“Nell’elsa è racchiusa la fama” le Spade nelle opere di J.R.R. TOLKIEN

da un saggio di  K.S. Whetter and R.Andrew McDonald, Mythlore, Vol. 25  (2006)

Ne Il Signore degli Anelli J.R.R. Tolkien fornisce una descrizione particolareggiata delle armi da guerra appartenenti a ciascun membro de La Compagnia dell’Anello che da Gran Burrone parte alla volta del Monte Fato:

“La Compagnia ha un piccolo equipaggiamento da guerra, poiché la loro speranza era nella segretezza e non nella battaglia. Aragorn aveva Anduril e nessun’altra arma […]. Boromir aveva una lunga spada, simile ad Anduril ma inferiore di lignaggio, e portava anche uno scudo e il suo corno da guerra. […] Gimli il nano indossava apertamente una cotta fatta di anelli d’acciaio […] e appesa alla sua cintura c’era un’ascia a lama larga. Legolas aveva un arco e una faretra e alla cintura un lungo coltello bianco. Gli hobbit più giovani indossavano le spade che avevano preso dal tumulo; Frodo prese solo Pungolo […]. Gandalf portava il suo bastone, ma al suo fianco c’era Glamdring la spada elfica, la corrispettiva di Orcrist che ora giaceva sul petto di Thorin sotto la Montagna Solitaria”.

La Compagnia dell'Anello

La Compagnia dell’Anello

Nonostante l’ascia di Gimli e l’arco di Legolas, il posto d’onore tra le armi trasportate dalla Compagnia è riservato alle spade: spade con nomi, spade con lignaggi, spade con proprietà magiche e spade che annunciano (come fa quella di Aragorn) la chiusura della Terza Era.
Chiaramente poi, nella Terra di Mezzo come nell’Europa medievale, la spada possiede ciò che il suo commentatore moderno più illustre, Ewart Oakeshott, descrive come “un potente fascino che la mette al di sopra di qualsiasi altro oggetto creato dall’uomo”.
Considerando che la vita professionale di Tolkien era immersa, la maggior parte del tempo, nella letteratura e nella mitologia medievale del mondo germanico, norvegese e celtico che includono testi ricchi di spade tradizionali, non sorprende come i personaggi de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli siano forniti di armi i cui nomi, descrizioni, acquisizioni, caratteristiche e folclore risuonano di quello che Tolkien chiama “immaginazione mitologica nordica”, o come un critico recente, Bates, ha definito “La vera Terra di Mezzo” : l’Europa nord-occidentale dell’Alto e Pieno Medioevo.
Questo saggio si propone di portare alla luce la risonanza delle spade medievali e tradizionali nei capolavori di Tolkien, dove le spade e le tradizioni a esse associate svolgono ruoli importanti anche se ampiamente trascurati. Si può sostenere che le lame della Terra di Mezzo, come presentate in queste opere, dimostrano l’influenza di armi famose nell’ambito della letteratura, della mitologia e della storia presenti nel Medioevo del Nord Europa, mettendo in evidenza il consolidato retaggio degli Anglo-Sassoni, dei Celti e dei Norvegesi e successivamente della letteratura e della mitologia medievale, nella Terra di Mezzo. Inoltre, vista l’associazione di armi specifiche con particolari eroi in questo tipo di letteratura, tale studio porta anche a riflettere sulla natura dell’eroismo nell’opera di Tolkien.

Gandalf con la spada Glamdring

Gandalf con la spada Glamdring

Le principali lame della Terra di Mezzo avranno bisogno di una piccola spiegazione. Molte di esse vengono introdotte abbastanza presto ne Lo Hobbit, quando le spade Glamdring e Orcrist, oltre alla lama, inizialmente senza nome, di Bilbo, sono trovate all’interno del covo dei troll.
Due di queste lame, la spada di Gandalf, Glamdring, e l’arma di Bilbo, che più tardi verrà chiamata Pungolo e che successivamente passerà a Frodo, figurano anche ne Il Signore degli Anelli.

Thorin e a spada Orcrist

Thorin e a spada Orcrist

All’inizio ne La Compagnia dell’Anello, Frodo, Merry, Pipino e Sam sono equipaggiati in modo simile con le proprie spade quando Tom Bombadil mette in salvo le lame e gli hobbit dalla caverna degli Spettri dei Tumuli.
Più tardi, a Gran Burrone, Bilbo mostra a Frodo sia Pungolo che la sua cotta di maglia forgiata in mithril.
A Gran Burrone, al concilio di Elrond, ci viene presentata un’altra importante spada della Terra di Mezzo, vale a dire la Spada di Elendil, Narsil-Anduril, nota anche come la Spada che fu spezzata.

Il nome delle Spade

Tolkien chiarisce quasi da subito che le spade introdotte non sono armi comuni. La maggior parte (come vedremo) sono antichissime; e Narsil-Anduril è stata tramandata di generazione in generazione all’interno della stirpe di Elendil. Oltre a essere antiche, le lame sono impregnate di proprietà magiche.
Pungolo, Glamdring e Anduril risplendono tutte, mentre la lama di Merry si scioglie dopo aver colpito i Nazgul nella battaglia dei Campi di Pelennor. Queste spade, piene di nomi, rune, storie e proprietà magiche, fanno sentire la loro presenza nei momenti cruciali sia ne Lo Hobbit che ne Il Signore degli Anelli; per di più, vengono celebrate come personaggi viventi nella Terra di Mezzo, così come le armi storiche e letterarie de “La vera Terra di Mezzo”, dove vengono modellate oltre che celebrate da poeti, bardi e scrittori del Medioevo.

Le schegge della spada Narsil

Le schegge della spada Narsil

Sia nella Terra di Mezzo che nella letteratura dell’Europa medievale c’è una ricca tradizione di armi famose aventi dei nomi. Tra le spade più importanti della letteratura medievale troviamo Hrunting e Nægling di Beowulf, Mimming di Waldere, Gram di Sigurd, Durlindana di Orlando e, la più nota di tutti, Excalibur di Artù, ma ci sono numerosi riferimenti a lame meno note nelle fonti scandinave, tra queste Dragvandil, Fotbitr, Gramr, Hrati, così come Hneitir la famosa spada di St. Olaf, il cui nome sembra derivare direttamente dal verbo “ferire”. Non è sorprendente quindi che la maggior parte delle lame della Terra di Mezzo descritte sia ne Lo Hobbit sia ne Il Signore degli Anelli abbiano dei nomi, ma le somiglianze non finiscono qui.

Poiché Glamdring e Orcrist sono note ai goblin come Battinemici e Martello, e Bilbo chiama la sua sua spada Pungolo, questi nomi sembrano proprio ricordarci Leg-biter, Slicer e Hneitir, nomi derivati dalle capacità delle spade di ferire in diversi modi.

Le rune incise su Anduril,la spada riforgiata da Narsil

Le rune incise su Anduril,la spada riforgiata da Narsil

Molte delle spade importanti ne Lo Hobbit e ne Il Signore degli Anelli sono incise con delle rune.
Tolkien stesso spiega che: “Le Rune erano vecchie lettere originariamente utilizzate per essere intagliate o graffiate su legno, su pietra, o su metallo, e per questo erano sottili e spigolose”.

