quando Attila, per svariate motivazioni, si decide a invadere la Gallia, il potente Ezio è costretto a chiedere aiuto a una lunga serie di alleati. I due schieramenti sono composti quasi totalmente da barbari: le alleanze antiche e gli antichi nemici si sono in qualche modo scambiati, per l’ennesima volta, il ruolo.

Tra lo schieramento difensivo troviamo affianco all’Impero Visigoti, Alani, Sassoni, Burgundi, Bagaudi e Franchi.
Mentre con gli Unni troviamo Ostrogoti, Rugi, Gepidi, Sciri e Turingi.
In sostanza quella che viene celebrata come l’ultima grande vittoria dell’Impero fu più che altro una vittoria della coalizione dei proto-regni barbarici contro l’invasione dall’est.

Placca in bronzo argentato raffigurante Meroveo vittorioso nella battaglia dei Campi Catalaunici (Emmanuel Frémiet, 1867).

Placca in bronzo argentato raffigurante Meroveo vittorioso nella battaglia dei Campi Catalaunici (Emmanuel Frémiet, 1867).

Pochi anni dopo morirono i protagonisti dell’ultima alleanza Franco – Romana. Ezio nel 454 e Meroveo nel 457. Attila ha rinunciato alla conquista della Gallia, ripiegando brevemente sull’Italia per poi rientrare in Pannonia e morire poco dopo nel 453.
In Italia la situazione è caotica e tutto il resto dell’Impero d’Occidente è spezzettato nei nuovi regni barbarici. Il dominio romano in Gallia si è ridotto alla sola parte settentrionale del territorio, con un corridoio che la unisce all’Italia.

L’isola Romana nel mare Germanico

Era magister militum in Gallia il generale Egidio, nominato dall’impeatore Maggioriano, quando Maggioriano venne ucciso dal generale germanico Ricimero nel 461.
Gli fu sostituito l’imperatore fantoccio Libio Severo ed Egidio si rifiutò di riconoscerne l’autorità.
Libio Severo, o sarebbe meglio dire Ricimero, reagì nominando un nuovo magister militum per Gallias, il suo sostenitore Agrippino. Questi si rivolse ai Visigoti e col loro aiuto combatté contro Egidio, il quale dovette far ricorso ai suoi alleati Franchi Salii: dopo la morte di Meroveo era salito al trono suo figlio Childerico I.
Per ottenerne il sostegno, nel 462 Agrippino diede ai Visigoti l’accesso al Mar Mediterraneo, assegnando loro la città di Narbona, separando di fatto Egidio dal resto dell’impero.
Egidio, che non riconosceva altra autorità che quella dell’Imperatore d’Oriente Leone I, si trovò del tutto isolato, al comando di una enclave romana: presto i germani circostanti lo indicarono come rex romanorum.
Il suo miglior alleato fu allora Childerico I con cui respinse i Visigoti.
Non so che sensazione ne abbiate voi, ma leggendo questa vicenda mi appare una somiglianza tra i due “re”: il generale imperiale Egidio tramutato in rex romanorum e il re barbaro Childerico, riconosciuto come generale alla difesa dell’ultimo baluardo imperiale.
Le due figure, di generale romano e di leader di un regno romano-barbarico, sono quasi sovrapponibili.
Alla morte di Egidio, al comando di questa isola romana tra i barbari, dapprima fu il comes Paolo e poi il figlio di Egidio, Siagrio. Questi restò al comando dell’ex colonia, ricordata ora come Regno di Soissons, dal nome della sua capitale, o Regno di Siagrio. Alla presa del potere in Italia, da parte di Odoacre nel 476, il Regno di Soissons restò l’ultima area romana superstite dei territori dell’Impero romano occidentale e gli sopravvisse per 10 anni.

Dopo la presa del potere in Italia da parte di Odoacre ilREgno di Soissons o di Siagrio rimane un'isola circondata da un mare di barbari.

Dopo la presa del potere in Italia da parte di Odoacre il Regno di Soissons o di Siagrio rimane un’isola circondata da un mare di barbari.

 

Childerico I: le insegne del potere

Anello sigillo di Childerico I rinvenuto nella sua tomba a Tournai nel 1653

Anello sigillo di Childerico I rinvenuto nella sua tomba a Tournai nel 1653

Di Childerico ci parla Gregorio di Tours nella sua Historia Francorum, ma ci parla ancora più eloquentemente il fortunato ritrovamento del suo tesoro.