Tolkien dice che l’uso delle rune nella Terra di Mezzo al tempo de Lo Hobbit è stato in gran parte limitato ai nani. Sia gli anglosassoni che gli scandinavi, tuttavia, ne hanno fatto ampio uso, fornendo un bel legame tra mondo immaginario di Tolkien e il mondo reale che occupava la sua vita di studioso.
Quando Glamdring, Orcrist e Pungolo vengono ritrovate nella grotta dei troll ne Lo Hobbit, Gandalf osserva che “Queste sembrano buone lame […]. Non sono state fatte dai troll, né da un fabbro tra gli uomini di queste parti e di questi tempi, ma quando saremo in grado di leggere le rune incise, sapremo di più su di loro”. La natura delle lame viene chiarita quando il gruppo arriva a Gran Burrone, e Elrond, che “conosceva tutto sulle rune di ogni genere”, esamina le spade:

Pipino con la sua spada

Pipino con la sua spada

“Sono vecchie spade, spade degli Alti Elfi d’Occidente, i miei parenti. Sono state fatte a Gondolin per le guerre contro i goblin. Esse dovrebbero provenire dai tesori dei goblin o dal bottino di un drago, perché i draghi e i goblin hanno distrutto quella città molti secoli fa. Questa Thorin, secondo le rune si chiama Orcrist, la Fendiorchi, nell’antica lingua di Gondolin; era una lama famosa. Questa, Gandalf, è Glamdring, la Battinemici che un tempo impugnava il re di Gondolin. Abbiatene cura!”.

Ne Il Signore degli Anelli, i frammenti di Narsil sono riforgiati dai fabbri elfici prima che la Compagnia dei Nove parta da Gran Burrone; intarsiato sulla lama c’è: “un insieme di sette stelle situate tra la luna crescente e i raggi del sole, e su di loro sono incise diverse rune”. Almeno una delle lame dell’Ovesturia acquisite dagli hobbit è inscritta con delle rune, mentre Pipino contempla la sua spada davanti ai cancelli di Mordor, “i caratteri guizzanti di Númenor brillavano come fuoco sulla lama”.

Come spade con iscrizioni runiche, le lame della Terra di Mezzo possono essere collocate in una ricca tradizione di spade medievali tradizionali.
Nel 1936 la lezione di Tolkien sul Beowulf ha cambiato il modo di studiarlo nel mondo accademico, e la battaglia di Beowulf con la madre di Grendel è dominata dalle spade.
La prima è Hrunting, data in prestito a Beowulf da Unferth e decorata con motivi ad anello sul suo bordo. La spada gigante presa da Beowulf dal covo dei mostri sotto il lago è anch’essa marcata da anelli e incisa con un motivo ondulato, così come la spada senza nome di Beowulf. Anche se la lama della spada gigante si scioglie “proprio come il ghiaccio” la leggenda vuole che Beowulf torni a Heorot e presenti l’elsa di Hrothgar:

“Hrothgar parlò – ha studiato l’elsa del vecchio cimelio, dove è stata inscritta l’origine dell’antico conflitto [ …].
Inoltre, sulla spada di oro brillante era inscritto in rune, si sedette e disse per chi quella spada, la migliore tra le lame, era stata fatta prima, con motivi a spirale e a serpentina”.

La traduzione di "Beowulf", un poema epico tra i più noti della tradizione anglosassone, è stata uno dei primi lavori effettuati da Tolkien, e una delle fonti originarie della sua intera produzione letteraria. "Beowulf" è un gioiello rimasto a lungo inedito e presentato oggi ai lettori da Christopher, il figlio dell'autore, corredato da un ricco apparato di note e commenti

La traduzione di “Beowulf”, un poema epico tra i più noti della tradizione anglosassone, è stata uno dei primi lavori effettuati da Tolkien, e una delle fonti originarie della sua intera produzione letteraria. “Beowulf” è un gioiello rimasto a lungo inedito e presentato oggi ai lettori da Christopher, il figlio dell’autore, corredato da un ricco apparato di note e commenti

Un altro poema anglosassone, Solomon e Saturn (identificato da Tom Shippey come fonte per alcuni indovinelli di Gollum nella gara degli enigmi con Bilbo ne Lo Hobbit), contiene uno dei pochi riferimenti individuati nella letteratura dell’incisione di rune su una spada, dove si narra che il Diavolo: “scrive sulla sua arma un gran numero di simboli di morte, lettere minacciose, le intaglia sulla sua spada”. Allo stesso modo, nella Saga dei Volsunghi (opera che Tolkien conosceva bene), la valchiria Brunilde dona a Sigurd la conoscenza delle “rune della vittoria” che sono scolpite nell’impugnatura e nella lama di una spada:

“Le Rune della vittoria devi conoscere se desideri proteggere la saggezza, e intagliale sull’elsa della spada, al centro della lama, e sulle parti della spada, e nomina Tyr due volte”.

Le rune incise su bacchette di legno (da Olaus Magnus, «Historia de gentibus septentrionalibus», 1555)

Le rune incise su bacchette di legno (da Olaus Magnus, «Historia de gentibus septentrionalibus», 1555)

In ciascuno di questi casi la damascatura o le rune indicano l’importanza della spada e di chi la porta. Questi esempi a parte, le spade con iscrizioni runiche sono in realtà relativamente rare nella letteratura medievale.
Sono, tuttavia, un po’ più familiari per l’archeologia. Nel suo studio sull’Inghilterra anglosassone, che comprende una buona quantità di materiale norreno, Hilda Davidson discute esempi di spade con iscrizioni runiche. La Davidson osserva che, sebbene solo pochi esempi siano sopravvissuti, l’uso delle rune su spade prosegue nel nord-ovest fino ai tempi dei Vichinghi; tuttavia è interessante notare che: “Contrariamente alla credenza popolare, le rune non sono comunemente incise sulla lama di una spada; infatti in tutti gli esempi noti sono sull’impugnatura o sul fodero”. Quello che queste iscrizioni testimoniano però, sono ancora una questione difficile da risolvere, la materia ha bisogno di una buona dose di interpretazione, ma c’è un consenso generale sul fatto che potrebbero essere l’iscrizione del nome del proprietario, del creatore e della spada stessa o una loro combinazione . Per fare un esempio, una spada scoperta in Norvegia nel 1880 e probabilmente datata al XII secolo ha un’iscrizione runica sull’elsa che dice “Auomundr mi ha fatto. Asleikr è il mio proprietario”.

Spade e serpenti

A prescindere dal fatto che possano essere inscritte con delle rune, notevole attenzione è dedicata al momento della comparsa delle spade, nella Terra di Mezzo. Quando Tom Bombadil salva gli hobbit, per esempio, abbiamo una descrizione del tesoro ritrovato tra cui ci sono alcune spade:

“Per ciascuno degli hobbit scelse un pugnale lungo, a forma di foglia e tagliente, di splendida fattura, damascata con serpentine in rosso e oro. Esse brillavano quando le trasse dalle loro guaine nere, battute di un metallo sconosciuto, leggero e robusto, e impreziosite da molte pietre fiammeggianti”.

Nella scena davanti ai cancelli di Mordor, Pipino “estrasse la spada e la guardò e le figure si intrecciavano di rosso e oro, e i caratteri guizzanti di Númenor brillavano come fuoco sulla lama”. Ed è a Gran Burrone che i fabbri elfici riforgiano le schegge di Narsil nella spada che Aragorn chiama Anduril: “Era molto luminosa quella spada quando fu ricreata, la luce del sole brillava rossa in essa, e la luce della luna brillava fredda, e il suo bordo era duro e affilato”.

Gli hobbit con le loro spade

Gli hobbit con le loro spade

Immagini di lame colorate e di spade decorate con serpenti sono comuni nei miti medievali e nella letteratura del Nord Europa. Una serie di evidenti parallelismi provengono da Beowulf riguardo le spade con elementi damascati direttamente sulle lame stesse, oppure, come con i resti della spada gigante, sull’impugnatura, che è descritta come avente “motivi a serpentina”, o tradotto come: “di colorazione a serpentina”. Alla luce dell'”intreccio di figure rosso e oro” sulla spada di Pipino, vale la pena notare che la decorazione con la figura del serpente può anche significare “colorato di rosso”.

Sia il colore sia il modello sono evidenziati in una delle prime descrizioni di spade germaniche provenienti da un contesto storico-letterario: una lettera di Cassiodoro datata circa al 500 d.C., esprime un particolare ringraziamento per un regalo di diverse spade inviate al re ostrogoto Teodorico (526 d.C.). “La parte centrale delle loro lame,” dice Cassiodoro: “astutamente scavata, sembra essere [arricciata] con piccoli serpenti [crispari posse vermiculis], e qui una tale varietà di ombre giocano tanto che sembra che il metallo luccicante sia intrecciato con molti colori “. Nella Helgakvitha Hjorvarthssonar nell’Edda poetica, una valchiria parla di Helgi e descrive quarantasei spade che giacciono in Sigarsholm; una di loro, splendente come oro, è migliore di tutte le altre:

“Nell’elsa risiede la fama / nel manico il coraggio,
Nella presa la paura / per i nemici del suo proprietario;
Sulla lama si trova un serpente di sangue screziato,
E la coda del serpente si attorciglia due volte dal basso”.

Frontespizio della traduzione della Kormak's Saga di W. G. Collingwood e Jón Stefánsson, Viking Club Translation Series, 1902

Frontespizio della traduzione della Kormak’s Saga di W. G. Collingwood e Jón Stefánsson, Viking Club Translation Series, 1902

Alla luce di queste allusioni letterarie a serpenti tortuosi intorno ai bordi delle lame, forse non c’è da stupirsi che alcune spade fossero addirittura considerate come aventi piccoli serpenti magici striscianti lungo la lama. Nella Saga di Kormak , l’eroe prende in prestito la famosa spada Skofnung da Skeggi di Midfjord, che istruisce con cura Kormak sul suo uso corretto. Il sole non deve brillare sulla parte superiore dell’elsa e la spada non deve essere maneggiata a meno che il combattimento sia imminente.

“Quindi, se vi trovate in un campo di battaglia, sedetevi da soli ed estraetela, tirate fuori la spada di fronte a voi e soffiate su di essa; un piccolo serpente striscerà fuori dal pomello. Girate la spada di traverso e fate in modo che strisci di nuovo sotto l’impugnatura”.

Com’era prevedibile, Kormak non seguì il consiglio; il serpente si manifestò ma non essendo stato chiamato correttamente “l’incantesimo della spada si era rotto, infatti il serpente uscì dal fodero gemendo”. Quindi è abbastanza appropriato dire che i serpenti abbiano un posto di primo piano nelle kennings nordiche per le spade: “serpente dello scudo”, “serpente”, “serpente da battaglia”, “serpente tagliente” e “serpente di sangue” sono tutte kennings, perifrasi della letteratura norrena, per indicare le spade nel poema di Kormac.
Snorri Sturluson, discutendo di immagini poetiche, consiglia “chiamo una spada verme[…] e chiamo il fodero il suo sentiero e le cinghie e gli altri elementi la sua pelle; ” egli fornisce anche la kenning “vipera della battaglia”. Le allusioni ai serpenti su tutte queste lame sono quasi certamente dovute ai modelli tortuosi e colorati derivanti sia dalla particolare tecnica di saldatura nel forgiare le spade nei primi tempi dell’epoca medievale, sia nel ricordo di spade realizzate utilizzando tali metodi.

Esempio di lama damascata di produzione moderna

Esempio di lama damascata di produzione moderna

Spade con una storia

Le analogie tra le spade della Terra di Mezzo e le spade dell’Europa medievale non finiscono con nomi, rune, modelli colorati e forme serpentiformi intrecciate sulle loro lame. C’è anche una tradizione letteraria sia dentro che fuori la Terra di Mezzo di spade in circolazione con storie distinte che sono spesso tramandate di generazione in generazione come cimeli. Nella Saga di Egil la spada Dragvandil viene data all’eroe, Egil Skallagrímsson, da un amico di suo fratello Arnbjørn; il proprietario precedente della spada era il fratello di Egil, Thorolf, che l’aveva acquisita da suo padre, Skallagrim, che l’aveva a sua volta ricevuta da Grim Hairy-Cheeks, il figlio di Ketil Haeng.

A volte il nome della spada stessa è anche indicativo della sua storia come nel caso della spada Aettartangi, il cui nome significa letteralmente “spada delle generazioni”. Ingimund Thorsteinsson l’ottenne per primo nella saga del popolo di Vatnsdal ingannando il capitano norvegese che la possedeva; ci è stato detto: “Padre e figlio erano i proprietari di questa spada per tutto il tempo in cui hanno vissuto e la chiamarono Aettartangi”. Dopo la morte di Ingimund, la spada passa al figlio Jokul, che la utilizza in diverse occasioni. La spada riappare poi nella Saga di Grettir il Forte quando la madre di Grettir, nipote di Jokul, la passa a lui:

“Poi prese una spada intarsiata da sotto il mantello, davvero un bel pezzo di lavorazione. Questa spada apparteneva a mio nonno Jokul e alle persone più importanti del clan Vatnsdal, e ha portato loro molti trionfi. Ora voglio dare questa spada a te. Fanne buon uso”.