La tomba del re dei Franchi Childerico, morto nel 481-482 fu scoperta il 27 maggio 1653 presso la chiesa di St. Brice a Tournai, nell’attuale Belgio, e identificata in base all’anello con sigillo con l’immagine e l’iscrizione Childerici regis.

L’allora arciduca Leopoldo Guglielmo, governatore dei Paesi Bassi per conto del re di Spagna, requisì gli oggetti che fece analizzare dal suo medico, J. J. Chifflet. Questi  ne fece una relazione scritta accuratissima in cui leggiamo che il sepolcro fu trovato a m 2,50 di profondità, accanto a resti di un secondo scheletro e a un cranio di cavallo. Vi erano una lunga spada a doppio taglio (spatha), un brando a un taglio (sax), una scure da lancio (francisca) e una lancia dalla punta di ferro. Quanto agli ornamenti si trovarono numerose fibbie d’oro con almandini e guarnizioni per cinte, all’incirca 300 cicale d’oro con almandini, una fibula d’oro a cipolla, un bracciale d’oro massiccio, l’anello d’oro con il sigillo, una borsa con manico d’oro ornato di almandini e teste di cavallo e più di 300 monete, oltre a parti dei finimenti del cavallo. Su oltre 100 solidi, tra gli 87 registrati da Chifflet, 57 sono attribuiti all’imperatore Leone (457-474) e 15 a Zenone (474-491). Le 200 monete d’argento sono quasi esclusivamente denari dell’epoca imperiale più antica.

Positivo del sigillo di Childerico

Positivo del sigillo di Childerico

Tutto il ritrovamento fu pubblicato dal Chifflet nel 1655 con dovizia di illustrazioni; pervenne nel 1656 alla corte imperiale a Vienna e nel 1665, con la mediazione di Filippo di Schönborns, in possesso di Luigi XIV. Nel 1831 fu rubato dalla Bibliothèque Royale. Gli scarsi resti che poterono essere recuperati si trovano dal 1852 nel Cabinet des Médailles.
In questa meravigliosa collezione di opere d’oreficeria è la sintesi di quello che fu il fondamento del regno Franco e di tutti i regni Romano-barbarici: un misto di insegne imperiali e di ornamenti barbarici. L’anello sigillare e la fibula a cipolla sono i simboli di potere imperiale e sono certamente opera degli orafi dell’Impero Romano d’Occidente, forse ravennati. Le decorazione d’oro cloisonnées di ambedue le armi e e della maggioranza delle fibbie d’oro ha invece forti similitudini con gli oggetti di due tombe principesche contemporanee di principi di Apahida in Transilvania e di Blučvina in Moravia. L’ornamento di cicale del mantello risale alle fibule a forma di cicala dell’Ungheria e della Russia meridionale della prima metà del V secolo. Le cicale furono spesso erroneamente ritenute api. Come “api” le portò Napoleone I sul mantello di porpora in occasione della sua incoronazione a imperatore nel 1804 .

A parlarci della barbaricità di Childerico sono anche le scoperte successive, negli anni ’80 dello scorso secolo, quando si rinvenne attorno alla tomba già scavata nel XVII secolo, una più ampia necropoli tardo-antica e medievale. Intorno alla sepoltura di Childerico, erano disposte sepolture di cavalli in grande quantità e si comprese che a copertura in origine doveva esserci un tumulo. Come non pensare ai grandi tumuli reali danubiani o a quelli, sebbene più tardi, di Sutton Hoo?

Il tesoro rinvenuto nella tomba di Childerico I  (440 – 481/2) a Tournai, capitale dei Franchi Salii, nel 1653. Il suo tesoro, raffigurato nei disegni di Jean-Jacques Chifflet nel 1655, scomparve in parte a seguito di un furto nel 1831. Era composto di magnifici oggetti in oro e almandini. La fibula militare in oro fu curiosamente interpretata da Chifflet  come uno stilo a scomparsa. L’anello sigillo consentì l’identificazione della tomba riportando il nome di Childerico re.


Il tesoro di Childerico appare davvero sontuoso, un misto di tutti gli emblemi regali della sua epoca. La sepoltura, così imponente, doveva significare, nel turbolento momento della regione, un’autorità non più discutibile e il consolidamento di un potere garantito dal prestigio imperiale, ma soprattutto dal rango di capo tribale della federazione franca: del resto, alla morte di Childerico nel 481-2,  l’Impero d’Occidente era ormai finito.

 Continua…

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