La spada di re Olaf, Hneitir già menzionata sopra, fu persa quando lo stesso fu ferito mortalmente nella battaglia di Sticklestad nel 1030, fu raccolta da uno svedese, che combattè contro di lui per poi tornare presso la sua fattoria in Svezia.
Nella Heimskringla è presente la parte dedicata ad Hakon Broadshouldered in cui si racconta che “egli ha avuto la spada in suo possesso per tutta la vita, e dopo di lui, suo figlio, e poi uno dopo l’altro tutti quelli della sua parentela l’hanno avuta. E chiunque la cedeva a un altro diceva il nome della spada e da dove era venuta”.
Ma la storia di Hneitir non finisce qui, perché la spada alla fine è passata nelle mani di un membro della guardia Variaga a Bisanzio (Mikligaror – “Grande Città” – per i norvegesi), e poi è stata acquistata dallo stesso imperatore, che la fece portare alla chiesa di Sant’ Olaf,  sostenuta dai Variaghi, dove fu posta sopra l’altare.

Dettaglio da Codex Frisianus dal 1325, unico manoscritto sopravvissuto dell'Heimskringla. Le copie rimanenti sono state distrutte durante un incendio alla biblioteca di Copenaghen nel 1728. Heimskringla o Saghe dei re norvegesi , è una raccolta di saghe scritto nel 1220 dal poeta islandese Snorri Sturluson ( 1179 - 1241 ).

Dettaglio da Codex Frisianus dal 1325, unico manoscritto sopravvissuto dell’Heimskringla. Le copie rimanenti sono state distrutte durante un incendio alla biblioteca di Copenaghen nel 1728.
Heimskringla o Saghe dei re norvegesi , è una raccolta di saghe scritto nel 1220 dal poeta islandese Snorri Sturluson ( 1179 – 1241 ).

Sono noti anche esempi storici di antiche spade tramandate di generazione in generazione. Nel 1015, Athelstan, il figlio maggiore del re Etelredo II (978-1016), che morì prima del padre, ha fatto il seguente lascito nel suo testamento: “E a mio fratello Edmund I concedo la spada che apparteneva al re Offa”. All’epoca tale spada aveva almeno duecento anni, e potrebbe anche essere stata la “spada degli Unni” che Offa stesso aveva ricevuto da Carlo Magno nel 796. Non sorprende, quindi, che una kenning comune per la spada sia “antico cimelio di famiglia”.

Allo stesso modo, molte delle spade della Terra di Mezzo incise con rune e ornamenti, possono essere considerate cimeli antichi. Così, come abbiamo visto, Elrond sottolinea che Orcrist e Glamdring “sono vecchie spade, molto vecchie”. Proprio come la formidabile reputazione di cui gode Orcrist è ulteriormente rivelata quando la spada viene vista  in possesso di Thorin dai goblin, sotto le Montagne Nebbiose:

“Il Grande Goblin fece un urlo veramente terribile di rabbia quando la vide, e tutti i suoi soldati digrignavano i denti, battevano i loro scudi e scalpitavano. Un tempo loro conoscevano la spada. Aveva ucciso centinaia di goblin in passato quando gli elfi di Gondolin li cacciarono verso le colline o davano battaglia davanti le loro mura. L’avevano chiamato Orcrist, la Fendiorchi, ma i goblin la chiamavano semplicemente Coltello. Essi la odiavano e odiavano di più chiunque la portasse”.

Più evidente in questo senso, però, è Narsil, la spada che fu spezzata, i cui frammenti sono stati tramandati di generazione in generazione all’interno della stirpe di Elendil. Così Aragorn proclama al Concilio di Elrond: “La Spada che fu spezzata […] è stata custodita dai suoi eredi quando tutti gli altri cimeli sono stati persi”. L’importanza della spada è ulteriormente attestata quando Aragorn, costretto a lasciare Anduril fuori dai cancelli di Meduseld, minaccia rappresaglie a tutti coloro che l’avrebbero toccata; il riferimento alla spada forgiata da Telchar è parte del suo fascino. Va segnalata, in questo contesto, un’altra importante arma – non una spada questa volta – che si tramanda di generazione in generazione nella Terra di Mezzo: la freccia che Bard utilizza per uccidere Smaug. Come osserva Tom Shippey, la freccia indica l’eroica eredità di Bard, come uno degli aspetti più epici ed eroici de Lo Hobbit.

Bard l'Arciere nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson; anche la sua freccia nera viene tramandata di generazione in generazione.

Bard l’Arciere nell’adattamento cinematografico di Peter Jackson; anche la sua freccia nera viene tramandata di generazione in generazione.

La consegna della spada

Una variante di questo tipo di armi ereditarie si ha quando Bilbo, diventando sempre più appassionato di avventure e di spade, nomina la sua lama dopo averla usata nella lotta contro i ragni: “Ti darò un nome”, le disse, “ti chiamerò Pungolo”. I nomi sono importanti, e poiché tutte queste spade hanno delle storie famose, Bilbo consegna Pungolo a Frodo quando si rincontrano a Gran Burrone, permettendo a Frodo di portarla con sé nella sua missione:

“Bilbo prese dalla scatola una piccola spada da un vecchio fodero di cuoio logoro. Poi la estrasse, e la sua lama lucida e ben curata brillò improvvisamente, fredda e luminosa ‘Questa è Pungolo’, disse, e fece un affondo con poco sforzo nella profondità di una trave di legno. ‘Prendila, se ti piace. Non penso che ne avrò più bisogno’. Frodo accettò con gratitudine”.

È stato suggerito che questa scena sia quasi passata inosservata sia nella narrazione sia all’attenzione dei lettori e che Tolkien abbia reso “discreto” un tema importante ed eroico, ma è proprio il contrario. Per quanto sia “familiare e colloquiale” il discorso, la consegna della spada si distingue come appartenente a una tradizione importante, soprattutto in considerazione della somiglianza con Odino che conficca la spada Gram nell’albero Barnstock nella Saga dei Volsunghi, che poi sarà estratta dall’eroe Sigmund.
Di conseguenza, ciò che vediamo ne Lo Hobbit e ne Il Signore degli Anelli è l’evolversi della storia di Pungolo a differenza di Narsil-Anduril o Glamdring, che hanno già storie preesistenti. É significativo il fatto che Pungolo non sia in questo senso come le altre lame, per questo l’attenzione si concentra sul suo ruolo nelle avventure degli hobbit e il modo in cui essi diventano eroi loro malgrado. L’acquisizione delle spade è una delle cose che preannuncia la trasformazione degli hobbit stessi.

Odino mostra la spada infilzata nell'albero Barnstokk. Illustrazione di Johannes Gehrts (1889).

Odino mostra la spada infilzata nell’albero Barnstokk. Illustrazione di Johannes Gehrts (1889).

La spada nel tesoro

Spade antiche e di grande valore possono essere acquisite da tumuli o tesori. L’indicazione più chiara di questo lo troviamo proprio nella Terra di Mezzo e si verifica quando Frodo, Sam, Merry e Pipino attraversano i Tumulilande dopo aver lasciato Tom Bombadil, e sono imprigionati da uno Spettro dei Tumuli. Anche se i suoi compagni sono sopraffatti, Frodo resiste all’incantesimo:

“Si voltò, e lì nel freddo bagliore vide distesi accanto a lui Sam, Pipino, e Merry. […] Sulle loro teste c’erano diademi, catene d’oro erano intorno alla loro vita e sulle loro dita c’erano molti anelli. Le spade erano deposte al loro fianco e gli scudi erano ai loro piedi. Ma sui loro tre colli giaceva una lunga spada sguainata”.

Frodo percepisce che “dietro l’angolo un lungo braccio andava a tentoni camminando sulle sue dita verso Sam, che giaceva lì vicino, e verso l’elsa della spada che giaceva su di lui.” La determinazione di Frodo si fa più forte improvvisamente; afferra una spada nelle vicinanze, taglia il braccio e spezza la spada. Tom Bombadil riesce a salvare gli hobbit, distrugge il tumulo e porta fuori “un grande carico di preziosi”.
E’ da questo tesoro che Tom sceglie i pugnali per gli hobbit, e ci viene detto che: “Sia che ci sia qualche virtù in questi foderi o che ci sia un incantesimo fatto sul tumulo, le lame sembravano non toccate dal tempo, non arrugginite, affilate, scintillanti al sole”  Tom spiega che “queste lame sono state forgiate molti anni prima da uomini dell’Ovesturia: erano nemici del Signore Oscuro, ma sono stati sopraffatti dal malvagio re di Carn Dum nella Terra di Angmar” .
L’episodio è significativo perché oltre a fornire le armi che vengono utilizzate dagli hobbit per tutta la storia, una delle quali contribuisce a uccidere il Nazgul nella battaglia dei Campi di Pelennor, prefigura anche le avventure di lì in avanti: “Il combattimento non era ancora passato per la mente a nessuno di loro come possibile avventura in cui il loro piano li avrebbe condotti”. Anche qui, prepararsi alla battaglia era sinonimo di audacia degli hobbit.

Il tema delle spade acquisite dai tumuli è comune nella letteratura e nella mitologia nordica. In effetti. gli eroi che entrano nei tumuli e ne escono con il tesoro sono i racconti preferiti nelle saghe e le spade sono spesso tra gli elementi più preziosi acquisiti in questo modo.
Ne abbiamo un esempio nella Saga di Grettir il Forte, quando l’eroe si trova presso l’agricoltore Audun ed è testimone dello scoppio di un enorme incendio su un promontorio sotto la fattoria. Questo, rivela Grettir, è il segno sicuro di un tesoro sepolto, e Audun ammette che “C’è un tumulo sul promontorio […] dove Kar il Vecchio, il padre di Thorfinn, fu sepolto”. Nonostante gli avvertimenti, Grettir irrompe nel tumulo dove individua il tesoro e il suo nocivo guardiano. Dopo aver preso e decapitato l’abitante del tumulo, Grettir libera il tesoro e lo porta presso la fattoria di Thorfinn dove viene esaminato. Ci viene detto che: “Grettir aveva messo gli occhi su un pezzo del tesoro, in particolare una bella spada corta. Ha detto di non aver mai visto un’arma così buona prima di allora e alla fine gliela porse”. Thorfinn riconosce la spada come un cimelio di famiglia e chiede a Grettir dove aveva acquisito una tale arma. Grettir risponde con un verso:

“In un morbido e torbido tumulo ho preso la spada che infligge ferite: un fantasma è stato abbattuto poi. Se fosse la mia, quella piaga degli uomini, quel prezioso lampo di fiamma che infrange gli elmi, non avrebbe mai lasciato la mia mano”.

Qualcosa di molto simile si può dire per le spade acquisite dagli hobbit presso gli Spettri dei Tumuli!

Heoroweard and Hrólfr Kraki, illustrazione di Jenny Nyström (1895)

Heoroweard and Hrólfr Kraki, illustrazione di Jenny Nyström (1895)

Ma forse il più bell’esempio di una spada davvero eccezionale acquisita da un tumulo è quella di Skofnung, brandita dal leggendario re danese Hrolf Kraki. Descritta nella Saga di Re Hrolf come “la migliore di tutte le spade portate dell’uomo nelle Terre del Nord”, Skofnung ha proprietà mistiche.
Dopo la morte del re Hrolf e dei suoi campioni, la saga racconta che “un tumulo fu eretto per re Hrolf e la sua spada Skofnung fu posata accanto a lui”. Ma la storia della spada non finisce qui: verso la fine del IX secolo viene recuperata dal tumulo dall’islandese Skeggi di Midfjord che “entrò nel tumulo di re Hrolf Kraki, e portò fuori Skofnung la spada di Hrolf e molti altri tesori”. Si possono quindi seguire le tracce della spada attraverso le mani di una varietà di proprietari in diverse saghe. Alla fine la spada finisce di nuovo in un altro tumulo quando il suo proprietario, Gellir, muore e viene sepolto a Roskilde dopo il ritorno da Roma. La saga del popolo di Laxardal riferisce che “Gellir aveva portato Skofnung all’estero con lui e la spada non fu mai recuperata”.

Un altro esempio di una spada famosa recuperata da un tumulo si trova nell’Edda, nella parte dedicata ad Angantyr, dove Hervor visita il tumulo di suo padre Angantyr e dei suoi fratelli per ottenere la spada Tyrfing:
“Angantyr, sveglia! Sono Hervor, figlio di Tofa, la tua unica figlia. Dammi dalla tua tomba la grande spada veloce che un tempo i nani forgiarono per Svafrlami!”.

La spada di Gilling rinvenuta nello Yorkshire, IX secolo

La spada di Gilling rinvenuta nello Yorkshire, IX secolo

E, infine, al contrario delle spade antiche acquisite da tumuli funerari, lo studioso danese del XIII secolo Saxo Grammaticus (una di quelle fonti medievali che Tom Shippey ritiene Tolkien conoscesse “meglio della maggior parte dei loro editori”), racconta diversi episodi in cui le preziose lame venivano nascoste nel terreno dagli antichi re affinché nessuno se ne potesse appropriare.

In una variante dei racconti di spade acquisite da tumuli funerari, alcune lame di valore venivano acquisite dai tesori accumulati dai draghi o dai mostri. In Beowulf, l’eroe uccide la madre di Grendel e decapita il già morto Grendel con la straordinaria spada che trova tra i tesori nella sua tana sott’acqua:

“Vide tra l’armatura una lama vittoriosa,
l’antica spada gigante forte nel suo taglio,
un onore in battaglia; era la migliore delle armi,
solo che era più grande di qualsiasi altro uomo
che avrebbe potuto portarla in battaglia,
valida, decorata, lavoro di giganti”.

Un altro famoso esempio lo troviamo nella Saga dei Volsunghi, dove Sigurd trova la spada Hrotti tra le “enormi riserve d’oro” accumulato dal drago Fafnir, che egli ha appena ucciso.

Ci sono intuibili, anche se discreti, echi di questo motivo nella Terra di Mezzo. Così ne Lo Hobbit, quando Bilbo entra per la prima volta nella tana di Smaug, il drago sta dormendo in mezzo a mucchi di “cose preziose, oro battuto e grezzo, gemme e gioielli, e argento macchiato di rosso nella luce vermiglia”. Quando Bilbo entra, si accorge che dietro Smaug “potrebbero esserci nell’ombra corazze, elmi e asce, spade e lance appese”.
In un parallelismo differente con Beowulf, dove il furto di una tazza risveglia e fa infuriare il drago, Bilbo sceglie di fuggire con “una grande coppa con due manici” presa dal tesoro, e nulla si sa di spade acquisite dal tesoro del drago. Tuttavia ci sono suggerimenti che Orcrist e Glamdring insieme facessero parte del tesoro di un drago, perché quando Elrond esamina le rune incise resta perplesso dalla loro presenza nella tana dei troll e conclude dicendo che “Devono provenire dal tesoro di un drago o da un bottino dei goblin che distrussero la città molti secoli fa”.

Locandina della versione cinematografica de Lo Hobbit, episodio La desolazione di Smaug. Viene illustrato l'enorme tesoro del drago Smaug.

Locandina della versione cinematografica de Lo Hobbit, episodio La desolazione di Smaug. Viene illustrato l’enorme tesoro del drago Smaug.

I poteri delle spade

Le antiche spade sono apprezzate non solo a causa della loro età, che dimostra il loro valore, ma anche perché si crede abbiano poteri mistici. Un buon esempio di questa convinzione è la spada Skofnung che “cantò ad alta voce quando sentì l’osso”. Come coincidenza la spada ha una vita propria che, si dice, dia la possibilità di guarire a coloro che si sono feriti con la lama. Come viene spiegato a Kormak quando prende in prestito la spada per un combattimento. Skofnung infatti è anche salvaguardata da rituali e tabù, incluso il non brandire la spada se non in preparazione di un combattimento fino a quando, soffiando, non appare un piccolo serpente. Il fatto che Kormak ignori il rituale e spezza “l’incantesimo della spada” serve solo a ricordarci le sue proprietà magiche.

Altre spade hanno origini soprannaturali. Nel Frammento A del poema anglosassone Waldhere, per esempio, ci viene detto che la lama di Waldhere, Mimming, è stata creata dal leggendario fabbro Wayland.
Gram, la spada del famoso eroe Sigurd, si dice che sia “lunga sette spanne” e sia la più bella tra le spade. Viene anche, come già osservato in precedenza, conficcata da Odino stesso nel grande albero Barnstock e può essere estratta solo dal padre di Sigurd, Sigmund.
C’è un parallelismo evidente con la più famosa spada medievale, quella che Artù estrae dalla pietra e che proclama la sua regalità. In alcune versioni della leggenda come ne La Morte di Artù di Sir Thomas Malory, questa spada è chiamata Excalibur, ma Excalibur è anche il nome della spada data ad Artù dalla Dama del Lago. Anche senza altri attributi speciali, le origini di Excalibur testimoniano le sue qualità soprannaturali. Un’ulteriore conferma di questo viene fornita dal fodero della spada che garantisce ad Artù di non perdere sangue, non importa quante ferite egli possa riportare.

Artù estrae la Excalibur dalla roccia. Scena dalla splendida pellicola "Excalibur" di John Boorman.

Artù estrae la spada Excalibur dalla roccia. Scena dalla splendida pellicola “Excalibur” di John Boorman.

Senza dubbio anche le spade della Terra di Mezzo sono in possesso di poteri mistici. Glamdring, Orcrist e Pungolo che si illumina quando orchi o goblin sono vicini.
Quando i goblin sotto le Montagne Nebbiose si agitano scoprendo che Orcrist è in possesso di Thorin Scudodiquercia, Gandalf arriva in soccorso dei nani con i fuochi d’artificio e con la sua spada; Glamdring, leggiamo, “balenò nel buio da sola, bruciava con una rabbia che la faceva brillare se i goblin erano vicini. Ora era luminosa come una fiamma blu per aver ucciso il grande signore della caverna”.
Quando Thorin e Gandalf affrontano successivamente i loro inseguitori, i goblin “li rincorrevano gridando e trovarono la Battinemici e la Fendiorchi di un gelido splendore e luminose davanti ai loro occhi attoniti”.
Più tardi, quando Bilbo viene separato dai nani e incontra Gollum, prende in mano l’elsa della sua spada e la estrae: “Splendeva pallida e tenue davanti ai suoi occhi. Così anche questa è una lama elfica, pensò, e i goblin non sono molto vicini ma non abbastanza lontani”.
Ne La Compagnia dell’Anello, quando il gruppo è intrappolato a Moria dagli Orchi, “Glamdring brillava di una luce pallida e Pungolo scintillava ai bordi”; quando Gandalf combatte contro il Balrog sul ponte a Khazad-dum, Glamdring luccica bianca contro la fiammante lama rossa del Balrog. Anche Pungolo brilla quando Sam combatte Shagrat per poi andare a cercare Frodo. Quando Aragorn combatte al Fosso di Helm, Anduril anche “brilla di un fuoco bianco”, e allo stesso modo si dice che brilla quando Aragorn decide di attraversare i Sentieri dei Morti.

Pungolo assume una luminescenza in una scena del film.

Pungolo assume una luminescenza in una scena del film.

Al contrario, spade che brillano di propria iniziativa sembrano essere una rarità nella letteratura nell’Europa medievale, anche se secondo il Landnámabók del XII secolo, il fratello di sangue di Ingolf Arnarson, Leif, acquisisce una spada lucente da una camera sotterranea in Irlanda. Questa spada è inoltre importante per il nome stesso di Leif, dal momento che a seguito dell’acquisizione della spada egli diventa noto come Jorleif, in cui il primo elemento, Hjor, significa appunto spada. Altre importanti lame medievali brillano e lampeggiano, come quando Rolando tenta di spezzare Durlindana su una pietra appena prima della sua morte, lamentandosi, “Oh, Durlindana, come sei bella, come sei chiara, come sei brillante! / Come brilli e splendi contro il sole!”. Ne La Morte di Artù di Malory re Artù sconfigge Lot e i ribelli estraendo la spada Excalibur (in questo caso, la spada nella roccia), che brilla negli occhi dei suoi nemici. Saxo Grammaticus menziona una spada di nome Lyusing (Lysingr), che significa “brillante” o “splendente”, e il nome del martello di Thor, Mjollnir, può anche significare “fulmine” o “luminoso”.

L’eroe irlandese Cuchulainn ha una padronanza delle armi che si estende fino alla misteriosa Gáe Bolga il cui significato non è molto chiaro, ma che potrebbe significare qualcosa come “giavellotto di fulmine”, suggerendo un’arma tanto formidabile quanto magica.

"Cuchulain in Battaglia", 1911, dipinto di Joseph Christian Leyendecker

“Cuchulain in Battaglia”, 1911, dipinto di Joseph Christian Leyendecker

Di ancora maggiore interesse per Tolkien come filologo è il fatto che il Beowulf contiene due kennings strettamente correlate e apparentemente uniche per la spada, beadoleoma e hildeleoman, “battaglia di luce” o “spada lampeggiante”, che sembrano descrivere la luce emessa da una spada in movimento.
Altre kennings utilizzate per le spade evocano la luce, per esempio : “Fiamma di Odino”, “Torcia di Sangue” e “Fuoco del Re del Mare”. Sembra probabile che queste kennings e queste descrizioni di bagliore e spade lampeggianti, in particolare quelle prese da Beowulf, siano state convertite in poteri magici delle spade della Terra di Mezzo, che brillano fisicamente quando i nemici sono vicini o che risplendono in battaglia. In effetti, potremmo andare oltre e dire che abbiamo una possibile fonte in Beowulf o anche una serie di fonti.
Certamente riusciamo ora a comprendere ciò che Shippey descrive come “la creazione dalla filologia”: vale a dire il modo in cui Tolkien ha proceduto con il suo lavoro, non partendo cioè dalle idee della trama ma dalle parole e dai nomi.

Le spade che gli hobbit acquisiscono dagli Spettri dei Tumuli non brillano, come abbiamo visto, ma altri elementi, come ad esempio la presenza delle rune, testimoniano la loro importanza. É anche significativo che sia Pipino che Merry offrano le loro spade, nonché i servizi, rispettivamente, a Denethor e Theoden. Inoltre, negli eventi che sono importanti sia per la Terra di Mezzo che per lo sviluppo eroico degli hobbit, Pipino guarda e riflette sulla sua lama prima della battaglia alle porte di Mordor, e Merry usa la sua lama per colpire il Re Stregone di Angmar. Nessuna delle spade prese nei tumuli possiede proprietà magiche ma, in un certo modo, la lama di Merry è chiaramente soprannaturale in quanto è in grado di ferire il Re Stregone di Angmar quando altre lame e armi non possono. Dopo che Merry colpisce il fantasma la lama si scioglie:

“Poi guardò la spada che aveva lasciato cadere […]. Ed ecco! Lì giaceva la sua arma, ma la lama fumava come un ramo secco che è stato gettato in un incendio; e mentre guardava essa si contorceva, si seccava e si consumava. Così sparì la spada dei Tumulilande, lavoro dell’Ovesturia. Ma sarebbe stata contenta se avesse conosciuto il suo destino, era stata infatti realizzata molto tempo prima nel regno del Nord quando i Dúnedain erano giovani e primo fra i suoi nemici era stato il regno del terrore di Angmar e il suo re stregone. Nessun’altra lama, se non tra le mani più potenti, avrebbe inflitto al nemico una ferita così amara, fendendo la carne non morta, rompendo l’incantesimo che univa con la forza i suoi tendini invisibili alla sua volontà”.

 il Re Stregone di Angmar nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson

il Re Stregone di Angmar nell’adattamento cinematografico di Peter Jackson

Ecco dunque un altro parallelo con Beowulf e la spada gigante che si scioglie dopo aver ucciso la madre di Grendel e dopo aver decapitato Grendel. Anche la spada gigante è magica in una certa misura, poiché è in grado di sopravvivere sia alla grande forza di Beowulf – a differenza della sua spada Naegling quando combatte il drago – sia ferendo la madre di Grendel quando Hrunting non può. La decapitazione di Grendel è una questione più complessa, per l’impenetrabilità di Grendel la spada sarebbe dovuta sparire con lui, nel senso che non si può dire con certezza se questo testimonia le qualità soprannaturali della spada. Ciò che è certo è che abbiamo delle varianti di queste scene come la disintegrazione della spada di Merry, la fusione della lama del Re Stregone di Angmar dopo che pugnala Frodo, e la rottura della spada che Frodo usa contro lo Spettro dei Tumuli e il Re Stregone.

Specialmente ne Il Signore degli Anelli ma anche ne Lo Hobbit, come nei racconti analoghi provenienti dall’Europa medievale e il mondo classico, le armi e le armature spesso, ma non sempre, e le spade hanno importanti significanti eroici. Infatti, spesso gli eroi sono associati ad armi specifiche, le armi aggiungono qualcosa in più alla statura eroica del protagonista e alla reputazione unica di quell’individuo. Così sia Achille che Enea combattono con un’armatura forgiata da Efesto-Vulcano e Achille si fa notare ulteriormente non solo per essere “di gran lunga migliore di tutti” gli Achei di Troia, ma perché brandisce l’enorme lancia donatagli dal padre Peleo che solo lui può impugnare. L’eroe irlandese Cuchulainn è altrettanto noto per essere l’unico di tutti i suoi accoliti a cui la regina guerriera Scàthach insegna l’utilizzo della Gáe Bolga, ed è con questa arma misteriosa ma potente che Cuchulainn uccide consapevolmente sia suo figlio che il suo amico Ferdia, le uniche due persone, egli dice, che si avvicinarono a lui in battaglia.

Altri eroi associati ad armi particolari includono Thor, che combatte con il martello Mjollnir; Sigurd, che uccide il drago Fafnir con la sua spada Gram; e Beowulf, la cui forza è tale che nessuna arma è più grande e che usa la sua spada Nægling nella sua ultima e fatale battaglia con il drago. La spada Hrunting viene data in prestito a Beowulf da Unferth e anche se la spada fallì, Beowulf presta comunque attenzione a non dare tutta la colpa ad essa, così come il poeta è attento a raccontare l’episodio – il prestito, il fallimento e il ritorno della spada – in primo piano. Chiaramente poi, le armi, le spade e le loro storie sono importanti per i narratori come per gli eroi che le detengono. Questo è altrettanto vero per Tolkien come per i suoi predecessori classici e medievali.

Thor mentre brandisce il martello Mjöllnir da cui si dipartono fulmini (dipinto di Mårten Eskil Winge, 1872)

Thor mentre brandisce il martello Mjöllnir da cui si dipartono fulmini (dipinto di Mårten Eskil Winge, 1872)

Le Spade che legittimano la regalità

Probabilmente il più famoso esempio medievale di un eroe e dell’arma che l’accompagna è quello di Re Artù e della spada Excalibur. In uno dei numerosi parallelismi arturiani con Il Signore degli Anelli, Excalibur è un segno della regalità di Artù, proprio come Narsil-Anduril indica l’identità e la regalità di Aragorn.
Come dice Aragorn nella canzone presente nella lettera che Gandalf scrive a Frodo: “non tutto quel che è oro brilla, né gli erranti sono perduti” e i versi conclusivi di questo ritornello sono: “Nuova sarà la lama ora rotta, e re quei ch’è senza corona.”. Il parallelismo arturiano continua anche in alcune versioni della leggenda, come in Malory e nelle sue fonti, Excalibur è la spada che Artù maneggia dopo che la spada nella roccia è stata rotta, anche se Malory in modo confuso le chiama entrambe Excalibur. La spada Excalibur segna anche il regno di Artù, anche per come giunge a lui dalla pietra o da un lago all’inizio del suo regno, e infine verrà restituita alle acque da dove è venuta dopo la battaglia finale in cui è (fatalmente) ferito.

Narsil-Anduril definisce allo stesso modo la Terza Era perché è utilizzata da Isildur per tagliare il dito di Sauron con indosso l’Unico Anello, chiudendo così la Seconda Era. Mentre la lama riforgiata annuncia la distruzione dell’Anello, la dissoluzione di Sauron e il ritorno di Aragorn figlio di Arathorn come re, chiudendo così la Terza Era. Come spiega Gandalf, “La Terza Era del mondo è finita, e la nuova era è iniziata, ed è tuo compito ordinare il suo inizio e preservare ciò che può essere preservato”.

Aragorn impugna la sua spada Anduril-Narsil

Aragorn impugna la sua spada Anduril-Narsil

Se, come osserva Shippey, gli hobbit fanno da ponte tra il mondo antico ed eroico della Terra di Mezzo e il lettore moderno, così le spade fungono da ponte tra gli hobbit e il mondo eroico e l’eroismo.
In questo, se non altro, le spade sono importanti per Lo Hobbit e per Il Signore degli Anelli. Inoltre, la risonanza delle spade medievali e delle spade tradizionali nelle opere di Tolkien fornisce un’ulteriore dimostrazione delle influenze dell'”immaginazione mitologica del nord” sui suoi lavori.
In entrambe le opere di Tolkien, così come nel mito e della letteratura dell’Europa medievale, vediamo spade con i nomi, spade con iscrizioni runiche e lame damascate, spade che sono cimeli antichi e, cosa forse più significativa, spade con proprietà magiche e origini soprannaturali.
I parallelismi sono particolarmente evidenti in alcuni momenti, come ad esempio la lama di Merry che si fonde dopo aver colpito il re Nazgul e la spada gigante che Beowulf utilizza per uccidere la madre di Grendel che si scioglie “come il ghiaccio” lasciando solo l’elsa.

In secondo luogo, anche se ci sono elementi in cui la spada medievale può essere stata una fonte diretta di ispirazione per una lama della Terra di Mezzo, in generale quello che abbiamo è l’influenza, piuttosto che un prestito esplicito: le lame della Terra di Mezzo brillano magicamente di propria iniziativa alla presenza di nemici o in battaglia, mentre le lame dell’Europa medievale risplendono alla luce del sole; spade dell’Europa alto-medievale sono state raramente incise, mentre questo avviene spesso nella Terra di Mezzo. Ancor più significativo è che Narsil-Anduril unisce le caratteristiche di una famosa spada della mitologia nordica, Gram, con quella più famosa delle spade medievali, Excalibur.
É già stato osservato che Excalibur simboleggia e indica la regalità e l’identità di Artù così come Gram, nel frattempo, riforgiata (e rinominata) quando Sigurd prende i due frammenti della spada di suo padre. Narsil-Anduril presenta allo stesso modo una spada spezzata che, quando riforgiata, dimostra l’identità di Aragorn come re ed eroe. Ciò fornisce un ulteriore esempio di ciò che un critico vede come “eredità amalgamata” di Tolkien: una combinazione di antico inglese (in questo caso norreno) e di letteratura medievale che forniscono ispirazione per alcuni aspetti dell’opera di Tolkien.

Inoltre, “Tolkien era chiaramente ispirato dalle molte mitologie studiate e raramente ripete semplicemente il materiale di base con nuovi nomi e nuovi ambienti. Il mito era il suo punto di partenza, ma il suo punto di arrivo era la sua visione personale”. Così, le spade della Terra di Mezzo sono come le spade dell’Europa medievale, ma differiscono anche in modo sottile. Infine, e forse più significativamente, le spade sono usate per denotare ed esaltare gli eroi, anche eroi insoliti o inconsapevoli come gli hobbit.

Sia ne Lo Hobbit che ne Il Signore degli Anelli gli eroi sono dotati di spade che, in una certa misura, li definiscono. Le spade aiutano anche a indicare la crescita o il cambiamento.
É così quando Bilbo uccide i ragni e comincia ad acquisire un senso di ciò che egli è in grado di fare e decide di chiamare la sua spada Pungolo. Questo dimostra una sua accettazione dell’avventura, rispetto all’inizio della storia, che lo porterà a sognare di voler “portare una spada invece di un bastone da passeggio”, un pensiero che Bilbo ritratta “in fretta”.
Come è stato osservato, e come le prove sin qui raccolte rendono chiaro, un atto come il denominare una spada è “molto più probabile per l’eroe di una saga che per un borghese moderno”, come è stato rappresentato Bilbo.

Anche la costante importanza e levatura di Sam sono ugualmente annunciate da Pungolo quando Frodo e Sam sono nominati cavalieri nel Campo di Cormallen, Frodo ribadisce la sua consegna definitiva di Pungolo a Sam, proprio come Bilbo aveva fatto con lui. É da notare anche come Aragorn rivela la spada che fu rotta da Sauron quando egli affronta il Signore Oscuro proprio come Faramir che, annunciando la regalità di Aragorn, lo descrive come “portatore della Spada riforgiata”, o come Sam e Frodo, che ricongiunti ad Aragorn che ora siede come re, osservano che ha una “grande spada”.
Come Artù ed Excalibur, la spada è parte dell’identità di Aragorn, in particolare la sua identità eroica: la spada annuncia l’eroe. Lo stesso vale per la maggior parte delle altre spade in tutto Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Significativamente, questo è vero solo in parte con Pungolo. Chiaramente Pungolo, come Glamdring e Orcrist, deve aver avuto una storia precedente prima che Bilbo la impugnasse, ma a differenza delle altre lame, per Pungolo non vengono forniti dettagli o ipotesi sulla sua storia. La nostra attenzione è posta quindi sulle avventure degli hobbit con Pungolo e la sua natura, il suo ruolo, e anche l’acquisizione del loro particolare stile di eroismo.

Nel recensire Il Signore degli Anelli, C.S. Lewis loda il lavoro di Tolkien per la ricostruzione di un’epoca eroica in mezzo a una sensibile rievocazione di dolore e di perdita. Altrove Lewis osserva – citando una conversazione con Tolkien – il carattere cupo e tragico della letteratura eroica o epica. Tolkien stesso sostiene giustamente nella sua conferenza su Beowulf che “il compenso dell’eroismo è la morte”, una nozione presente non solo nelle parole di Elrond e Galadriel circa le “vittorie inutili” ma anche nelle parole di Frodo a Sam su fatto che “alcuni devono morire in modo che altri possano vivere”.
Tutto ciò avvalora il recente suggerimento che “dobbiamo leggere Tolkien come un poeta epico e mitologico come un creatore di elegia eroica, oppure […] rischiamo di perdere i suoi veri talenti”. Di conseguenza, Il Signore degli Anelli potrebbe essere considerato una creazione di epica eroica tanto quanto il precursore del fantasy moderno, e si può inoltre affermare che la letteratura epico-eroica è meglio definita per la sua attenzione su uno o più potenziali tragici eroi e sul problema (o problemi) delle natura che ha come conseguenza i costi dell’eroismo. In ultima analisi, questo è uno dei temi chiave de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli. Inutile dire che, armi e guerrieri giocano un ruolo cardine in tale letteratura, e le spade sono uno dei simboli chiave di questo tema.

Tradotto con la collaborazione di Annalisa Iezzi

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